Legislazione e Giurisprudenza, Inizio vita, fecondazione assistita -  Rossi Stefano - 2015-01-27

ACCORDO DI MATERNITA' SURROGATA: PREVALE SEMPRE L'INTERESSE DEL MINORE - Cedu, 27.1.2015, ric. 25358/12

L"Italia ha violato il diritto di una coppia sposata a poter riconoscere come proprio figlio un bambino che non ha nessun legame biologico con loro, nato in Russia da madre surrogata. Lo stabilisce la Corte dei diritti umani, che condanna l"Italia, perché non ha dimostrato che l"allontanamento del bambino dalla coppia era necessario.

I ricorrenti, la sig.ra Donatina Paradiso e il signor Giovanni Campanelli, cittadini italiani, dopo aver invano tentato di utilizzare la fecondazione in vitro, hanno optato, al fine di diventare genitori, per la stipula di un accordo di maternità surrogata. A tal fine hanno siglato un contratto con la società Rosjurconsulting in Russia che ha fornito loro una madre surrogata, da cui in data 27 febbraio 2011 a Mosca è nato loro figlio. Conformemente alla legge russa, la sig.ra Paradiso e il sig. Campanelli sono stati registrati come i genitori del bambino, senza alcuna indicazione sulla nascita da maternità surrogata.

Nell"aprile 2011 il Consolato italiano a Mosca ha fornito i documenti necessari afficnhè il minore potesse fare ingresso in Italia con i genitori. Pochi giorni dopo il loro arrivo in Italia, il signor Campanelli ha invano chiesto all"Ufficio anagrafe del Comune di Colletorto per registrare la nascita. A sua volta il Consolato italiano a Mosca ha informato il
Tribunale dei minori di Campobasso, il Ministero degli Affari Esteri e il comune Collerorto che il certificato di nascita del minore conteneva informazioni false.

Il 5 maggio 2011 la signora Paradiso e il signor Campanelli sono stati accusati di "falsa dichiarazione di stato civile" e violazione della normativa in tema di adozione, in quanto avevano portato il bambino in Italia in violazione della legge nazionale e internazionale, senza rispettare le procedure di autorizzazione all"adozione ottenute nel dicembre 2006. In pari data il pubblico ministero presso il Tribunale dei minori di Campobasso chiesto l"apertura della procedura volta ad affidare il bambino in adozione, dal momento che, ai sensi del diritto italiano, risultava privo di famiglia legittima e quindi in stato di abbandono.

Nell'agosto 2011 un test del DNA ha rivelato che il signor Campanelli non era il padre biologico del bambino, in quanto nella procedura di fecondazione erano stati usati gameti provenienti da altri donatori.

Di conseguenza, il Tribunale dei minori ha deciso il 20 ottobre 2011, che il bambino avrebbe dovuto essere sottratto alla custodia dei ricorrenti e posto sotto tutela, dato che non vi era alcun legame nemmeno biologico con i coniugi Campanelli e che sussistevano dubbi quanto alla capacità genitoriale degli stessi che peraltro avevano agito in fregio alla legge.

Il bambino è stato posto in una casa famiglia, senza che la sig.ra Paradiso e il sig. Campanelli fossero informati sulla destinazione del minore o fosse consentito loro alcun contatto con lo stesso. All"esito di questa procedura giudiziaria, che sfiora aspetti kafkiani, nel 2013, il bambino veniva dato in affidato a genitori adottivi, venendo quindi privato della propria identità formale e sostanziale.

Nel mese di aprile 2013, il rigetto della domanda di registrazione del certificato di nascita emesso in Russia è stato confermato, con la motivazione surreale che un tale provvedimento sarebbe stato contrario all"usurata clausola dell"ordine pubblico, specie per la mancanza di relazione biologica tra il minore e i genitori.

Nel mese di aprile 2013, la bambina ha ricevuto una nuova identità, ed è stato indicato nel nuovo certificato di nascita che era nata da genitori ignoti. Il 5 giugno 2013, il Tribunale dei minori ha dichiarato la carenza di legittimazione attiva dei ricorrenti in relazione alla procedura di adozione che avevano avviato, dato che si era accertato che non erano
né i genitori né parenti del minore.

Veniva quindi proposto ricorso avanti la Corte di Strasburgo, nel quale si lamentava la violazione dell"art. 8 Cedu (diritto al rispetto della vita privata e familiare), in quanto il miore era stato sottratto alla custodia dei genitori e si era negato quel necessario rispetto della vita familiare rifiutando di riconoscere il rapporto di genitorialità derivante dalla pratica di maternità surrogata.


La Corte ha ritenuto fondata la censura relativa all"illegittimità della sottrazione del minore alla coppia e all"affidamento alla tutela di terzi, rilevando la sussistenza di un legame familiare de facto da tutelare tra la coppia e il bambino. Anche se la signora Paradiso e il signor Campanelli avevano trascorso solo sei mesi con il bambino, questo periodo, specie per un infante, costituisce un periodo cruciale nello sviluppo che ingenera e costruisce quello che è il legame genitore-figlio e dunque l"identificazione delle figure genitoriali.

Per quanto riguarda il merito della causa, la Corte ha ritenuto, in primo luogo, che le misure che avevano portato alla sottrazione del minore fossero qualificabili come interferenze nella vita privata dei ricorrenti, aventi tuttavia carattere legittimo in quanto conformi alla normativa vigente in Italia. Inoltre, le misure contestate, nei limiti di discrezionalità consentiti agli Stati, perseguivano lo scopo legittimo di "prevenzione del disordine", impedendo il replicarsi di condotte contrarie alla legge.

La Corte, nel valutare la conformità di queste forme di interferenza ad una società democratica, ha inteso esaminare se l"applicazione della legge nazionale avesse leso quel giusto equilibrio tra l"interesse pubblico e gli interessi privati dei ricorrenti, vale a dire il rispetto per la loro vita privata e familiare. In questa prospettiva, i giudici europei hanno rammentato come sia principio consolidato quello per cui in ogni caso si debba dare prevalenza e tutelare l"interesse superiore del minore.

Sulla questione se questo interesse fosse stato preso in considerazione dalle autorità italiane, la Corte ha notato come l"aver deciso di sottrarre un minore ai genitori per porre termine ad una condizione non conforme alla legge non rispecchiasse quel necessario equilibrio tra gli interessi in gioco. Sebbene infatti i ricorrenti, contattando un"agenzia russa e poi riportando in Italia un bambino facendolo passare per loro figlio, avessero tentato di eludere il divieto vigente in Italia di utilizzare accordi di maternità surrogata e le norme che disciplinano l"adozione internazionale, ciò non giustificava l"adozione di misure drastiche incidenti in modo irreversibile sulla condizione del minore e di riflesso su quella dei ricorrenti.

Peraltro, sottolinea la Corte, il riferimento all"ordine pubblico, non può essere considerato uan sorta di bianca per l"adozione di qualsiasi misura, in quanto tale clausola trova un limite nella prevalenza dell"interesse superiore del minore, indipendentemente dalla sussistenza di una relazione genitoriale, genetica o di altro genere. La Corte ha quindi ribadito che la rimozione di un minore dall"ambiente familiare è una misura estrema, che potrebbe essere giustificata solo in caso di immediato pericolo per il bambino. La soglia fissata nella giurisprudenza della Cedu in questo senso è stato molto stringente a tutela dell"interesse del minore.

In conclusione, la Corte non ha ritenuto convincenti le ragioni invocate dalle autorità italiane per giustificare la sottrazione del minore ai suoi genitori e il successivo affidamento ai servizi sociali. Non si era posta attenzione nel valutare gli interessi configgenti, cercando di trovare un giusto equilibrio, configurando quindi una violazione dell"articolo 8.

Tale constatata violazione non può tuttavia comportare un obbligo per lo Stato italiano di riaffidare il minore ai ricorrenti, dato che questi ha nel frattempo sviluppato legami affettivi con la famiglia affidataria con cui ha vissuto dal 2013.

La Corte, ai sensi dell"art. 41, ha condannato l"Italia a versare ai ricorrenti 20.000 € come compensazione per i danni morali subiti, oltre spese e competenze di giudizio.

Ci si riserva un ulteriore approfondimento più analitico, avendo riguardo anche alle più recenti pronunce della Cedu sul punto, al deposito della sentenza.



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