Legislazione e Giurisprudenza, Ordinamento penitenziario -  Gasparre Annalisa - 2014-01-13

AFFIDAMENTO TERAPEUTICO COME MISURA ALTERNATIVA AL CARCERE - Cass. pen. 43867/2013 – A.G.

Con sentenza n. 43867/2013 la Cassazione ha accolto il ricorso proposto dal Procuratore Generale di Sassari con cui si censurava il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che negava il beneficio dell'affidamento terapeutico in relazione al residuo della pena a detenuto, già domiciliato presso Struttura Terapeutica.

È un chiaro esempio di come la Magistratura vigili su se stessa, per il raggiungimento del miglior risultato nell'interpretazione e applicazione del diritto, per i diritti di tutti, detenuti compresi.

In via del tutto straordinaria può essere letto a seguire il ricorso del P.G., nonché il testo della sentenza.

RICORSO ALLA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE DEL PROCURATORE GENERALE

avverso l'ordinanza camerale deliberata dal Tribunale di Sorveglianza di SASSARI in data 25/10/2012, depositata il 26/10/ 2012, comunicata a questo Ufficio il 5/11/2012, con la quale è stata rigettata l'istanza di ammissione al beneficio dell' "affidamento terapeutico in relazione al residuo della pena di cui al provvedimento di cumulo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari in data 28.9.2012" presentata dal condannato (Omissis) (n. a Sassari (Omissis), domiciliato presso la Struttura Terapeutica "Maria Madre dei Poveri", regione La Crucca, località San Giovanni);

MOTIVI

Si deduce:

1°) vizio di erronea applicazione della legge penale (Art. 606 1° comma lett. "b"  C.p.p.).

Nel provvedimento camerale che si impugna col presente ricorso di legittimità, il Tribunale di Sorveglianza, dopo avere premesso che, " ... omissis .... In data 1.8.2012 (Omissis) si è presentato presso la Casa Circondariale di Alghero esponendo agli Agenti del Settore di Polizia Giudiziaria della Casa di non poter più disporre del domicilio di Sassari,...., a causa di litigi continui con il cognato. In data 2.8.2012 il Magistrato di Sorveglianza di Sassari, preso atto della costituzione del (Omissis), disponeva la sospensione della detenzione domiciliare e la trasmissione al Tribunale di Sorveglianza per il giudizio di competenza", e che, "Con successiva ordinanza del 20.9.2012 il medesimo Tribunale disponeva la non revoca della misura e la prosecuzione della medesima presso la Comunità Terapeutica Promozione Umana in Sassari, regione La Crucca – Loc. San Giovanni", ha rigettato – contro il parere formulato da questo P.G. – la richiesta presentata nell'interesse del predetto condannato, sul rilievo che "... omissis.... allo stato non consta che (Omissis) sia munito di sufficienti risorse per seguire un progetto riabilitativo terapeutico territoriale, non potendo contare su un domicilio stabile".

Nella precedente ordinanza 20/09/2012, il T.S. sassare- se aveva invece (correttamente) rilevato che,"... omissis .... in materia di detenzione domiciliare ai sensi dell'art.47 ter, comma 1 ter O.P., la revoca può essere disposta soltanto all'esito di una valutazione attenta delle condizioni sanitarie del soggetto, la cui salute può essere sacrificata soltanto in presenza di condotte altamente negative e del tutto incompatibili con una situazione diversa dalla detenzione in carcere (cass. 21.8.2008 n.34286).

Nel caso di specie, (Omissis) non (ha) posto in essere comportamenti colpevoli, allontanandosi dal domicilio solo in ragione dell'impossibilità di proseguire la convivenza con il cognato, costituendosi in carcere e non dandosi alla fuga.

Va poi detto che le condizioni di salute di (Omissis) (soggetto tossicodipendente affetto da HIV e HVC) impongono la non revoca della detenzione domiciliare.

Nelle more della procedura, invero, si è positivamente risolto il problema della sistemazione abitativa, in ragione della disponibilità della Cooperativa Sociale Promozione Umana O.n.l.u.s. ad accogliere (Omissis) presso la Struttura Terapeutica ^Maria Madre dei Poveri^ ubicata in Sassari, Regione La Crucca - Località San Giovanni.

Conformemente a quanto richiesto dalla Procura Generale, pertanto, la detenzione domiciliare non deve essere revocata e (Omissis) potrà proseguire la misura nella struttura sopra accennata" (cfr., l'ord. cit. in atti, Pres. Vertaldi, p.2).

