Articoli, saggi, Intersezioni -  Tornesello Giulia - 2014-05-31

ALLE RADICI DEL DANNO ESISTENZIALE, PARTE TERZA - Giulia TORNESELLO

Vorrei raccontare la verità.

Scrivere una post-fazione al pezzo 02/02/14 "ALLE RADICI DEL DANNO ESISTENZIALE: MEDICO, PAZIENTE, RAPPORTO DUALE NON PARITARIO" – Giulia TORNESELLO  ( parte seconda ) è dovuto a diversi stati d"animo che si sono succeduti dentro di me dopo la pubblicazione della storia di una amica e della sua malattia che si snoda a distanza di tre anni; la prima parte è stata pubblicata nel 2011. Pochi giorni fa, la seconda.

La reazione/postfazione è stata suggerita dallo spiritello malizioso che in me è ancora sveglio (anche se stanco da morire) e più che mai dopo la scrittura di articoli come questi due che abbisognano di tutela come figli fragili buttati nell"etere appena reciso il cordone ombelicale.

L'occhio asciutto

L"interrogarsi di oggi riguarda il tipo di relazione che si instaura con chi ha intelligenza, volontà propositiva, capacità di aggregare intorno ad un"idea, ad un progetto di cura, le capacità altrui di coraggio, di lucidità, di sofferenza accolta. Le tipologie sono diverse.

Particolarmente foriera di paradossi è la vicenda esistenziale che si dipana attorno alla creatività di una mente medica lucida, geniale perché quasi "promiscua" per tutto ciò che riguarda gli interessi legati al suo ruolo che sono tanti e vivi.
Questa mente è aperta a tutte le possibilità tranne una: non fare giorno dopo giorno tutto ciò che vuole e deve fare.
Dovrebbe coniugare dunque nel suo "entourage" e poi nel rapporto con il paziente tatto ed immediatezza. Allora.

Si sta dicendo che, in una situazione data, vi sono persone che assai più di altre (con le quali pure agiranno in stretta relazione) conoscono profondamente le strutture e la realtà delle forze che le condizionano.

E se queste persone pongono l"onore della loro intelligenza nel non abbandonarsi mai a sentimenti rumorosi o generici?

Succede che il silenzio sottintende un moralismo che alla intelligenza ed all"intensità spirituale di altri deve parere insopportabile.
Trovarsi con lui/lei, non sarà più possibile: questa persona non "sopporta" più i discorsi "generali". Allora non resta che l"ironia per mascherare il dispiacere. Da dire sarebbe in realtà: «Quando ti vedo soffro come di una sconfitta comune, di una capitolazione che è anche mia». È cattiva la persona che dice questo? Allora se non amiamo i toni alti, ben venga l"ironia. Leggera ma non inconsistente, altra cosa dal sarcasmo amaro, dallo sberleffo, dall"umorismo. Le splendide Lezioni Americane di Calvino ne sono un esempio. Leggera "come un uccello, non come una piuma, è l"ironia".
Ebbene lo spiritello pragmatico ironico mi ha portata dritta dritta alla magistrale e suggestiva lezione di Adorno.
"L"occhio asciutto".

Scrive Adorno: "… l"occhio asciutto" vede con particolare acume le cose lontane ma non DISTINGUE quelle vicine e, quel che è peggio, non percepisce affatto, fra queste, "gli occhi umidi" degli altri". Da Dickens ad Orwell. Illusione e paura. In tema e con questo titolo è stato scritto un libro, ma è del 68 ed il lettore gentile se è troppo giovane, di sicuro non lo conosce.
Ma devo ammettere pure che dal commento del testo, mi è arrivato un momento di felicità, quella che deriva dalla promessa dell"Altro di vedere. Di cercare di vedere. E allora si incominci a guardare da vicino…

Il tatto intorno a questioni delicate si trasforma in asciutta indifferenza e dunque le persone cominciano, non senza ragione, a reagire con ostilità al tatto? Il tatto "emancipato", inoltre, manca l"individuo e finisce per fargli torto?

Etica manageriale

La leggerezza con la quale l"argomento di questo micro saggio sarà condotto mette in chiaro che per comprensibile non si intende necessariamente facilmente comprensibile, ma qualcosa che sia esente da complicazioni non necessarie, che non abbia nulla che possa oscurare ciò che comunica, nulla che confonda ciò che affermi o ne pregiudichi la comprensione.

E ben comprensibile, sol che lo si voglia, è il detto ed il non detto nell"intervista rilasciata dal Dott. Mario Colombo Direttore Generale dell"Istituto Auxologico milanese. Centro di ricerca e cura a carattere scientifico. (News Auxologico n.1)

Ecco:

è cambiato il ruolo del medico?

