Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2015-03-11

AMMINISTRATORE DELLA COMUNIONE: QUALE LEGITTIMAZIONE AD AGIRE? - Riccardo MAZZON

l'amministratore della comunione

anche se nominato giudiziariamente, è privo della legittimazione ad agire in giudizio

manca, in materia di comunione, una disposizione, analoga a quella prevista per l'amministratore del condominio dall'art. 1131 c.c., che, in via eccezionale, attribuisca a questi il potere di agire in giudizio sia contro i terzi che nei confronti dei condomini

L'amministratore della comunione, anche se nominato giudiziariamente - ai sensi dell'art. 1105 c.c. -, è privo della legittimazione ad agire in giudizio mancando, in materia di comunione, una disposizione, analoga a quella prevista per l'amministratore del condominio (cfr. paragrafo 16.1. del capitolo sedicesimo del volume "La responsabilità nel condominio dopo la riforma", Riccardo Mazzon, 2013) dall'art. 1131 c.c., che, in via eccezionale, attribuisca a questi il potere di agire in giudizio sia contro i terzi che nei confronti dei condomini:

"l'amministratore della comunione non può agire in giudizio in rappresentanza dei partecipanti contro uno dei comunisti, se tale potere non gli sia stato attribuito nella delega di cui al comma 1 dell'art. 1106 c.c., non essendo applicabile analogicamente - per la presenza della disposizione citata, che prevede la determinazione dei poteri delegati - la regola contenuta nel comma 1 dell'art. 1131 c.c., la quale attribuisce all'amministratore del condominio il potere di agire in giudizio sia contro i condomini che contro terzi" (Cass., sez. II, 25 febbraio 1995, n. 2170, GCM, 1995, 447 - nei confronti di uno dei comunisti, in rappresentanza degli altri: Cass., sez. II, 11 luglio 2006, n. 15684, GCM, 2006, 7-8).

Si confronti, in argomento, anche la seguente pronuncia, laddove è previsto che, nelle vicende del rapporto di locazione, l'eventuale pluralità di locatori integra una parte unica, al cui interno i diversi interessi vengono regolati secondo i criteri che presiedono la disciplina della comunione e tale disciplina consente di delegare, ad un amministratore la gestione del bene comune e la rappresentanza anche processuale della comunione nei confronti dei terzi; nel qual caso l'amministratore acquisisce il potere di svolgere le medesime attività di amministrazione che spettano, per legge, ai singoli compartecipanti, nell'interesse ed a tutela dei detti beni,

"compreso il potere di intimare la disdetta del contratto di locazione e di rappresentare la comunione nel relativo giudizio di opposizione" (Cass., sez. III, 17 luglio 2002, n. 10394, GCM, 2002, 1257).



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