Legislazione e Giurisprudenza, Finalità della legge, destinatari -  Rossi Rita - 2014-02-12

ADS: PRESUPPOSTI DI APPLICAZIONE E SCELTA DELLAMMINISTRATORE – Cass. Civ 2364/14 – Rita ROSSI

Non si tratta, invero, di sentenza di grande interesse, trattandosi di mera pronuncia dichiarativa dell'inammissibilità del ricorso; laddove l'inammissibilità è stata collegata, dalla S.C., al tentativo dei ricorrenti di ottenere un riesame del materiale probatorio raccolto nei gradi di merito.

Pur tuttavia, la sentenza si sofferma di sghembo su due profili:

- che cosa occorre, ecco il primo, per ottenere l'apertura dell' amministrazione di sostegno;

- chi va nominato come amministratore di sostegno quando i familiari litigano tra loro.

Sul secondo profilo, la Cassazione ribadisce principi oggigiorno sufficientemente assodati: in presenza di un contrasto tra i congiunti del beneficiando, il giudice deve scegliere l'amministratore di sostegno all'esterno della cerchia familiare, e ciò perché diversamente l'interesse del beneficiario potrebbe subire pregiudizio o non essere adeguatamente tutelato. Non occorre aggiungere altro al riguardo.

Sul primo aspetto – quali presupposti devono sussistere per farsi luogo alla protezione stabilizzata – la Cassazione afferma che occorrono due requisiti, l'uno soggettivo e l'altro oggettivo, ovverossia la sussistenza di una infermità o di una menomazione fisica o psichica e la derivazione da essa dell'incapacità di provvedere ai propri interessi.

Si tratta, tuttavia, di una lettura dell'art. 404 c.c. riduttiva, come inconsapevole della filosofia di fondo della riforma in materia.

Limitare la verifica dei presupposti di attivazione dell'ads al riscontro di una condizione rilevabile e rilevante sul terreno sanitario (infermità/disabilità fisica o psichica) significa, infatti, escludere l'operatività dell'Ads in tutti quei casi in cui la persona presenta un deficit (più o meno grande) di autonomia non necessariamente discendente da una malattia della mente o del corpo.

Sono varie le situazioni emerse nella giurisprudenza di merito in questi dieci anni, a cominciare dalla paradigmatica (e ormai storica) decisione del g.t. di Pinerolo del 2004 che ravvisò – correttamente – i presupposti per l'Ads riguardo ad una giovane cresciuta totalmente isolata e analfabeta e proprio per questo non in grado di cavarsela da sola. Senza poi dilungarsi, qui, su tutta la rosa variegata di situazioni che caratterizzano la vecchiaia, situazioni nelle quali la perdita di autonomia non si collega necessariamente all'insorgere di una infermità.

Ma, soprattutto, ciò che non convince - nella pronuncia di legittimità in esame – è l'avere rigidamente distinto i due requisiti trascurando la nuova visione della persona fragile voluta dal Legislatore del 2004: quella della persona che, per ragioni diverse e disparate, più o meno importanti, più o meno gravi, può ritrovarsi in difficoltà nella dimensione del "fare" e della conseguente necessità di sostituire ai concetti consueti e tradizionali di "malattia" ed "incapacità" quello più esteso e al tempo stesso più contenitivo di "inadeguatezza gestionale".

Il non essere (più) efficienti nel fare le cose, il non essere (di poco o di tanto o del tutto) in grado di gestire la propria quotidianità sul piano organizzativo; non avere più lo smalto di prima nel curare i propri interessi su ogni versante dell'esistenza (patrimoniale, personale, sanitario): è questo il fuoco, il baricentro su cui la sentenza non si sofferma; riconducendo tutto all'anacronistica considerazione del "quanto sta male la persona" (accantonata – vale rammentarlo – dalla stessa Cassazione fin dalla pronuncia del giugno 2006)



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