Changing Society, Intersezioni -  Pant√® Maria Rosa - 2015-08-24

AFFETTI - Maria Rosa PANTÈ

Sono una persona così fortunata che dovrei un po' vergognarmi. Sono Gastone il cugino di Paperino, solo che non trovo nei prati i quadrifogli, sono loro che trovano me.

I quadrifogli di cui parlo sono i rapporti umani.

Dovrei piuttosto dire i rapporti affettivi, anche non umani.

Ci sono alcune parole che mi vengono in mente quando penso ai miei rapporti affettivi: stupore, gratuità, profondità.

Stupore: i miei ex alunni. I miei ex alunni, non tutti, ma tanti, che mi ricordano, che mi cercano, che mi vogliono bene. Sì credo di poterlo dire: mi vogliono bene. Pare che io sia stata brava a trasmettere cultura e umanità. Pare che io sia stata vivace e li abbia avvicinati ai libri, al teatro, alla letteratura e alla poesia. Pare che io sia abbia trasmesso valori anche politici senza mai cercare di influenzarli (così dicono loro, a me è sempre parso di essere molto di parte). Ricordano come eri, ricordano le tue lezioni, i tuoi schemi. E questi ex allievi hanno ormai compagni e mariti e mogli che ti conoscono perché sei stata la professoressa. E hanno figli così piccoli, che ti conoscono perché sei stata la maestra.

Quando si insegna forse non si capisce il potenziale insito nel proprio lavoro, forse è un bene non saperlo perchè è una responsabilità che può pesare e tanto.

Io sono stata una professoressa, credo, non del tutto usuale. Quando presentavo i miei libri, un ex allievo mi disse che la presentazione gli era piaciuta perchè era come essere tornato a sentire le mie lezioni. Un vero complimento. E ora questi ragazzi che hanno sui 40 anni sono miei amici, non tutti, ma molti. Siamo tutti adulti, alla pari, ma io resto la maestra, io che sono un po' trasgressiva, che sono fragile e sempre alla ricerca del mio perché, io sono la maestra. Lo è stata la letteratura in verità, io sono stata uno strumento appassionato, forse. In ogni caso lo stupore di aver compiuto una così grande impresa, lo stupore e la riconoscenza di aver suscitato tanto affetto, questo stupore sempre mi accompagna e mi emoziona. Lo stupore che alla fine è più importante della certezza, almeno secondo me.

Gratuità. Non contando io nulla, non appartenendo a nulla, non avendo particolari ricchezze, ritengo che le mie amicizie siano improntate a un affetto gratuito, che non si aspetta ricompense, né accordi, né scambi. Certo farsi piaceri, creare rete, creare ponti fra le persone che conosco mi piace molto, ritengo che solo presentando tutti a tutti si possa crescere e incontrarsi e creare inedite e sempre nuove relazioni. Spesso fruttuose. Ma di fatto la gratuità con cui si accoglie o si vuol bene o si aiuta qualcuno è sempre bene che si mette in circolo. Deve essere qualcosa che vaga e che trova sempre dove posarsi, dove nutrirsi per poi ricominciare a volare ed esserci.

Ah, come sono buonista e contenta, molto contenta di essere buonista. Vorrei essere anche buona, ma mi sa che è per l'essere umano è il compito più alto e difficile.

E infine la profondità, le radici. Le amicizie coi miei compagni di classe, cioè persone che conosco da ormai 30 anni circa. Quando sei davvero in crisi, quando sei davvero svuotato, stanco, disilluso o quando soffri, arrivano loro, alcuni di loro, e subito la comunione è profonda perchè affonda nelle radici del tempo consueto, vissuto insieme.

Ma ci sono anche radici più recenti eppure profonde, radici quasi predestinate e sono le persone che vengono da lontano, che conosci da sempre, addirittura da prima che tu e loro nasceste. Questi legami affondano chissà dove, sono i più misteriosi e ci sono. Ci sono.

Non ho citato l'amore, perché tutto questo è, in effetti, anche amore. E dunque per ora posso dire "Grazie alla vita che mi ha dato tanto" (Violeta Parra, grande cantautrice cilena https://www.youtube.com/watch?v=PYEw3e5x5Es)



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