Articoli, saggi, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2014-07-05

ALCUNE RIFLESSIONI SUL DANNO ESISTENZIALE - Alessandro AMAOLO

Riceviamo da un nostro lettore e pubblichiamo.

Su alcuni passaggi - avvertiamo - le osservazioni di cui all"articolo si discostano dai punti di vista di "Persona e danno" o andrebbero comunque ritoccate: e lo stesso autore lo fa per primo, del resto, nello svolgimento del suo pezzo, sicché alla fine i conti della spesa tornano (bisogna dire) pressoché tutti.

Meglio comunque essere chiari fino in fondo: il danno esistenziale concerne non solo il sistema aquiliano, bensì anche il campo dell"inadempimento; si può parlare, volendo, di una "nuova categoria dogmatica", tenendo presente però come   la figura del d.e. esista in Italia da oltre trent"anni (in Cassazione dal 2000) ed abbia avuto in questo periodo migliaia di applicazioni, presso le nostre corti; il dolore interiore non rientra propriamente nel danno esistenziale, collocandosi piuttosto, nelle sue varie diramazioni, al centro del sottotipo "danno morale": il d.e. non va indennizzato ma prettamente risarcito; l" "equa riparazione" non c"entra, si tratta di responsabilità al 100%; non occorre che la presenza del d.e. risulti "oltre ogni ragionevole dubbio", bastando trattarsi, hic et nunc, di un riflesso logico o significativamente probabile dell"aggressione, tenuto conto delle circostanze del caso; non occorre che la lesione al fiore della vita quotidiana (mi passate quest"espressione?) sia stata "grave" - il codice civile nei suoi tremila articoli passa il tempo ad occuparsi di piccole cose (faremo un giorno un convegno per contarle tutte).

Altre affermazioni vanno senz"altro condivise: il diritto civile è il diritto delle persone; è giusto risarcire, beninteso non con milioni di dollari, il danno da vacanza rovinata;  bene prospettare il d.e. come una sorta di clausola generale (s"intende che dovrà essere stata lesa una posizione soggettiva importante, e non già pretestuosa o bagatellare); può anche essere accolta, con finalità di riscontro "idiosincratico", e di integrazione quantificatoria, la lettura che ammette la risarcibilità del d.e. anche quando vi sia già, presso la vittima, un danno biologico da risarcire (paolo cendon).

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Di recente, nel sistema aquiliano della responsabilità extracontrattuale (art. 2043 e ss. codice civile ) ha fatto ingresso il danno esistenziale come autonoma categoria di danno. Si tratta di un danno ontologicamente ed essenzialmente diverso rispetto al danno biologico. Infatti, il danno esistenziale è collegato anche ad un peggioramento permanente o temporaneo delle condizioni di vita di una persona ovvero ad un pregiudizio reale e concreto alle attività realizzatrici della persona umana.

Lo scrivente considera di poter definire il danno esistenziale proprio come una modificazione – trasformazione in peggio delle proprie abitudini di vita e delle relazioni interpersonali derivante dalla lesione di interessi costituzionali inerenti alla persona. Ritengo che alcune fra le caratteristiche più importanti che connotano il danno esistenziale sono rappresentate proprio dal dolore interiore e dalla significativa alterazione in pejus della vita quotidiana.

Nel nostro ordinamento la persona è al centro dell"ordinamento giuridico e riveste una posizione privilegiata essendo il centro di imputazione di interessi soggettivi ed oggettivi. Infatti, a mio avviso, il diritto civile è prima di tutto un diritto delle persone.

Il danno esistenziale va risarcito utilizzando dei criteri autonomi rispetto al danno biologico, proprio perché ci troviamo in presenza di una nuova categoria dogmatica che ha un campo d"azione diverso.

Pertanto, secondo lo scrivente, il danno esistenziale può essere indennizzato in via equitativa  allorquando risulti accertata, oltre ogni ragionevole dubbio, una compromissione  per le attività realizzatrici della persona umana. Nel caso di morte conseguente ad un incidente stradale, i parenti conviventi col   "de cuis" hanno diritto al risarcimento del danno per pregiudizio esistenziale dovuto alla perdita del rapporto parentale. Tale specifico danno, del quale deve esserne fornita la prova, mira a dare rilievo  alla persona nel complesso delle relazioni di carattere sociale e familiare (in tal senso si veda Cassazione civile , sez. III, sentenza 03.10.2013 n° 22585).

