Legislazione e Giurisprudenza, Obbligazioni, contratti -  Cristofari Riccardo - 2013-11-03

ALLE S.U. LUSUCAPIBILITÀ DELLAZIENDA - Cass. Civ. Ordinanza 11902/2013 - Riccardo CRISTOFARI

Al Supremo Collegio nel suo più ampio consesso è demandata la questione di massima di particolare importanza consistente nello stabilire «se l'azienda sia usucapibile come bene unitario, distinto dai singoli beni che la compongono».

La risposta positiva all"accennato quesito si scontra, da un lato, con l"art. 810 c.c., a norma del quale «sono beni le cose che possono formare oggetto di diritti» e il cui significato, almeno secondo la ricostruzione preferibile, è quello di identificare l"oggetto dei diritti reali – e, dunque, anche del possesso che di tali diritti costituisce l"immagine – nei beni cosa, cioè nelle porzioni del mondo fisico o nelle entità percepibili con i sensi; dall"altro, con il concetto di azienda, della quale fanno parte non solo beni-cosa, ma anche entità diverse: si pensi, volendo esemplificare, all"avviamento.

Sebbene il dibattito sia ancora aperto, è, semmai, possibile considerare bene unitario l"universalità di mobili (art. 816 c.c.), alla quale, però, non è riconducibile, per le ragioni accennate, l"azienda.

Il tema è quello, vecchio di migliaia di anni, del significato giuridico da attribuire al fenomeno di cui all"art. 816 c.c.

A tal riguardo, si può, intanto, osservare che le situazioni soggettive, e dunque anche il diritto di proprietà, conoscono, come si sa, non solo i momenti della nascita e della estinzione, ma anche quelli della modificazione. La vicenda modificativa, in particolare, si realizza in virtù di fatti diversi, al cui verificarsi la situazione soggettiva subisce un mutamento, che può tradursi in una limitazione o in una variazione che tocca il soggetto o l"oggetto.

Ad una vicenda modificativa che interessa l"oggetto del diritto di proprietà sembra dar luogo anche il fatto descritto dall"art. 816 c.c.

In tal caso, la destinazione unitaria che il soggetto imprime alla pluralità di cose che gli appartengono pare – o, meglio, è parsa a chi scrive (Cristofari R., Vendita di beni mobili (universalità di mobili), in Il diritto privato nella giurisprudenza a cura di Paolo CENDON, La vendita, UTET, 2007, volume V, Capitolo XVII, 393-420) – capace di provocare una modificazione degli oggetti dei singoli diritti di proprietà, che, sotto il profilo giuridico, sembrerebbero perdere la loro individualità per dar luogo a quella entità che prende il nome di universalità di mobili (si noti che la disposizione in esame è collocata nel capo I, del titolo I, del libro III del c.c., dove sono contenute le norme che riguardano le caratteristiche essenziali dei beni-cose). La vicenda modificativa relativa agli oggetti, al contempo, sembra reagire sui diritti che si convertono in un diritto unico di proprietà avente quale riferimento oggettivo l"universalità.

Quanto sostenuto non sembra trovare smentita nell"art. 816, 2° co., c.c., a norma del quale «le singole cose componenti l"universalità possono formare oggetto di separati atti e rapporti giuridici». Essendo l"unione tra le singole cose, nel caso dell"universalità, soltanto ideale, è evidente che a far, per così dire, riacquistare un"autonoma consistenza al diritto di proprietà sulla cosa singola, così da consentirne l"esercizio, non occorra necessariamente un"operazione di carattere materiale che incida sulla fisicità del complesso (come è, invece, necessario, ad esempio, per le cose specifiche composte nelle quali l"unione dei vari elementi è di ordine materiale), ma sia sufficiente che questa formi oggetto di «separati atti e rapporti giuridici».



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