Legislazione e Giurisprudenza, Successioni, donazioni -  Zanasi Francesca Maria - 2015-08-17

AL VIA LA NUOVA SUCCESSIONE EUROPEA - Francesca Maria ZANASI

Oggi entra in vigore la nuova successione mortis causa disciplinata dal regolamento UE n. 650/2012. Si tratta di uno strumento normativo di straordinaria complessità che copre per intero la materia del diritto internazionale privato delle successioni a causa di morte.

La normativa entra direttamente in vigore in tutti gli Stati membri dell"Unione Europea fatto salvo per il Regno Unito, l"Irlanda e la Danimarca che, rispetto alla sua applicazione, andranno considerati come "Stati terzi" con tutte le conseguenze che ne derivano. La prime delle quali è l"applicazione del loro diritto internazionale privato al posto del regolamento.

La materia successoria è di per sé molto complessa così come lo è il regolamento 650/2012 che, tuttavia, ha delle linee direttive che ne semplificano molto l"applicazione.

La prima, ad esempio, è che il regolamento pone il principio di coincidenza tra forum e ius: quindi l"autorità dello Stato competente ad amministrare una determinata successione applicherà la propria legge. Semplificazione indispensabile perché fino a ieri il nostro art. 46 della legge 218 del 1995 (la legge italiana di diritto internazionale privato, in acronimo d.i.p.), designava la legge nazionale del defunto al momento della morte quale legge applicabile alla successione. Con le inevitabili problematiche connesse alla conoscenza delle leggi straniere. Facilmente comprensibile, quindi, come la semplificazione del regolamento elimini e riduca i problemi derivanti dall"applicazione di una legge che non si conosce.

Un"altra linea direttiva sta nel principio dell"unità della successione. Il regolamento infatti prevede tendenzialmente l"applicazione di un"unica legge a tutte le questioni concernenti la successione, ovunque siano situati i beni.

Questo regolamento è quindi una grande novità nel nostro panorama normativo soprattutto per quanto riguarda i criteri di collegamento per la designazione della legge applicabile alla successione. Primo dei quali (criteri) è proprio la residenza abituale del de cuius (art.21). Ferma restando la possibilità di scegliere l"applicazione della legge di cittadinanza (ex art.22).

Criterio, quello della residenza abituale, che non va confuso con le risultanze dei certificati anagrafici e che si ricava invece da due elementi fondamentali: uno di carattere oggettivo e l"altro di carattere soggettivo. Il primo elemento interessa la durata della permanenza di un soggetto in un determinato Stato. Quanto più è lunga questa durata, tanto più si potrà affermare che la residenza assume il carattere dell"abitualità. Il secondo elemento (quello soggettivo) attiene all"intenzione di colui che sarà il de cuius di fissare con il carattere della stabilità la propria residenza in un determinato ambiente sociale, di mettere le radici in quel determinato posto. Se, ad esempio, una persona si trasferisce dal proprio Stato d"origine in un altro Stato, si potrà affermare che ci si trova di fronte ad una residenza (quella nuova) che ha il carattere dell"abitualità valida ai fini del regolamento laddove emerga, da una serie di indizi e di elementi, che il soggetto abbia effettivamente voluto stabilire in questo nuovo Stato il centro principale della propria vita, della propria attività, di interessi, di affari e così via. Volontà che si potrà tradurre ad esempio con l"acquisto di una casa, con il miglioramento della propria posizione lavorativa rispetto a quella che aveva nello Stato di origine, con l"apertura di un conto corrente bancario, con la stipula di un mutuo, con l"iscrizione dei figli a scuola, con il trasferimento della moglie che in un primo momento era rimasta nell"altro Paese e così via. L"elemento soggettivo è importante perché può giocare un ruolo determinante quando l"elemento oggettivo non sia particolarmente rilevante. Ad esempio, nel caso in cui non vi sia un significativo periodo di residenza in uno Stato, si può ritenere che la residenza abbia il carattere dell"abitualità se si prova che il soggetto abbia effettivamente inteso mettere radici in quel determinato luogo.

E, al contrario, potrebbe anche succedere che, nonostante la prolungata residenza in un determinato Stato, si arrivi a considerare che il de cuius aveva mantenuto dei legami con il proprio paese di origine oppure con il paese della precedente residenza abituale. Rendendo così applicabile, seppur in via del tutto eccezionale come recita l"art. 21 comma II del regolamento, non la legge dello Stato in cui il defunto aveva residenza abituale ma la legge dello Stato in cui aveva, appunto, i collegamenti più stretti.

Un"altra eccezione alla unità della successione è determinata dal meccanismo del funzionamento del rinvio che, sul piano pratico, complica di non poco l"indagine della legge applicabile.