È, altresì,  risarcibile anche il danno non patrimoniale di tipo esistenziale richiesto in via equitativa dal viaggiatore in quanto, pur considerando le differenti sensibilità dei singoli, si ritiene oggettivamente giustificabile il suo riconoscimento a titolo di ristoro del danno da vacanza rovinata. Infatti, il predetto danno si ravvisa anche in mancanza di un"ipotesi di reato, per l"indubbio pregiudizio e disagio sopportato dal medesimo viaggiatore derivante dalla inevitabile rinuncia al viaggio programmato, e quindi, all"occasione di svago e divertimento. Inoltre, a tutto ciò si deve aggiungere il ristoro del fastidio e del malumore procuratogli dall"interruzione del viaggio e dalle ore di attesa in aeroporto senza informazioni certe.

In sintesi, sia l"impossibilità sopravvenuta che il minor godimento della vacanza ed i disagi sopportati dal turista a causa dell"inadempimento dell"agenzia di viaggi e/o del tour operator si estrinsecano in un danno non patrimoniale la cui risarcibilità è ammessa in base alla previsione dell"art. 13 della Convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio.

La forza espansiva del danno esistenziale ha dei riflessi anche nel danno per l"equa riparazione dovuto ad una irragionevole durata del processo (c.d. legge Pinto del 24 marzo 2001, n.89).  Altri riflessi applicativi si riscontrano nel danno esistenziale per la riparazione dell"errore giudiziario ed ingiusta detenzione (vedi Cassazione Penale, sezione IV, sentenza 22 gennaio 2004, n. 2050).

Quindi, tale nuova categoria dogmatica, a mio avviso, è destinata ad entrare sempre di più nel circuito e nel perimetro della responsabilità civile.

Pertanto, ritengo che, attualmente, all"interno del nostro ordinamento giuridico, si stia sempre più delineando, in termini precisi e definiti, la figura giuridica del danno esistenziale che può essere definito come "ogni pregiudizio (di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile) provocato sul fare areddituale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all"espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno". (Cassazione civile, sezioni unite, sentenza 24 marzo 2006, n. 6572).

In sintesi, affermo che il danno esistenziale, oltre che fonte di autonomo risarcimento per la persona, è una clausola generale ed aperta in grado di ricomprendere ed includere tutti quegli eventi della vita che arrecano un"offesa al godimento della qualità della vita per una persona.

Solo per fare alcuni esempi si pensi al chitarrista che, in conseguenza di un infortunio, perda l"uso delle dita di una mano, così come al calciatore che, in conseguenza di un serio incidente stradale, subisca una lesione permanente alle ossa delle gambe (es. frattura della tibia e del perone). Questi, senz"altro, avranno un danno biologico risarcibile, ma, secondo il modesto parere dello scrivente, anche un vero e proprio danno esistenziale che deve essere risarcito autonomamente e con criteri, parametri diversi rispetto a quello del predetto danno biologico. In breve, si può correttamente affermare come il danno esistenziale è in grado di offrire una tutela risarcitoria ulteriore per la persona umana, così come una maggiore dignità per la stessa all"interno della società civile.

In ultima analisi, il danno esistenziale derivante dalla lesione dei diritti inviolabili della persona, come tali costituzionalmente garantiti, è risarcibile a condizione che l"interesse leso abbia rilevanza costituzionale e che la lesione sia grave e che il danno non sia futile, ovvero non consista in meri disagi o fastidi ossia nella lesione di diritti del tutto immaginari. In particolare, il danno esistenziale non può mai ritenersi in "RE IPSA", ma va debitamente allegato e provato da chi lo invoca, anche attraverso il ricorso a presunzioni semplici. In conclusione, lo scrivente ritiene che il danno esistenziale non sia una mera duplicazione del danno biologico alla persona.

Tuttavia, non in tutti i casi il danno biologico costituisce il presupposto di quello esistenziale anche perché il cd. danno da vacanza rovinata, solo per fare un esempio pratico, non necessariamente provoca delle lesioni personali all"individuo.

In conclusione, lo scrivente ritiene di poter affermare che il danno esistenziale ed il danno biologico percorrono dei binari differenti e rispondono a logiche giuridiche diverse, anche se hanno come loro obiettivo comune quello della tutela dei diritti della persona all"interno del vigente ordinamento giuridico.



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