Legislazione e Giurisprudenza, Adozione, affido etero-familiare -  Rossi Valentina - 2013-07-29

ADOZIONE E MATURITA' DELLA DONNA- Cass 18132/2013 - Valentina ROSSI

Nella sentenza n. 18132 del 26 luglio 2013 la cassazione si pronuncia sulla inidoneità di una madre incapace di accudire le proprie figlie e per tali motivi rigetta il suo ricorso.Analizziamo il caso nello specifico.Il Tribunale per i Minorenni di Torino, con sentenza in data 28 luglio 2010, dichiarava l'adottabilità di B.E.M. e B.C.M.
Proponeva impugnazione la madre, M.D.
Si costituiva il "difensore" delle minori, chiedendo il rigetto dello appello.
La Corte d'Appello di Torino, che rigettava l'appello.
Ricorre per cassazione la madre della minore.
Non si costituiscono le altre parti.Con il primo motivo di ricorso, la ricorrente lamenta violazione di "norme di diritto" (nella trattazione del motivo si fa riferimento all'art. 1 e 15 L. n. 184/1983). Con il secondo, violazione di norme internazionali e in particolare dell'art. 8 CEDU. Con il terzo, vizio di motivazione in ordine allo stato di abbandono delle minori, alla personalità della madre, alla valutazione della CTU espletata.
I motivi appaiono infondati.
L'art. 1 L. n. 184/1983, enuncia il diritto del minore di vivere nella propria famiglia di origine, ma fino a che tale permanenza sia compatibile con il suo armonico sviluppo psicofisico. L'art. 15 prevedere che lo stato di adottabilità sia dichiarato quando, anche dopo l'audizione dei genitori, emerga il persistere della mancanza di assistenza materiale e morale e la non disponibilità ad ovviarvi.
L'art. 8 CEDU, come del resto precisa la stessa ricorrente, enuncia il diritto al rispetto della vita privata e famigliare, ammettendo peraltro che in casi di necessità, ancorchè eccezionali (possa interrompersi ogni rapporto con la famiglia di origine.
Quanto alla motivazione della sentenza impugnata, emerge lo stato di abbandono delle minori e la valutazione fortemente negativa della madre, attraverso le numerose relazioni dei servizi sociali, del servizio neuropsichiatrico infantile e della comunità di accoglienza della minore e della madre, la quale aveva difficoltà a costituire un rapporto affettivo con le minori e di garantire loro un adeguato accudimento, e si era poi allontanata dalla comunità, "abbandonando" le bambine.
La CTU espletata parla di personalità immatura della madre che non aveva saputo prendere le distanze dal marito, violento e disinteressato verso le figlie; ella  presentava notevole difficoltà nell'interpretare i bisogni delle figlie stesse e di soddisfare le necessità anche più semplici di accudimento; si esprimeva dunque una prognosi negativa sulla possibile evoluzione della madre. Tale situazione - secondo la CTU, richiamata dalla sentenza impugnata - aveva provocato gravissimi problemi di ritardo nello sviluppo delle figlie, disturbi che erano venuti meno con l'affidamento provvisorio ad una coppia di coniugi.
IL ricorso della madre , pertanto, viene rigettato.



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