Legislazione e Giurisprudenza, Finalità della legge, destinatari -  Provenzali Laura - 2015-09-03

ADS, REVOCA : QUANDO OCCORRE AFFIDARSI ALL'AVVOCATO E NON ALLA MISURA DI PROTEZIONE - Trib.Genova 16/06/2015 - Laura PROVENZALI

Esclusione del requisito dell'impossibilità gestionale dell'interessato

Domanda finalizzata alla risoluzione di controversia da affidarsi alla difesa legale

Revoca della misura di protezione

I requisiti necessari per dare corso all'amministrazione di sostegno, a mente dell'art. 404 c.c., sono a)l'infermità o la menomazione fisica o psichica - dalla quale derivi - b) l'impossibilità, anche parziale o temporanea, della persona di provvedere ai propri interessi.

Con il Decreto in commento il Giudice Tutelare genovese torna sul tema e, nello specifico, sull'opportunità o meno di mantenere la misura di protezione laddove l'ads professionista svolgerebbe unicamente il ruolo del difensore.

Il caso in esame trae origine dal ricorso coltivato dagli Operatori del Dipartimento Salute Mentale affinché venga disposta la misura dell'AdS a favore di una propria utente.

Avendo il Servizio avanzato la domanda in via di urgenza, il Giudice Tutelare dispone l'apertura di amministrazione di sostegno provvisoria e riserva all'esito dell'udienza di ascolto dell'interessata l'assunzione di (eventuali) provvedimenti a tempo indeterminato, affidando nel frattempo ad un professionista terzo l'incarico di aiutare la beneficiaria nella gestione indifferibile degli aspetti patrimoniali.

A distanza di qualche tempo, convocata personalmente la signora nonché il Servizio ricorrente e l'AdS provvisorio, il Giudice si trova a valutare gli elementi emersi nel periodo intercorso fra i quali spiccano l'opposizione della beneficiaria alla misura di protezione, sull'assunto della propria capacità gestionale e l'assenza di attività in capo all'ads provvisorio, non essendosi palesati bisogni indicativi di mancanza di autonomia dell'interessata, sia per quanto riguarda la cura della persona, sia per quanto riguarda le modeste risorse di cui la donna dispone.

Approfondendo il caso, emerge che il Servizio ricorrente ha ritenuto di coltivare la domanda e, in particolare, di sollecitare la nomina di un professionista, ritenendo la misura di protezione funzionale alla risoluzione delle problematiche inerenti l'immobile abitato dalla beneficiaria.

E' dato comprendere, dal sintetico cenno contenuto nel Decreto in commento, che si tratta di un bene di proprietà della famiglia del coniuge separato della donna, già oggetto di assegnazione in sede di componimento della vicenda separativa, assegnazione dalla quale probabilmente derivano le criticità evidenziate.

Ai fini del decidere, l'acclarata capacità dell'interessata  di gestirsi in autonomia, pur in presenza di una componente patologica, esclude la sussistenza dei presupposti per la prosecuzione della misura – e con essa della(ingiustificata) limitazione della capacità di agire - la quale viene, per l'effetto, revocata.

Puntualizza tuttavia il Giudice, rispondendo così agli ulteriori temi emersi,  che la risoluzione della questione abitativa, laddove necessario ai fini di agire o resistere in un contraddittorio potrà, anzi dovrà, essere demandata alla difesa legale.

La via per appianare i contrasti andrà dunque ricercata nell'alleanza con l'avvocato (se del caso individuato fra coloro che prestano adesione al gratuito patrocinio) figura che ha, tradizionalmente, il compito di consigliare, assistere, rappresentare e difendere  il proprio cliente nell'ambito di un rapporto reciprocamente pieno e paritetico, ben diverso e distinto dalla relazione fiduciaria che deve intercorrere fra beneficiario e angelo custode .



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