Il T.S. sassarese ha pertanto negato al (Omissis) la concessione dell'affidamento terapeutico che l'istante aveva richiesto, pur avendo lo stesso T.S. in precedenza ritenuto sussistente la condizione soggettiva di "tossicodipendente" (nella fattispecie, l'istante è affetto inoltre dalle richiamate "gravissime" condizioni patologiche, dell' "HIV" e dell' "HCV": v. supra), in ragione della rilevata indisponibilità di un domicilio: e non ha considerato, invece, quale idonea soluzione – residenziale (e terapeutica) – quella già individuata, seppure in via provvisoria, con l'inserimento del (Omissis) nella richiamata casa di accoglienza (la Struttura Terapeutica ^Maria Madre dei Poveri^ ubicata in Sassari, Regione La Crucca - Località San Giovanni).

Tale soluzione – che il (Omissis) non ha ricusato, ed ha anzi in fatto accettato – doveva quindi essere valutata dal T.S. pienamente idonea per l'esecuzione della misura alternativa prevista dall'art.94 D.P.R. 31 ottobre 1990 n°309 (Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope: "Affidamento in casi particolari -  Se la pena detentiva deve essere eseguita nei confronti di persona tossicodipendente o alcoldipendente che abbia in corso un programma di recupero o che ad esso intenda sottoporsi, l'interessato può chiedere in ogni momento di essere affidato in prova al servizio sociale per proseguire o intraprendere l'attività terapeutica sulla base di un programma da lui concordato con un'azienda sanitaria locale o con una struttura privata autorizzata ai sensi dell'articolo 116": primo comma della norma in esame).

Nella fattispecie, la condizione di tossicodipendenza "conclamata" del (Omissis) era già conosciuta dal Tribunale: ed è stata in ogni caso ulteriormente documentata dallo stesso condannato, che ha allegato alla domanda in data 23/07/2012, la prescritta "Certificazione di tossicodipendenza e di idoneità del programma terapeutico-riabilitativo ex art.94 D.L. 309/1990" (rilasciatagli il 14/06/2012, dal Ser.D. della A.S.L. di Sassari: cfr., c. 3 del fascicolo d'ufficio).

L'ordinanza impugnata ha quindi erroneamente rigettato la richiesta depositata dal (Omissis) per conseguire la predetta misura  alternativa,  e si pone in evidente contrasto con l'orientamento interpretativo formulato da Codesta Ecc.ma Corte di Cassazione nella materia de qua (cfr., ex plurimis, CASS., Prima Sez. pen., sent. 14/ 11/2006 n°38055, ric P.G. Potenza vs E., rif Ced RV 235376: "Il testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti (D.P.R. n. 309 del 1990, art. 94), nella più recente versione offerta dal D.L. 30 dicembre 2006, n. 272, convertito con modificazioni nella L. 21 febbraio 2006, n. 49, ha sottoposto la concessione dell'affidamento in prova in casi particolari a condizioni sicuramente più rigide rispetto al passato e tali da impedire un ricorso strumentale all'istituto al fine di ottenere benefici altrimenti non concedibili, specie con riferimento a scadenze di pena che non consentono la concessione di altre misure alternative.

Ferma restando la natura discrezionale del provvedimento, l'art. 90 richiede, ai fini dell'ammissione al beneficio, che la domanda provenga da un condannato tossicodipendente o alcooldipendente, che questi abbia in corso un programma di recupero o che ad esso intenda sottacersi e che alla domanda sia allegata una certificazione rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da una struttura privata accreditata attestante lo stato di tossicodipendenza o dì alcooldipendenza, la procedura con la quale è stato accertato l'uso abituale di sostanze stupefacenti, psicotrope o alcoliche, l'andamento del programma concordato eventualmente in corso e la sua idoneità ai fini del recupero del condannato (comma 1). Peraltro, ai fini della decisione, il tribunale dì sorveglianza "può anche acquisire copia degli atti del procedimento e disporre gli opportuni accertamenti in ordine al programma terapeutico concordato e deve altresì accertare che lo stato dì tossicodipendenza o alcooldipendenza o l'esecuzione del programma di recupero non siano preordinati al conseguimento del beneficio" (comma terzo)".

Peraltro, nella fattispecie, seppure il T.S. abbia ritenuto che la "Domanda di affidamento in prova ex art.94 D.P.R. 309/1990" presentata dal (Omissis), non fosse valutabile per un affidamento terapeutico "residenziale" – dato che la citata certificazione del Ser.D. sassarese, attestava che il predetto "... omissis... prosegue il trattamento farmacologico presso il Ser.D. con affidamento settimanale", e che il (prescritto) "programma terapeutico-riabilitativo" prevedeva, "... colloqui psicologici di sostegno, periodici – terapia farmacologica quotidiana con metadone cloridrato – controlli tossicologici delle urine, a cadenza settimanale" – tuttavia l'(avvenuto) inserimento residenziale del medesimo condannato nella suddetta "Struttura" costituiva il suo attuale domicilio, ex se idoneo per garantirne la "stanzialità": e non gli precludeva certamente di seguire con regolarità le citate indicazioni comportamentali.

