Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2017-05-25

All'amata di Carlo Betocchi - Maria Beatrice Maranò

L"almanacco odierno ci ricorda la scomparsa di Carlo Betocchi venuto a mancare a Bordighera, il 25 maggio 1986.

Considerato tra i più grandi poeti del Novecento è stato ingiustamente, molto spesso dimenticato anche nelle antologie scolastiche. Betocchi nell"interrogativo leopardiano del " Che fai tu luna in cielo?", ci fornisce una risposta religiosa attraverso quella percezione esistenziale che dovrebbe accomunare ogni uomo, quel senso di sproporzione tra la propria pochezza e miseria e l"anelito di verità totale a cui il nostro cuore aspira. La vera religiosità è riconoscere l"originaria dipendenza dall"Essere che ci ha fatto, che ci fa in ogni istante e verso cui tendiamo. Solo questa certezza incrollabile incontrata nell"esistenza può far amare all"uomo il proprio destino, vagheggiandolo come il punto dell"incontro finale.

La madre  sarà per lui un costante punto di riferimento per la sua fede, come accade per Ungaretti. In questa trama di rapporti Betocchi si accorge che ciò che manca maggiormente nella società contemporanea è l"essenza dell" "io", ed esprime molto bene questa mancanza nella poesia: "Ciò che occorre è un uomo" che recita così: "Ciò che occorre è un uomo/non occorre la saggezza, ciò che occorre è un uomo in spirito e verità; non un paese, non le cose ciò che occorre è un uomo un passo sicuro e tanto salda la mano che porge, che tutti possano afferrarla e camminare liberi e salvarsi". L"uomo ha necessità di riscoprire se stesso nella sua profondità, fondamento per vivere, per muoversi, per resistere alle intemperie della vita in cui sembra di essere sommersi dalle circostanze. Per cercare e poi trovare una mano che lo solevi e lo aiuti a rialzarsi, l"uomo deve passare dalla consapevolezza della sua bassezza e della sua caduta. Nella poesia "Della solitudine" sentiamo come Betocchi riesce a cogliere l"essenziale valore dell"attraversamento nella condizione umana di solitudine: "Io non ho bisogno che di te, solitudine; alta, solenne, immortale, dove più nulla è sogno. In questo deserto attendo l"implacabile venuta d"un"acqua viva, perché mi faccia a me certo". Mentre tanta poesia del Novecento ha esaltato il dubbio e l"insicurezza in cui l"uomo è immerso, per il crollo di tante certezze  Betocchi si stupisce di fronte alla esistenza concreta della realtà e scrive : " E godo la terra bruna, e l"indistruttibile certezza delle sue cose già nel mio cuore si serra: e intendo che vita è questa, e profondissima luce irraggio sotto i cieli colmi di pietà infinita". -

I fior d"oscurità, densi, che odorano
dove tu sei, s"aggirano nell"ombra,
un"altra luce sento che m"inonda
queste pupille che l"ombra violano.

Quale tu sei, non so; forse t"adorano
le cose antiche in me, tutto circonda
te in un giardino dove i sensi all"ombra
tornano ad uno ad uno che ti sfiorano.

L"esser più soli, e l"aggirarsi dove
tu non sei più, od in remota stanza
dentro al mio petto, quando lento piove

l"amor di te che oltre di te s"avanza,
forse sarà per questo il dir d"amore
più dolce dell"amore che ci stanca.(Carlo Betocchi)....All"amata



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