Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Anceschi Alessio - 2013-07-12

AL VIA LA RIFORMA DELLA LEGGE PENALE VATICANA - Alessio ANCESCHI

Con "motu proprio", Papa Francesco I ha varato la riforma del codice penale vaticano, rimasto fermo al periodo prebellico, fatta esclusione per alcune modifiche adottate principalmente nel 2010 sotto Benedetto XVI.

Fino ad ora, nello Stato Vaticano era rimasto in vigore il Codice Zanardelli del 1889, nella versione esistente al momento della creazione dello Stato Vaticano stesso nel 1929. D'altronde, in questi ultimi 80 anni, la Giustizia vaticana aveva avuto ben poche occasioni di fare ricorso alla legge penale, in considerazione della ristretta efficacia della stessa sotto il profilo soggettivo e geografico (la città del Vaticano conta una superficie di 0,44 kmq ed una popolazione di c.a. 830 individui, per lo più non residenti).

Ai sensi dell'art. 22 dei patti lateranensi, la legge italiana si applica in qualsiasi caso in cui il colpevole esca dal territorio vaticano ("quando l'autore del delitto si sia rifugiato nel territorio italiano") oltrechè in ogni caso, per quansiasi reato commesso nella piazza di s. Pietro, territorio che, ai sensi dell'art. 3 del trattato Vaticano, appartiene ufficialmente alla città del Vaticano ma che rientra nella giurisdizione italiana in ordine ai fatti illeciti che ivi si compiono.

Oltre a ciò, sempre ai sensi dell'art. 22 del concordato, le Autorità vaticane hanno sempre e comunque la possibilità di delegare il perseguimento dei reati commessi all'interno del territorio nazionale.

Và da sè, pertanto, che la giustizia penale vaticana trovi applicazione unicamente quando le autorità pontificie abbiano un proprio interesse a perseguire autonomamente i fatti illeciti verificatisi all'interno del proprio territorio nazionale, esattamente come è avvenuto nel recente caso "Vatileaks", che ha certamente imposto l'attuale rivisitazione delle norme penali vaticane.

Il nuovo codice penale vaticano tiene conto di tutte le più rilevanti riforme in materia di giustizia adottate nel corso degli ultimi 60 anni anche sotto il profilo internazionale. In particolare, risulta aver introdotto i crimini di guerra, i reati di terrorismo internazionale, le norme contro il riciclaggio internazionale, le norme contro la discriminazione razziale e la tutela dei minori, secondo i principi dettati dalle principali convenzioni internazionali in materia.

Il nuovo codice penale vaticano ha anche abolito la pena dell'ergastolo, oltre ad introdurre specifiche norme in tema di sottrazione di documenti e violazione dei segreti.

La giustizia penale vaticana è ancora organizzata secondo il modello del codice di procedura penale del 1913, nella versione esistente nel 1929, con le opportune modifiche di adattamento.

La riforma del codice penale vaticano non ha comportato l'introduzione di un nuovo codice penale bensì una rilevante modifica di quello preesistente. Per questa ragione, oltre che come fatto di cronaca, tale riforma non può essere considerato un valido strumento di comparazione per la riforma della nostra attuale codificazione penale (che certo ne avrebbe bisogno !!), anche in virtù del fatto  che la riforma vaticana introduce norme già presenti nella nostra legislazione.

Ben diverso, invece, è il caso della comparazione delal nostra legislazione penale con quella (ben più viva, rispetto a quella vaticana) della Repubblica di S. Marino, che oltre ad adottare una propria autonoma codificazione penale nel 1975, ha dato prova negli ultimi anni di anticipare riforme penali del tutto inedite ed ampiamente innovative che sono state fonte di ispirazione sia per la dottrina che per la legislazione italiana.

(A.A.)



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati