Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2013-12-26

ACCORDI TRA P.A. E APPALTI PUBBLICI – Cons. St. 1837/13 – Alceste SANTUARI

Il Consiglio di Stato, Sez. III, sentenza 16 dicembre 2013, n. 1837, si è pronunciato sulla nozione di appalto pubblico di servizi e sulla possibilità per le amministrazioni pubbliche di stipulare accordi di cooperazione. Non è un tema nuovo: anzi, sempre più spesso nel corso degli ultimi anni la giurisprudenza amministrativa è stata interpellata sul punto, in specie allo scopo di valutare la compatibilità dell"accordo tra P.A. e il rispetto dei principi della libera concorrenza in chiave UE.

Tra gli appalti conclusi da enti pubblici, che non rientrano nell'àmbito di applicazione del diritto dell'Unione in materia di appalti pubblici, sono da annoverare i contratti che istituiscono una cooperazione tra enti pubblici finalizzata a garantire l'adempimento di una funzione di servizio pubblico comune a questi ultimi.

E allora, in questo senso, deve essere riconosciuta valenza generale agli accordi organizzativi di cui all'art.15 l.241/1990, in forza del quale gli enti pubblici possono "sempre" utilizzare lo strumento convenzionale per concludere tra loro accordi organizzativi volti a disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attivi di interesse comune.

Al contrario, il Consiglio di Stato ha affermato che un contratto non può esulare dalla nozione di appalto pubblico per il solo fatto che la remunerazione in esso prevista sia limitata al rimborso delle spese sostenute per fornire il servizio convenuto ed è suscettibile di rientrare nel suo àmbito di applicazione solo se stipulato per iscritto tra un operatore economico ed una amministrazione aggiudicatrice.

Una cooperazione tra autorità pubbliche non può interferire con l'obiettivo principale delle norme comunitarie in materia di appalti pubblici, vale a dire la libera circolazione dei servizi e l'apertura alla concorrenza non falsata in tutti gli Stati membri, poiché l'attuazione di tale cooperazione è retta unicamente da considerazioni e prescrizioni connesse al perseguimento di obiettivi d'interesse pubblico e poiché viene salvaguardato il principio della parità di trattamento degli interessati di cui alla direttiva 92/50, cosicché nessun impresa privata viene posta in una situazione privilegiata rispetto ai suoi concorrenti

Nel caso di specie, il Corpo dei Vigili del fuoco, una delle parti coinvolte nell"accordo, a giudizio del Consiglio di Stato, non rientra nel concetto di operatore economico rilevante ai fini della applicazione della direttiva n. 2004/18/CE, in quanto esso non è soggetto che offra servizi sul mercato, o, quantomeno, che offra sul mercato i servizi oggetto della convenzione di cui alla presente controversia. Conseguentemente, non può aversi appalto pubblico nell"accezione intesa a livello comunitario.

Il Consiglio di Stato richiama, a sostegno della propria decisione, la sentenza della Corte UE di giustizia 18 dicembre 2007 in C-532/03, di cui ha fatto applicazione la Sezione V dello stesso Consiglio con la propria decisione 13 luglio 2010, n. 4539. In quell"occasione, la Corte di Giustizia, pronunciandosi su una fattispecie del tutto analoga a quella qui in trattazione, aveva ritenuto non contrastante con gli obblighi nascenti dal Trattato un accordo tra un'amministrazione pubblica ed il servizio dei vigili del fuoco a Dublino per il trasporto d'urgenza in ambulanza nell'esercizio delle rispettive competenze, come nella specie derivanti dalla legge, con contestuale corresponsione di un contributo destinato a coprire parte dei costi del servizio.



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