Articoli, saggi, Filiazione, potestà, tutela -  Mottola Maria Rita - 2016-01-30

AI CONFINI DEL DIRITTO: IL DIRITTO DEI CUCCIOLI ALLA MADRE – Maria Rita MOTTOLA

ANTEFATTO – Il pensiero che sto cercando di delineare, con molti spunti di discussione e approfondimento, si concretizza nella sempre più solida certezza che stiamo involvendo in una condizione di ideologica e supina accettazione dell'impero del denaro e del potere di pochi pseudo ricchi su tutti gli altri. La gravità della nostra condizione deriva dalla miope adesione al politically correct, quasi che l'elaborazione di un pensiero critico e alternativo sia macchiato da una sorta di peccato mortale e socialmente inaccettabile.

Secondo la Corte Costituzionale, sent. n.138/2010, ' l'art. 2 Cost. dispone che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Orbene, per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l'unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri.  Si deve escludere, tuttavia, che l'aspirazione a tale riconoscimento – che necessariamente postula una disciplina di carattere generale, finalizzata a regolare diritti e doveri dei componenti della coppia – possa essere realizzata soltanto attraverso una equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio. È sufficiente l'esame, anche non esaustivo, delle legislazioni dei Paesi che finora hanno riconosciuto le unioni suddette per verificare la diversità delle scelte operate'.

E poi conclude che:'la questione sollevata con riferimento ai parametri individuati negli artt. 3 e 29 Cost. non è fondata. Occorre prendere le mosse, per ragioni di ordine logico, da quest'ultima disposizione. Essa stabilisce, nel primo comma, che la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, e nel secondo comma aggiunge che il matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare. La norma, che ha dato luogo ad un vivace confronto dottrinale tuttora aperto, pone il matrimonio a fondamento della famiglia legittima, definita società naturale (con tale espressione, come si desume dai lavori preparatori dell'Assemblea costituente, si volle sottolineare che la famiglia contemplata dalla norma aveva dei diritti originari e preesistenti allo Stato, che questo doveva riconoscere).  Ciò posto, è vero che i concetti di famiglia e di matrimonio non si possono ritenere "cristallizzati" con riferimento all'epoca in cui la Costituzione entrò in vigore, perché sono dotati della duttilità propria dei princìpi costituzionali e, quindi, vanno interpretati tenendo conto non soltanto delle trasformazioni dell'ordinamento, ma anche dell'evoluzione della società e dei costumi. Detta interpretazione, però, non può spingersi fino al punto d'incidere sul nucleo della norma, modificandola in modo tale da includere in essa fenomeni e problematiche non considerati in alcun modo quando fu emanata.  Infatti, come risulta dai citati lavori preparatori, la questione delle unioni omosessuali rimase del tutto estranea al dibattito svoltosi in sede di Assemblea, benché la condizione omosessuale non fosse certo sconosciuta. I costituenti, elaborando l'art. 29 Cost., discussero di un istituto che aveva una precisa conformazione ed un'articolata disciplina nell'ordinamento civile. Pertanto, in assenza di diversi riferimenti, è inevitabile concludere che essi tennero presente la nozione di matrimonio definita dal codice civile entrato in vigore nel 1942, che, come sopra si è visto, stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso. In tal senso orienta anche il secondo comma della disposizione che, affermando il principio dell'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, ebbe riguardo proprio alla posizione della donna cui intendeva attribuire pari dignità e diritti nel rapporto coniugale.

Oggi in piazza i cittadini per il Family Day, martedì prossimo in discussione al Parlamento l'ormai famoso DDL Cirrinà che porterà alla omologazione dell'unione tra persone dello stesso sesso. La conseguenza immediata non è solo l'estensione alle coppie omosessuali che si sposeranno di tutti i diritti della famiglia ma l'indebolimento dell'idea di famiglia come entità naturale voluta dall'art. 29 della Costituzione e la possibilità di adozione di bambini nati artificialmente da madri sfruttate e umiliate.

L'assurdità del politicamente corretto si manifesta sempre e soprattutto nelle parole e nella volontà di mascherare la realtà, manipolandola, appunto con espressioni o non comprensibili, per esempio sigle, - Fivet si dice per dire procreazione in vitro – o con parole inglesi. Ora chi si è posto il problema di tradurre 'correttamente' l'espressione stepchild adoption? La traduzione letterale corrisponde ad 'adozione del figliastro', ma suona male non è vero? Ecco in tale sistema comunicativo risiede l'evidente ipocrisia di chi l'adopera.

FATTO – Qualche giorno fa durante una trasmissione radiofonica una convinta animalista spiegava che in Italia vi è un traffico molto remunerativo di cuccioli di cani di razza allevati nell'Est d'Europa con metodi non troppo ortodossi e importati illegalmente nella nostra nazione e in aperta violazione della legge che prevede che possano essere 'strappati alla madre' solo dopo che hanno compiuto 80 giorni perché il cucciolo ne soffrirebbe avendo necessità di rimanere almeno 10 settimane con la genitrice.

Vorrei anche premettere che il momento più emozionante, miracoloso e indimenticabile della mia vita è avvenuto quando l'ostetrica ha appoggiato sul mio seno la mia piccola bimba appena nata.

Ma un momento di grande emozione per me e per la mia famiglia è stato assistere, da lontano e nascosti perché la dolcissima e immensa Fiordaliso non voleva intrusi, alla nascita di quegli incredibili cucciolotti bianchi e neri.

IL DIRITTO – Ovviamente mi sono interessata all'argomento. La normativa in questione è l'ordinanza 6 agosto 2008 del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali che all' art.2 dispone ' E' vietata la vendita di cani di età inferiore ai due mesi, non che di cani non identificati e registrati in conformità alla seguente ordinanza. Tale ordinanza è stata poi successivamente prorogata. Esiste anche un codice etico degli allevatori ENCI che richiama la condotta più adeguata dell'allevatore che deve tenere presso la madre la cucciolata e consegnarla al nuovo proprietario dopo aver seguito alcune prassi veterinarie. Secondo la scuola francese Pageat lo sviluppo del cane ha quattro fasi: un periodo prenatale (dal 45° giorno di gestazione alla nascita), un periodo neonatale (dalla nascita al 10° giorno di vita), un periodo di transizione (dall'11° al 20° giorno di vita), e infine un periodo di socializzazione (dal 21° al 130° giorno di vita). Tali periodi sono importanti per l'animale ed è meglio che siano vissuti con la madre e con gli altri cuccioli. Quindi il diritto nel caso dei cuccioli dei cani codifica il rispetto minimo di un'esigenza scientificamente etologicamente appurata quella di rimanere con la madre almeno le prime 8 - 10 settimane.

Ma non basta ovviamente è intervenuta anche la UE con uno dei suoi tanti regolamenti e il Parlamento italiano ha, con la l. 4 dicembre 2010, n. 201, ratificato e dato esecuzione alla Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia – che codifica specifiche violazioni di natura penale nel traffico illecito degli animali (cani e gatti). La l. 201 introduce il reato di traffico illecito di animali da compagnia che prevede anche un'aggravante se i cuccioli in questione hanno meno di 12 settimane.

Penso che nessuna persona che abbia avuto a che fare con cuccioli e animali d'affezione possa essere in disaccordo con tale normativa. Del resto è noto gli animali ci furono donati per la nostra consolazione ma  l'uomo ne è istituito custode e deve avere cura e governare la terra quale sostituto del Padrone di essa e non come sterminatore o dominatore. Non vi è motivo per non condividere, quindi, le decisioni del nostro legislatore.

Ma la stepchild adoption presuppone che una donna abbia acconsentito a sottoporsi a una procedura medica per entrare in gravidanza, portarla a termine e mettere al mondo un bambino che le verrà immediatamente sottratto per affidarlo a un padre. Il bambino non saprà mai chi fu sua madre e non potrà riceverne le carezze, ascoltare le dolci parole, non potrà provare l'emozione del suo calore. Neppure la madre  potrà portare a temine la sua opera che è solo iniziata con la gravidanza e la nascita e prosegue per molto tempo secondo quanto la natura ha predisposto.

LA SOVVERSIONE DELLA REALTA' – Ma ... ma, non vi assale almeno un dubbio? Non vi sentite a disagio?

La stepchild adoption presuppone una pratica avvilente e degradante innanzitutto per la donna. Se ne sono accorte le femministe francesi della prima ora che si stanno ribellando a tale stortura e violenza. La donna è usata e comprata quale mero contenitore e poi abbandonata a se stessa. Sul numero dell'11 maggio 2015 di Liberation è apparso un appello sottoscritto da 160 firmatari tra cui Sylviane Agacinski, filosofa femminista, moglie dell'ex primo ministro socialista, Lionel Jospin; Michel Onfray, filosofo ateo e post-anarchico, Yvette Roudy e Nicole Péry, femministe e socialiste. L'appello chiedeva di fermare e vietare la GPA (sigla francese per maternità surrogata) gravemente pregiudizievole per le donne e per i bambini.*

La donna viene usata e pagata, poco ma pagata, si approfitta di lei, delle sue fragilità, delle sue necessità economiche, si mette a repentaglio la sua salute. E il bambino? Certo lui piange nel venire al mondo, piange perché è strappato da quel ventre accogliente e poco importa se continuerà a esserne privato.

Il diritto a 12 settimane di accudimento da parte della madre per i cuccioli

3 minuti di contatto con la madre per i cuccioli d'uomo e nessun diritto

Ribaltamento del diritto, ideologia vs realtà.

*http://www.liberation.fr/societe/2015/05/11/pour-l-arret-immediat-de-la-gestation-pour-autrui_1306937



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