Articoli, saggi, Beneficiario, poteri, diritti -  Mottola Maria Rita - 2014-05-16

ADS: MATRIMONIO, SEPARAZIONE E DIVORZIO – Maria Rita MOTTOLA

Se la capacità di gestire la quotidianità diminuisce, i sentimenti e le necessità di relazione restano e, forse, assumono maggiore rilevanza.

E' possibile che il matrimonio regga al peso della malattia e delle difficoltà, può darsi che ceda e si infranga sugli scogli irti della sofferenza. Può darsi che la solitudine del disagio possa trovare occasione di sollievo in amicizie o nuove conoscenze, che potrebbero, perché no, sfociare in una relazione affettiva.

L'amministrato potrà sposarsi? E chiedere la separazione o iniziare una causa di divorzio?

Si tratta di scelte complesse e impegnative, in ogni caso.

Cosa fare? Può l'amministratore sostituirsi al beneficiato in queste scelte? E se si quando e a quali condizioni?

E' certo che l'interdetto non può contrarre matrimonio, trovandosi limitato nell'esercizio dei suoi diritti anche quelli strettamente personali.

L'art. 4 della legge sul divorzio dispone che in caso di chiamata in giudizio all'interdetto dovrà essere nominato un curatore speciale che dovrà costituirsi in giudizio per la tutela dei suoi interessi.

La giurisprudenza ha, in analogia, previsto la possibilità per il tutore di richiedere la nomina di un curatore speciale anche per la promozione dell'azione. La Corte di legittimità ha infatti ribadito l'assenza in capo al tutore di poteri sostitutivi dell'incapace in tema di atti personalissimi. Con un'interpretazione analogica, costituzionalmente orientata, dell'art. 4 co5 legge n. 898/1970 in relazione agli artt. 78 e 79 c.p.c. riconosce che <>. In mancanza di una specifica disposizione normativa il tutore dell'interdetto per infermità di mente non può proporre domanda di divorzio e può solo chiedere la nomina di un curatore speciale ai fini della proposizione della domanda di divorzio da parte di quest'ultimo (Cass. civ., sez. I, 21 luglio 2000 n. 9582).

Ora le norme sull'amministrazione di sostegno non richiamano l'art. 87 c.c. e neppure la legge sul divorzio. Nessun dubbio circa eventuali limitazioni, almeno in astratto, o impedimenti circa la facoltà del beneficiario in materia matrimoniale. Se, quindi, fosse chiamato in giudizio dal coniuge per ottenere la separazione o il divorzio potrebbe costituirsi in giudizio senza necessità di nomina del curatore speciale. Alcuni provvedimenti di nomina prevedono l'assistenza da parte dell'AdS nella fase giudiziale che non si sostituisce a quella dell'avvocato ma è esclusivamente di supporto e di aiuto al beneficiato che deve affrontare una situazione delicata e a volte destabilizzante.

E per promuovere l'azione?

Due sono i principi che regolano le scelte dell'AdS: il massimo grado di libertà possibile, la ricerca della vera volontà del beneficiato. E qui sta il punto. Come possiamo determinare tale volontà?

Secondo la giurisprudenza di merito (per esempio Trib. Cagliari, decreto 15 giugno 2010) non esisterebbe conflitto di interessi tra l'amministratore e l'incapace in ordine all'esercizio di diritti c.d. personalissimi, e quindi, non vi sarebbe l'esigenza della nomina di un curatore speciale che agisca per la proposizione del ricorso di separazione personale o di divorzio nel caso in cui l'ufficio di amministratore di sostegno sia stato assegnato a un soggetto estraneo alla famiglia o al rapporto di coniugio. In altre parole solo nel caso di AdS che coincide con il coniuge si potrebbe riscontrare incompatibilità tale da escludere la facoltà di intraprendere l'azione. (Di diverso avviso il Tribunale di Varese che con decreto 17.8.2010 ritiene che debba sempre essere nominato un curatore speciale per la delicatezza della materia e non tanto per l'esistenza di questioni di incompatibilità).

Il vaglio del giudice a fronte di una richiesta dell'iniziativa dell'amministratore di sostegno deve essere puntuale e attento. Deve, in altre parole, verificare se trattasi di un'espressione piena della volontà manifestata dal beneficiato quando era in condizione di piena capacità.

Certamente non sarà agevole giungere a una simile conclusione ma la giurisprudenza suggerisce di procedere a un accertamento della corrispondenza dell'iniziativa alla volontà del titolare del diritto in tema di scelte fondamentali di vita che attengono all'essenza più intima della persona: tale finalità può essere raggiunta mediante un procedimento di ricostruzione di vita dell'incapace che, fornendo un quadro degli orientamenti esistenziali del soggetto ancora in condizioni di piena capacità, consenta, sulla scorta di argomentazioni logico- presuntive, un accertamento della sua presumibile permanente volontà.

Se il beneficiato è già separato per esempio e se i rapporti con l'ex coniuge si sono allentati è possibile presumere che avrebbe promosso la causa di divorzio, così è possibile dedurre una volontà di separazione nel caso di accertati atti contrari al matrimonio come gesti violenti e vessatori, abbandono dei familiari.

Diversa è la decisione sul matrimonio. Il matrimonio è un progetto di vita, non personale, è sempre duale. Là sono in due, consapevoli e liberi, e qui sta il punto.

Ma anche le premesse della separazione o del divorzio si creano in due: vi è sempre chi urla e chi tace, a fronte di esigenze manifestate e di desideri inespressi, il voler cambiare l'altro si infrange sull'incapacità di comprendere e di ascoltare, di accettare il rischio o forse tutti si sfilaccia, si lacera, si modifica inevitabilmente perché in quell'inizio, quando si è creato il progetto non lo si era accolto liberamente e concordato insieme.

Non si era veramente liberi, anche da se stessi. E allora non avremmo avuto bisogno tutti, in quel momento di un sostegno, di un aiuto, di un amico vero con cui confrontarsi, parlare con un genitore accogliente e comprensivo che sa capire quando mentiamo a noi stessi, o solo raccontare allo sconosciuto.

Delicata è la decisione ancor più per un soggetto fragile che forse ha bisogno di essere accompagnato.

Ma quanti amministratori e quanti giudici hanno la sensibilità, la devozione per il loro incarico, e ancor di più l'umiltà indispensabile in un compito così arduo?



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