Articoli, saggi, Generalità, varie -  Anceschi Alessio - 2015-10-01

ALLE PORTE DEL FAST JUS - CONSIDERAZIONI SULLA RICERCA GIURISPRUDENZIALE RAPIDA - ANCESCHI Alessio

Si stiamo parlando proprio di "VOI", anzi di "noi", giuristi cibernauti del web !!

La modernità, si sà, agevola la vita ed impoltronisce. Il cibo non si prepara più ma si compra già fatto. Anche il diritto oramai, pare non si debba più apprendere e sapere ma "consumare" su internet, al pari di qualsiasi altra merce. Il diritto oramai, per taluni, direi per molti ... è oramai semplicemente una ricerca giurisprudenziale. La pensavano così tanti miei conoscenti, che nella vita riparano auto, hanno iniziato a pensarla così tanti clienti, che giungono sempre più numerosi nei nostri uffici con sentenze trovate su internet che parlano di banane quando il loro caso attiene a dei cocomeri.

Poi hanno iniziato a pensarla così tanti colleghi avvocati che ritengono che le cause vengano vinte da chi cita più giurisprudenza. Quanti I-Phone o tablet si vedono girare per le stanze dei Tribunali !! Non a caso si vendono sempre meno libri, non soltanto in generale, ma anche saggi rivolti ai professionisti. La "rapida ricerca giurisprudenziale", non solo sulle banche dati, ma anche su internet, dove effettivamente circola di tutto e dove accanto a siti seri e curati da professionisti (come questo !! n.d.r.) si trova vera e propria spazzatura giuridica creata dai nuovi hippy del cyberspazio.

Ultimamente, si sono dati alla "rapida ricerca giurisprudenziale", anche i Magistrati, che lo fanno talvolta, impunemente in udienza. Una loro possibile scusante è che sono anch'essi, talvolta, come gli avvocati, oberati di lavoro. Ma è una scusante che non scusa totalmente, tantopiù se poi le sentenze si fondano soltanto su quello o quell'altro precedente giuridico, applicato male.

Intendiamoci. Non che internet sia di per sè un male. Al pari di un'arma carica, in quanto "mezzo", internet, così come una qualsiasi banca dati giuridica, non è di per sè nè cattivo nè buono. Al pari di un'arma carica può essere utile. Al pari di un'arma carica è pericoloso e può essere usato male.

D'altronde, alla ricerca giurisprudenziale ci ha indirizzato sia l'esame da avvocato, sia, in modo diverso, il concorso di magistratura.

Sembra oramai che se non si trova il precedente giuridico, il DIRITTO non esista. L'avvocato od il magistrato diventa un'anima in pena, vagante nella buia oscurità. Eppure, come spesso accade, la luce talvolta non stà dove la si cerca ed il "buio" non stà in ciò che non si trova.

Sarà l'influenza di "LAW & ORDER" ma il giurista "trandy" e "figo" del XXI secolo, vuole la sentenza. Se non la trova, và nei matti. "Sentence", per il giurista che non deve chiedere mai !!!

Io francamente lascerei agli americani il loro diritto, anche perchè il caso "Kramer contro Kramer" suona meglio del caso "Cutolo contro Pioppini". Non serve ricordare che l'ordinamento giuridico della patria del diritto (a volte viene da vergognarsi a pensarlo !!) è fondato sul diritto e non sul precedente giuridico. Attenzione: ho detto "diritto" e non sulla "legge" perchè si tratta di due concetti diversi.

Anche l'applicazione della legge, infatti, non deve prescindere dai principi giuridici che vi stanno dietro, dei criteri interpretativi, della ratio delle norme giuridiche. Aspetti sempre più sfuggevoli anche ai poco onorevoli politici, prima ancora che ai poco eccellenti giuristi.

Diversamente l'applicazione della legge "coi paraocchi" (o completamente bendati !!), "ad oca", come dicono dalle mie parti, oppure alla "Io robot", come dico io, diventa soltanto uno scimmiottamento del diritto e si traduce in un vero e proprio STUPRO del diritto stesso.

Il diritto non è un insieme di leggi, come non è un'accozzaglia di precedenti giuridici. Il precedente giuridico richiamato a sproposito (perchè chi và di fretta legge spesso soltanto la massima, senza entrare nel merito), oppure applicato in casi totalmente antitetici a quelli ai quali il diritto deve essere applicato, così come la mera applicazione di una norma giuridica al di fuori del suo contesto logico, sistematico, storico, NON E' applicazione del diritto. E' follia, stoltezza e talvolta abuso.

Chi ha studiato il diritto sà che l'applicazione del diritto, la "giurisprudenza" è un'altra cosa. Il diritto si fonda sui principi giuridici, sulle "ratio" normative, sulla corretta applicazione dei criteri applicativi che sono la bussola e la carta nautica della ricerca giuridica. Il nostro diritto non è fondato sull'esistenza di un precedente giuridico, che al limite può "supportare" una tesi piuttosto che un'altra, quanto più su criteri strabilianti ed immortali (come la "buona fede", "la diligenza del buon padre di famiglia", la "responsabilità", il "consenso" e tanti altri) sui quali sono ordinate (e devono essere applicate) le norme giuridiche. Tutto ciò che definisce quello che io personalmente chiamo "buon senso", merce oramai rara tanto quanto i libri di diritto.

Diversamente il diritto potrebbe essere applicato anche dal macellaio, dai ciabattino o da una macchina del caffè. Mi rattrista vedere giovani studenti di giurisprudenza o giovani praticanti, studiare i precedenti senza sapere il diritto. E' come leggere un libro scritto in finlandese (ma senza sapere il finlandese) cercando di capirne il contenuto dalle figure. Ma i giovani sono scusati dal fatto di essere cresciuti a pane sintetico e videogiochi. Terrorizza poi il pensiero che tra qualche anno essi saranno chiamati a governare e ad applicarlo il diritto !!! Meno comprensibili (e scusabili) sono invece quelli più adulti, avvocati oramai avviati e Magistrati (giovani o vecchi) che pur essendosi formati alla scuola del diritto "vero", pur essendo culturalmente preparati, si abbandonano ai facili barbagli del "fast jus" compiendo folli stupri del diritto che poi diventa materiale di ricerca per altre menti vuote.



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