Il censurato rigetto della domanda di affidamento in prova ex art. 94 T.U. Stupefacenti, deve quindi ritenersi contra legem,  avendo manifestamente violato la disciplina legale della suddetta misura alternativa.

2) vizio di contraddittorietà, e di manifesta illogicità della motivazione, e di "contraddittorietà processuale" (Art. 606 1° comma lett. "e" C.p.p.).

Per le considerazioni svolte sub 1) , l'ordinanza del T.S. di Sassari che si impugna è inoltre illegittima essendo affetta da una (manifesta) incongruità motivazionale, in quanto il T.S. ha rigettato la richiesta per conseguire l'affidamento in prova previsto dall'art.94 T.U. Stupefacenti richiesto dal (Omissis), pur ricorrendo nella fatti- specie i presupposti legali per concedergli la misura richiesta: essendo, anzi, detta ordinanza contrasta con la precedente in data 20/09/2012 emessa dallo stesso T.S.

Si chiede quindi che Codesta Ecc.ma Corte, annulli l'ordinanza impugnata, con le consequenziali statuizioni.

P. Q. M.

Vorrà l'Ecc.ma CORTE DI CASSAZIONE, annullare l'ordinanza impugnata, con le conseguenze di legge.

SASSARI, 20 novembre 2012.

Il Procuratore Generale

(Dr. Sergio De Nicola sost.)

Cassazione penale  sez. I n. 43867 ( ud. 03/07/2013 , dep.25/10/2013)  - Pres. Siotto, Rel. Bonito

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SIOTTO   Maria Cristina  -  Presidente   -

Dott. ZAMPETTI Umberto         -  Consigliere  -

Dott. ROMBOLA' Marcello        -  Consigliere  -

Dott. BONITO   Francesco  -  rel. Consigliere  -

Dott. LA POSTA Lucia           -  Consigliere  -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D'APPELLO DI SASSARI;

nei confronti di:

D.P. N. IL (OMISSIS);

avverso  l'ordinanza n. 32/2012 TRIB. SORVEGLIANZA di  SASSARI,  del

25/10/2012;

sentita  la  relazione  fatta dal Consigliere Dott.  FRANCESCO  MARIA

SILVIO BONITO;

lette  le  conclusioni del PG Dott. SALZANO Francesco,  il  quale  ha

chiesto l'annullamento con rinvio dell'ordinanza impugnata.

La Corte:

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

Avverso l'ordinanza con la quale il Tribunale di sorveglianza di Sassari, in data 25 ottobre 2012, rigettava la sua istanza di affidamento terapeutico ai sensi del D.P.R. n. 309 del 1990, art. 9 perchè non munito il richiedente D.P. "di risorse adeguate per seguire il progetto riabilitativo terapeutico territoriale non potendo" lo stesso "contare su un domicilio stabile"", ricorre per cassazione il Procuratore Generale della Corte di appello di Cagliari, nella sezione distaccata di Sassari, chiedendone l'annullamento perchè viziata, a suo avviso, da violazione di legge nonchè da illogicità e contraddittorietà della motivazione. Deduce in particolare il procuratore ricorrente:

l'istanza del D. è adeguatamente motivata e ricorrono nella fattispecie tutti i requisiti di legge; il rigetto del Tribunale poggia su una motivazione del tutto generica; il D. ha indicato il domicilio stabile ove sottoporsi al trattamento di recupero.

2. Con argomentata requisitoria scritta il P.G. in sede ha concluso per l'accoglimento del ricorso e, conseguentemente, per l'annullamento del provvedimento impugnato.

3. Il ricorso è fondato.

Il Tribunale ha fondato il provvedimento di rigetto sul presupposto che l'istante non abbia indicato e comunque non avesse la disponibilità attuale di uno stabile domicilio, presupposto contrario alla realtà giacchè, come posto in evidenza dal procuratore generale, il ricorrente ha proposto, unitamente al Sert di competenza, un programma terapeutico nel cui ambito è stata indicata la sistemazione abitativa del detenuto in trattamento nella struttura terapeutica "Maria Madre dei poveri" posta in (OMISSIS).

Ne consegue la palese contraddittorietà della motivazione impugnata e, con essa, la violazione della normativa di riferimento, stante l'indiscussa ricorrenza, nel caso in esame, del requisito negato a fondamento dell'impugnato rigetto.

4. L'ordinanza impugnata va pertanto cassata con rinvio al giudice territoriale per nuovo esame della domanda rigettata alla luce di quanto innanzi argomentato.

P.Q.M.

la Corte annulla l'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di sorveglianza di Sassari.

Così deciso in Roma, il 3 luglio 2013.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2013



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