Articoli, saggi, Persone con disabilità -  Andrea Castiglioni - 2016-10-10

ADS, in medio stat virtus - Andrea Castiglioni

Ads: in medio stat virtus

La questione sollevata dall"ONU secondo la quale per il bene delle persone andrebbe abrogata l"interdizione, l"inabilitazione e l"ads, lascia perplessi perchè contiene in sé due affermazioni condivisibili e una dubbia (non volendo dire "sbagliata" per ragioni di imparzialità). E lo sconcerto deriva anche, e soprattutto, dal fatto che questa conclusione tranciante provenga da una fonte autorevole, e non da un blog semi-amatoriale, che oggi spopolano sulla rete. Si tratta di un"intervista rilasciata da Donata Vivanti, vice presidente del Forum Italiano per la Disabilità e autrice del report sull"attuazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Ho letto più volte l"articolo e mi ha lasciato due impressioni: purtroppo una grave, e una gravissima.

La prima: di tutta l"erba un fascio, come si sul dire. Questo urta non poco, un approccio corretto a queste tematiche, cioè ispirato al metodo scientifico, allo studio, alla riflessione, e alla prudenza nel trarre le conclusioni, non deve portare a una generalizzazione di questo genere; peraltro errata non solo dal punto di vista metodologico ma anche dal punto di vista giuridico.

Dal punto di vista del metodo, una delle mie poche certezze è proprio la premessa che generalizzare è sempre sbagliato. Il diritto non è solo una scienza da studiare in quanto antica ed astratta, quindi densa di tracce filosofiche, etiche, morali. Certo, il legislatore a volte si deve per forza spingere a toccare questioni etiche (pensiamo all"aborto, al divorzio, al "diritto a non nascere", al carcere, al "diritto alla vita" della sentenza Scarano, … ); ma altrettante volte deve rimboccarsi le maniche, scomodarsi dagli allori sui quali è adagiato e tentare di risolvere problemi al 100% umani, che, lo sappiamo tutti, non avranno mai una soluzione definitiva perchè tanto sono complessi in quanto complesso è l"essere umano. Il percorso e lungo e tortuoso, e al coraggio delle scelte iniziali va unita una buona dose di pragmatismo. Si è iniziato a metà del secolo scorso, prevedendo gli istituti dell"interdizione e dell"inabilitazione; si sono poi dimostrati inefficaci, dannosi ed ora anche anacronistici; si sono aboliti i manicomi, per le medesime ragioni; quindi si è studiata l"amministrazione di sostegno, concepita come metodo duttile, capace di essere tenero e discreto in alcuni casi (pensiamo ad un anziano infermo con il corpo ma lucidissimo con la mente), oppure , in altri casi, l"opposto (pensiamo a un altro anziano, assente con la mente ma sanissimo con il corpo).

Al di là di questi esempi volutamente banali, questo istituto non è stato istituito nel 2006 "dalla sera alla mattina", ma è il frutto di anni di studio del diritto civile e osservazione della realtà. Sicché vederla trascinata in quel fascio di erba da estirpare in modo così generico ferisce non poco. Ferisce perchè un qualche difetto, qua o là, ci sarà senz"altro e sempre ci sarà; perchè l"essere umano è complesso, la società è complessa e mutevole, le persone fragili, malate nel corpo o nella mente, o entrambe, sono infinitamente varie e presentano innumerevoli problemi. La realtà supera non solo la fantasia ma anche la prevedibilità del legislatore. Pertanto, con l"umile consapevolezza che un sistema perfetto non esiste, come si può trarre conclusioni così trancianti, sulla base di idee che in sé saranno anche vere, ma che derivano dall"osservazione di un campione di casi, che sono una parte di un tutto? Considerare un solo tipo di infermità e studiarne le problematiche, non significa avere una visione su tutto quanto l"amministrazione di sostegno riguarda. In un articolo recentemente pubblicato su questo sito dal Prof. Cendon, vengono posti in luce casi diversi dal modello cui l"ONU fa riferimento.

Un simile approccio non è affatto serio; a meno che … non mi si dia un"alternativa. Nel qual caso un osservatore prudente e valutativo, smette di farsi crucci su come risolvere i problemi e rimane in umile ascolto di un consiglio illuminante, che possa davvero aiutare, perchè è vero che per risolvere problemi così complessi i consigli devono sempre essere bene accetti.

Ma quali sono questi consigli? Qual è l"alternativa suggerita (e qui veniamo al profilo più giuridico della questione)? "Il centro è il rispetto della volontà della persona". "Chi può comprendere le volontà, comunque siano espresse, della persona con disabilità? Quelli che le sono vicine, che la conoscono e la capiscono: quindi genitori, parenti, amici, volontari, anche un gruppo di persone allargato. L"amministratore di sostegno è una figura comunque legata al sistema giudiziario".

A parte il fatto che non è vero che l"amministratore di sostegno è "comunque legato al sistema giudiziario". Vi sono casi in cui nominato è un avvocato, ma solo perchè il beneficiario è una persona sola; oppure perchè ha così preferito per il fatto di non avere amici o parenti, o perchè li ha ma non sono meritevoli di fiducia; oppure perchè l"attività consiste nel gestire un patrimonio immobiliare ed è necessaria una competenza specifica; oppure perchè la litigiosità tra figli o parenti è talmente elevata che il giudice tutelare è costretto a nominare un soggetto terzo ed imparziale. Tuttavia sono moltissimi i casi in cui, invece, l"ads è una persona molto vicina al beneficiario negli affetti e nella vita svolge una professione tutt'altro che giuridica (n.b.: tutto questo vale fintanto che quella frase sopra riportata testualmente abbia questo significato, perchè se il significato è un altro, allora sarebbe opportuno un chiarimento perchè, con tutto l"impegno, questo è quanto si evince da quelle parole, cioè che un giurista, al contrario di una "persona vicina", non avrebbe la sensibilità umana richiesta per questo ruolo). In ogni caso, quanto ho letto, a mio modestissimo parere, sono già principi generali dell"istituto della ads: il fatto che l"amministratore debba ascoltare il beneficiario e aiutarlo a "raggiungere la felicità", è già un principio ispiratore, oltre che una questione di umana onestà e buon senso, e i casi in cui ciò non avvenga dimostrano un limite dell"essere umano, non dell"istituto giuridico. Stando alla previsione di legge, i potenziali amministratori possono essere anzitutto i familiari, preferibilmente conviventi, il coniuge, i genitori, i figli, i fratelli, i parenti: più vicini di così!. E non c"è scritto che debbano essere giuristi o avere un background giuridico. Il beneficiario stesso può egli stesso chiedere di non avere un sostegno e "arrangiarsi da solo", anche sbagliando (come si suggerisce alla fine dell"intervista); in questo modo non ci sarebbero giudici e tribunali di mezzo, ma è questo che urta? Che dire allora della signora sola e milionaria: chi gestisce il suo patrimonio? Che dire di chi pregiudica se stesso e chi gli sta attorno perchè dedito al gioco in modo patologico: ritenere che anch"egli "impari dai propri sbagli" non pare essere una scelta responsabile, soprattutto considerati i costi sociali che questo comporta.

Alla luce di tutto questo, l"osservazione secondo la quale "non bisogna fare l"interesse dell"amministrato ma la eseguire la sua volontà" è quasi impossibile da comprendere senza spiegazioni ulteriori. Anche volendo riformare il sistema (e non si capisce come…), "normando un altro tipo di supporto" (quindi diverso dall"amministratore, come si legge nell"intervista), ci sarà sempre l"amico fedele, o il figlio ingrato, che gestirà il patrimonio per trarre un vantaggio per sé. E quindi? Basterà attendere casi di questo tipo per sentenziare che questo nuovo sistema non funziona e chiederne l"abrogazione? E che facciamo allora, ne innoviamo un altro?

Mi pare di palese evidenza il fatto che la soluzione a problemi che pur ci sono (e sempre ci saranno) va cercata modificando, tentando, studiando, azzardando, ma sempre con metodo, rispetto, osservazione, e con molta prudenza.

Tuttavia, discorsi così "radicali" (definiamoli così), siamo anche abituati a sentirli (e qui vengo all"altra impressione che mi è sorta). La maggior parte delle persone, soprattutto in questo periodo, hanno il vizio della polemica. Si dice che in Italia "sono tutti allenatori" (… vero); aggiungerei che in questo periodo sono tutti esperti di vaccini, ingegneri, educatori, psicologi, teologi, giudici, medici legali, avvocati … addirittura costituzionalisti! Detto questo, ciò che sconcerta è il sentire tali discorsi provenire da persone dovrebbero avere un alto livello di competenza. Ferisce leggere che una persona che ha un ruolo di responsabilità, che aspira ad essere un punto di riferimento per le persone, si lascia invece andare in discorsi poggiati su basi non vere, arrivando a conclusioni drastiche, senza suggerire un"alternativa seria o dare consigli costruttivi, circostanziati e prudentemente studiati. In questo modo mortifica gli sforzi di coloro che cercano costantemente le soluzioni ai problemi, perchè vedono che le persone che dovrebbero essere loro alleate nella difesa contro le polemiche facili e le "soluzioni" trancianti e irresponsabili, si dimostrano invece essere contro di loro con atteggiamenti tutt'altro che costruttivo. Forse uno dei motivi è che per fare certe scelte, per consentire alla società di fare dei veri passi avanti, ci vuole anche coraggio.



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