Dal mio punto di vista, di amministratore di un ente sanitario, osservo un percorso, non ancora concluso, volto ad arricchire il bagaglio delle tradizionali competenze cliniche del medico con una serie di conoscenze e strumenti che fino a pochi anni fa erano prerogative di altre discipline. Penso che il medico debba essere prima di tutto in grado di affrontare con competenza e coscienza i problemi di salute del paziente e su questa base professionale e culturale, indispensabile, debba anche maturare competenze gestionali e relazionali adeguate al ruolo ricoperto nell"organizzazione. Del resto anche il percorso formativo del medico sta cambiando, sia a livello di Facoltà di Medicina, sia a livello di formazione post laurea dove sono sempre maggiori le occasioni per il medico di confrontarsi non solo con approfondimenti clinici, ma anche con temi di spiccata natura gestionale.

Quindi al medico si chiede di essere anche un po" manager?

[…una vocazione lavorativa, dove le competenze professionali devono essere consolidate con lo studio e l"esperienza, ma nello stesso tempo continuamente aggiornate in funzione della scoperte della medicina e dell"innovazione tecnologica. Ad esempio, proprio l"innovazione tecnologica che contraddistingue in modo significativo l"evoluzione degli strumenti diagnostici, porrà sempre di più il medico di fronte alla necessità di aggiornamento e di conoscenza, ma anche di fronte alla necessità di graduare le sue scelte in funzione di una pluralità di opzioni, cui sono legate anche risvolti gestionali ed economici differenti per il servizio sanitario. In un sistema di risorse non infinite e di continua crescita dei costi della sanità, l"utilizzo consapevole delle risorse non è solo un problema clinico e gestionale, ma anche etico…

L"attività di ricerca cosa può fare per migliorare il sistema?

Un grande medico e ricercatore italiano, il prof. Veronesi, ha coniato una frase che è emblematica: dove si fa ricerca si cura meglio. Sicuramente la ricerca medica è il motore del progresso delle cure mediche. Non bisogna però dimenticare che la ricerca, per dimostrare poi i suoi effetti benefici, non deve essere limitata ai settori tradizionali quali la scoperta dei meccanismi di funzionamento del nostro organismo, l"individuazione di nuove molecole per produrre farmaci, l"innovazione negli strumenti diagnostici (TAC-PET; Risonanze Magnetiche, ecc) ed in quelli terapeutici (Tomoterapia, Ciberknife). Per tradursi in benefici maggiori per la collettività la ricerca deve estendersi anche a settori relativamente più nuovi, quali quelli della organizzazione e gestione dei servizi sanitari, dell"economia sanitaria e della biostatistica.

Neologismi in ambito sanitario: sono preso...

Sono preso. Ma cosa vai a pensare, il Professore sarà preso. Perdona il lungo silenzio sono presissimo…..

È stato il fashion globalizzato ad avere l"idea di adoprare il neologismo preso come sinonimo di superoccupato vip. Agenda griffata stracaricarica di appunti nomi date. A seguire un "sono preso" che dilaga dal marketing al management: sono presi gli archistars sono presissimi i managers abbastanza presi gli opinionisti gli intellettuali presenzialisti. Poi questa patologia sociale ha acquisito una contagiosità irrefrenabile: il sono preso globalizzato è stato adottato persino nella fascia medio-alta della sanità.

Ma.

Ecco la stranezza: l"infermiere, per dire, non è preso: lui continua a lavorare anche oltre l"orario per le emergenze. Lamenta stanchezza, superlavoro con la stretta delle assunzioni, manca il compleanno del piccolo figlio, la gita fuoriporta per un turno cambiato d"improvviso. È occupato, stanco, si butta a dormire. Eppure continua a guardare da lontano la sofferenza spicciola, quella sulla quale si china si china si china. E la mente cerca di scacciarla ma è lì sino a che non si addormenta. L"infermiere ha gli occhi umidi e vede gli occhi umidi degli altri senza alcun potere decisionale.

Il preso dantesco

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,

prese costui de la bella persona
che mi fu tolta….( DIVINA COMMEDIA INFERNO CANTO QUINTO)

Così nel senso alto dantesco. Bene l"infermiere, l"insegnante che la DIVINA COMMEDIA la conosce e la legge, loro non dicono mai di esser presi. O lo sono talora, forse spesso, alcuni.

Per gli altri per i nuovi presi bisognerebbe proporre qualcosa oggi, subito, magari una petizione per multa sull"uso improprio della parola, non "tassa"no, la tassa di soggiorno per costoro è uno status symbol un sospiro leggero che sigla l"esser presi; ma del senso proprio, quello di Dante, qui non c"è traccia ( g.t.)

NOTA A MARGINE

Per chi avesse voglia di leggerli ecco i link degli altri due pezzi del TRITTICO sul rapporto medico paziente

pubblicato domenica 02/02/14 "ALLE RADICI DEL DANNO ESISTENZIALE: MEDICO, PAZIENTE, RAPPORTO DUALE NON PARITARIO" – Giulia TORNESELLO    Tornesello Giulia ( parte seconda )

http://www.personaedanno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=44475&catid=235&Itemid=487&contentid=0&mese=02&anno=2014



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