Articoli, saggi, Generalità, varie -  Fedeli Giuseppe - 2014-09-18

ALLE RADICI DELLA VITA - G.FEDELI

"Nell'amore si compie il paradosso di due esseri che diventano uno pur restando in due" (E. Fromm, "Avere o essere?")

Un padre che c"è, ma non c"è. Un figlio che lo cerca, e non lo trova. E quando alla fine riesce a trovarlo, lo fa suo trucidandolo. Dicono che il genitore bevesse, e non di rado alzasse il gomito, e il figlio avesse avuto in passato problemi legati all"assunzione di stupefacenti, di dipendenza. A ciò aggiungasi la grave malattia di cui soffriva la madre del giovane, affetta da sclerosi multipla. Al menù non mancava nulla. E gli alterchi tra i due erano all"ordine del giorno. L"ultimo, quello decisivo, fatale, perché la tv concionava ad un volume insopportabile, da sfondare i timpani. Meglio farlo fuori, ci si mette pure lui a invadere il mio spazio sacro, vuole destituirmi del potere sovrano che la maestra televisione mi dispensa attimo dopo attimo, come del resto ogni diavoleria elettronica. Io volevo guardare la tv come mi pareva e piaceva, al volume massimo, perché è l"unica precettrice in questa casa dove non si vive, ma si finge di farlo. E lui me lo voleva impedire. Così mi sono levato di torno il problema, annientandolo, facendolo a pezzi e sbarazzandomene definitivamente, gettandolo dentro il bidone della spazzatura.

"Sfamiglia", così definisce la fenomenologia lo psichiatra Crepet: la tivù cattiva maestra, metteva in guardia in tempi non sospetti Popper. Ma non addentriamoci in dispute e disquisizioni di sapore sociologico, che in un frangente così tragico potrebbero suonare ancor più odiose e importune di quanto spesso, in realtà, non siano. Il fatto è che, di là del muro, c"era una persona in carne e ossa. Purtroppo (horribile dictu!...) fungibile, come la moneta sonante, come un paio di scarpe, come un programma televisivo. Surrogabile a proprio piacimento, quando va bene. Perché è anche possibile farne a meno, facendola sparire dalla faccia della terra. Pontifica uno dei tanti psicologi clinici: "La mancata risoluzione del Complesso di Edipo produce la non insorgenza strutturata del Super Io e, nello stesso tempo, la regressione patologica alle dinamiche religiose del complesso medesimo. Si tratta del fallimento della funzione regolatrice del complesso edipico a livello di meccanismi di interiorizzazione, e quindi di individuazione, del conflitto inconscio, caratterizzato dall"osservazione delle tensioni tra Io e Super Io. Questo fallimento può assumere la configurazione di Complesso di Edipo freddo, la quale può articolarsi nelle dinamiche del parricidio e deicidio". Sarà vero? Anche le scienze umane vanno avanti, travolgono le intuizioni pregresse, in un furore, spesso, iconoclasta. Di questi padri ostili parleranno Hesse e Musil, che ricorderanno punizioni e percosse, mentre l´ultimo schiaffo dato dal padre morente condizionerà la vita di Zeno Cosini. Ma in mezzo ai padri devoti o violenti di Cuore, al gelido padre di "Incompreso", in mezzo ai Freud ed a quel topos del dissidio generazionale che fu la lettera al padre di Franz Kafka affiora umile la figura di Geppetto, così vicino al figlio Pinocchio da dargli la vita, facendola gemmare da un ceppo inanimato.

Il parricidio: nella mitologia greca era il segnale più tremendo dell"hybris: e la mitologia nasce da Urano, e da un rapporto padre-figli fatto di odio e rivalità. I titani, capeggiati da Crono, spodestarono e mutilarono il padre Urano. Di converso, Crono, temendo di perdere il trono per mano di uno dei figli, li ingoiava appena nati. Presso gli antichi Romani, il parricidio era delitto innominabile e imperdonabile. Ma importa conoscerne l"evoluzione, e, nel caso di specie, la (presunta) eziopatogenesi?

Si è tanto, anche troppo parlato di morte del padre, di rovesciamento delle figure parentali di riferimento per tentare di spiegare il perché di un gesto all"apparenza assurdo, contronatura, contro il proprio sangue. Anche le colonne prima o poi si sgretolano ai colpi di maglio della storia.

Dicono bevesse il genitore, e tarmasse la vita al figlio. Dicunt. Ma il figlio? Vogliamo magari immolarlo pure sull"altare delle vittime, sull"altare della patria, sul trono degli eroi orfani d"un mondo, della radice stessa della vita? Quando alla libertà non sono posti limiti, succede questo. Quando la scala di valori regredisce al gradino più basso, allora non esiste più nulla, né santi né padri né un dio a cui agganciarsi, arpionandolo in un tentativo ultimo quanto disperato d"ingraziarsene i favori. Tutto è morto, anche Dio, lo aveva preconizzato, a un dipresso un paio di secoli or sono, il padre del nichilismo e dell"ubermensch (oltreuomo). Proviamo piuttosto pietà, nel senso nobile del termine, quello appunto coltivato magno animo dai nostri progenitori. Non inchiodiamo anzitempo questo ragazzo parricida, figlio di un"epoca scellerata, alla sbarra degli imputati, alla gogna mediatica. La giustizia faccia bensì il suo corso, ma questo ennesimo fatto di cronaca nera serva a tutti come monito per riflettere su una temperie, che rischia di smarrire, oltre al senso del Sé, la sua stessa ragion d"essere.

Uccide il padre, lo taglia in cinque pezzi con una sega e ne getta il cadavere in un bidone della spazzatura. Il raccapricciante delitto è avvenuto in un quartiere di Verona.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati