Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-09-24

AGEVOLAZIONI ALLE BCC SOLO SE EFFETTIVAMENTE NON PROFIT – Cass. 18738/14 – Alceste SANTUARI

La Cass. civile, sez. V, con sentenza n. 18738 del 5 settembre 2014 ha statuito che le Banche di Credito Cooperativo possano godere delle agevolazioni fiscali soltanto se il loro statuto stabilisce effettivamente che gli utili maturati non vengano distribuiti tra i soci, né durante la vita della Banca né alla sua liquidazione.

Il caso di specie nasce dal ricorso proposto dall"Agenzia delle Entrate contro la BCC di Roma (che a sua volta aveva incorporato un"altra BCC) avverso la sentenza della CTC (Commissione Tributaria Centrale). Quest"ultima aveva riformato, accogliendo la tesi esposta dalla contribuente banca, la sentenza della C.T.R. dell"Abruzzo, sostenendo che la Banca in parola avesse diritto a fruire delle agevolazioni IRPEF e ILOR in conseguenza delle previsioni statutarie.

Al riguardo, preme evidenziare che la l. n. 904 del 1977, art. 12 recita: "Fermo restando quanto disposto nel titolo 3 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, e successive modificazioni ed integrazioni, non concorrono a formare il reddito imponibile delle società cooperative e dei loro consorzi le somme destinate alle riserve indivisibili, a condizione che sia esclusa la possibilità di distribuirle tra i soci sotto qualsiasi forma, sia durante la vita dell"ente che all"atto del suo scioglimento".

Si tratta di un presidio denominato "non distribution constraint" (divieto di lucro soggettivo) che caratterizza l"agire e gli interventi delle organizzazioni non lucrative, a tutela della finalità perseguita. Il divieto in parola, pertanto, svolge una funzione di garanzia sia nel corso dello svolgimento delle attività sia al momento finale e liquidatorio della cooperativa.

Tale vincolo non è dunque compatibile con una previsione statutaria che attribuisce sì il patrimonio residuo della cooperativa, in caso di liquidazione, a scopi di pubblica utilità, ma soltanto dopo "la deduzione del capitale versato e degli utili spettanti ai soci".

Conseguentemente, non è sufficiente che la cooperativa possieda tutti i requisiti necessari per poter fruire del sistema agevolativo, ma come ribadito dalla Suprema Corte "per la applicazione di questo ulteriore specifico beneficio occorre appurare se, indipendentemente dall"ammontare dell"utile dei diversi esercizi, figurino o meno nello statuto della società vincoli di destinazione degli utili prodotti, tali da rendere impossibile la loro distribuzione ai soci, sia durante la vita dell"ente che all"atto del suo scioglimento, in guisa che, per poter derogare a tali vincoli, si renda necessaria una modifica dello statuto (con deliberazione di assemblea straordinaria e secondo le procedure previste per le modifiche statutarie).

In coerenza con altre pronunce precedenti (cfr. Cass. n. 17110/07, n. 8140/11; n. 12319/06), la Corte di Cassazione nel caso di specie ha sottolineato che le previsioni statutarie debbono risultare effettivamente orientate ad evitare che anche solo in parte gli utili maturati possano essere distribuiti ai soci della cooperativa.



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