Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-08-08

AMAZING GRACE

Inghilterra, XVIII-XIX secolo.

Sir William Wilberforce fu eletto come deputato del Parlamento britannico e l"impegno della sua vita fu combattere per la causa in cui credeva: l'abolizione della schiavitù.

In un tempo in cui gli schiavi non erano considerati nemmeno esseri umani, ma venivano trattati come bestie, ed il commercio degli stessi era ritenuto lecito e normale, Wilberforce lottò contro la volontà della maggioranza politica ed il sentire comune dei contemporanei, anno dopo anno, sconfitta dopo sconfitta, dedicando a questo scopo la sua intera esistenza, i suoi talenti, le sue risorse, la sua salute anche.

Ci vollero 46 anni (46 anni di proposte di legge, raccolta di prove, sconfitte, aggressioni, minacce, delusioni e petizioni), ma, alla fine, il 26 luglio 1833 la schiavitù venne definitivamente abolita nelle colonie Britanniche.

Wilberforce aveva vinto!

Tre giorni dopo morì. Ma aveva visto avverarsi il suo sogno e la storia cambiare percorso, per sempre.

E' una storia vera.

Ne hanno tratto anche un film (un bel film, secondo me...con un fascinoso attore ad interpretarlo!).

Sembrano storie del passato. Eppure sono meno lontane di quanto non appaia.

Ancora esistono – incredibile! - razzismo, discriminazione, schiavitù. Sfruttamento, omofobia, sperequazioni, disparità, miseria, povertà, emarginazione.

In molteplici forme ed a vari livelli.

A volte in sottofondo, appena percepibili. Altre volte addirittura gridati, ostentati quasi.

Non siamo poi così civili ed evoluti come ci sentiamo.

Non è stato già fatto tutto. C'è ancora molto da fare.

Sono tante le battaglie ancora da combattere.

Sembrano discorsi un po' datati, forse, ed invece è proprio così: non è tardi, è sempre il momento giusto per combattere le battaglie contro le ingiustizie.

D'altro canto, ancora ai giorni nostri pure esistono eroi romantici, inspirati, puri di spirito, che dedicano la loro esistenza a nobili ideali. Senza clamore, con riserbo ed impegno continuo e costante.

Non sono solo nei film. E non sono solo quelli del passato.

Vi è ancor'oggi chi non esita a propugnare i diritti di coloro che non hanno voce, a parlare per quelli che non possono farlo.

Chi combatte nobili battaglie in favore dei deboli, dei fragili, dei disabili, dei bambini, degli anziani, dei "flippatelli"...

E lo fa in chiave moderna e con strumenti attuali, per raggiungere risultati ed obiettivi concreti.

Convegni, proposte di legge, istituti giuridici nuovi, contributi significativi alla formazione e diffusione della cultura del diritto, come ad un vero e proprio rinnovamento culturale, sociale e civile, prima ancora che giuridico.

E il diritto assume una dimensione umana.

Non importano (o non solo) i principi, le teorie.

Ciò che conta sono le persone: come stanno in concreto, la loro realtà, la quotidianità, la dimensione esistenziale in cui vivono, le difficoltà pratiche di ogni giorno, le piccole cose, ed i diritti lesi, gli abusi subiti.

A tutto ciò il diritto deve dare una risposta.

Una risposta reale, effettiva, sensibile ed illuminata, che trascenda e vada anche al di là delle mere astrazioni dogmatiche.

Queste ultime, anzi, devono essere piegate, quasi, alla primaria esigenza di protezione e tutela delle persone, in un'ottica costituzionalmente orientata di garanzia dei diritti inviolabili dell'uomo.

Questi Signori ci sono ancora.

E sono un dono prezioso, una benedizione, un privilegio.

Esempio ed ispirazione per tutti noi.

Grazie Paolo!



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