Infatti, tutte le volte che l"art. 21 (comma primo) designa come legge applicabile ad una successione la legge di uno Stato terzo (ovvero Stato non membro dell"Unione Europea o anche Stato membro dell"Unione Europea a cui però il regolamento non si applica come nel caso del Regno Unito), occorrerà prendere subito in considerazione le norme di diritto internazionale privato di quello specifico Stato (come prevede l"art 34 del regolamento).

Per fare un esempio. L"art. 21 reg. 650/2012 dichiara applicabile la legge della residenza abituale al momento della morte. Ipotizziamo che il defunto sia un italiano abitualmente residente in Inghilterra che abbia lasciato dei beni immobili in Italia nonché dei conti correnti bancari sparsi per il mondo. In questo caso è prima di tutto necessario valutare le disposizioni del diritto internazionale privato inglese in materia di successioni (richiamate dall"art.34 del regolamento) per comprendere quali siano i criteri di collegamento adottati dal diritto internazionale privato inglese per la determinazione della legge applicabile.

Nello specifico si tratta proprio di uno di quegli ordinamenti che adotta il sistema c.d. scissionista. Sistema che prevede che alla successione dei beni mobili si applichi la legge del domicilio del defunto (o meglio il suo domicile, nozione un po" diversa dal domicilio nostro e che coincide invece con la residenza abituale europea), mentre alla successione dei beni immobili si applichi la lex rei sitae, ovvero la legge del luogo in cui sono situati gli immobili stessi.

Nel nostro esempio quindi: (a) a ciascuno degli immobili della massa attiva si applica la legge locale (pertanto all"immobile in Italia si applica la normativa italiana); (b) mentre alla successione dei beni mobili (come la giacenza liquida), si applica la legge inglese (in quanto legge del domicilio del defunto), ovunque siano essi situati.

Di fatto, al di là dell"incrocio normativo, la gestione della successione inglese non presenta anomalie particolari fatto salvo per i legittimari, la cui mancanza di tutela aprirà certamente nuovi scenari. Se infatti nella propria scheda testamentaria il de cuius (che viveva in Inghilterra) lascia i propri beni a terzi, gli eredi legittimari non troveranno soddisfazione alcuna dei loro diritti nella legge applicabile alla successione. Eventualità a cui non soccorre nemmeno il rimedio del limite dell"ordine pubblico che impedirebbe l"applicazione di una legge straniera che contrasta con i principi fondamentali del nostro ordinamento: la questione della tutela dei legittimari infatti non è considerata una questione di ordine pubblico dal punto di vista dell"ordinamento italiano.

Quindi, quando il Giudice italiano si troverà ad amministrare una successione regolata dalla legge straniera che consente la violazione dei diritti dei legittimari (o che non conosce affatto una qualsiasi tutela dei legittimari o che la conosce in modo diverso da quella italiana), non la potrà disapplicare per contrarietà all"ordine pubblico interno.

L"unica ipotesi nella quale vi potrebbe essere un"apertura a tutela dei legittimari potrebbe riguardare il caso in cui ci si trovi di fronte a contesti che sono stati artatamente posti in essere dal defunto per evitare l"applicazione di una legge che altrimenti avrebbe dato ai legittimari quella tutela di cui il testatore stesso ha inteso privarli. Si tratta dell"ipotesi della frode alla legge: se il soggetto trasformasse il proprio patrimonio da immobiliare a mobiliare per evitare l"applicazione della lex rei sitae in favore della legge del domicilio per frodare i diritti dei legittimari, l"operazione potrebbe essere considerata in frode alla legge e, quindi, gli effetti della stessa potrebbero essere misconosciuti.

La questione dei legittimari è sempre stata debolmente affrontata in ambito internazionale ed anche oggi si ritiene che sia l"anello debole del regolamento 650/2012 perché le disparità esistenti tra le legislazioni dei vari Stati apriranno inevitabilmente ulteriori prospettive giudiziarie. Ci basterà sviluppare l"esempio del de cuius che vive in Inghilterra per comprenderne la portata. Supponiamo che abbia più di un figlio e che con testamento il padre abbia nominato erede universale il solo figlio maggiore. In base all"analisi che precede, gli altri figli, eredi pretermessi, potranno reclamare una quota ereditaria (la c.d. quota di riserva) solo sugli immobili siti in Italia che prevede la tutela dei legittimari mentre sui beni mobili, a cui si applica la normativa inglese, non potranno vantare alcuna pretesa successoria.

Un"ulteriore fonte di conflitti giudiziari deriverà sicuramente dalla applicazione del comma 2 dell"art.21. Ovvero il caso in cui, nonostante la residenza abituale in uno Stato, il de cuius abbia mantenuto legami stretti con un altro Stato (quello di origine o quello della precedente residenza). Eventualità che sarà necessariamente dibattuta tra gli eredi nelle aule giudiziarie attraverso la prova concreta (e non scontata) dell"elemento soggettivo, del legame anche psicologico del de cuius con il Paese diverso da quello di residenza abituale. Paese da cui naturalmente dipenderanno le sorti successorie degli eredi.



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