Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2017-02-09

Amministratore di unazienda agricola condannato per abbandono di animali – Trib. Campobasso, 4.4.2016, Dr. Scarlato – Annalisa Gasparre

L"imputato, amministratore unico di un"azienda agricola, è stato condannato per detenzione di 33 animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttivi di gravi sofferenze.

In particolare, 4 cavalli adulti, 2 pony, 1 asino, 1 bardotto, 8 bovini e 17 caprini venivano custoditi in una stalla realizzata su un terreno della società chiusa dall"esterno con dei lucchetti, totalmente priva di luce in quanto le aperture erano chiuse con laterocemento e altro materiale, con impianto elettrico fatiscente e non funzionante, con presenza di spuntoni di ferro e muri divelti idonei a cagionare lesioni, con il pavimento coperto di letame ed il fieno adagiato su quest"ultimo, senza dispositivi di abbeveraggio.

L"accertamento operato dal Corpo forestale aveva permesso di constatare le condizioni incompatibili in cui gli animali vivevano. Di qui l"imputazione di abbandono di animali.

Uno spettacolo agghiacciante quello narrato dai testi che riferivano di "una stalla completamente chiusa al buio, tant"è vero che non c"era nemmeno l"energia elettrica, da bere non ce ne stava perché i contenitori erano bucati, il mangiare è stato accertato che era proprio in condizioni pessime, tant"è vero che poi è stato smaltito in azienda. Gli animali vivevano fino al ginocchio affossati o nel fango o letame che stava nella stalla". Tali pessime condizioni venivano confermate anche dal veterinario della ASL dell'Unità Operativa di Igiene degli Allevamenti intervenuto in loco. Quest"ultimo constatava varie problematiche riguardanti sia le condizioni strutturali, che le condizioni degli animali, oltre che l"esistenza di un problema gestionale incidente proprio sulla salute degli animali stessi. Invero, non si conosceva la finalità dell"allevamento e lo stato nutrizionale degli animali era scadente, dato anche l"evidente stato di abbandono di alcuni alimenti.

Inoltre, sul piano probatorio, il Tribunale richiama la copiosa documentazione fotografica che  evidenzia perfettamente la condizione di sovraffollamento degli animali in ambienti inidonei, privi di luminosità, carenti di tutto il necessario per il loro sostentamento e, soprattutto, le gravi condizioni igieniche.

Quanto ai presupposti per la configurabilità del reato di cui all"art. 727 co. 2 c.p., il Tribunale precisa che è necessario accertare che le condizioni incompatibili siano anche produttive di gravi sofferenze (Cass. III, 3.7.2015 n.36377). Aggiunge, in proposito che la detenzione di animali in stato di sovraffollamento in relazione alle dimensioni e al metraggio dei ricoveri utilizzati e in condizioni igieniche disastrose, quali la convivenza su sostrato di feci solide e liquide, integra il reato de quo, in quanto condotta idonea ad incidere sulla sensibilità dell"animale ed a provocarne dolore (a tacere del fatto che sia i Forestali che il veterinario dell'ASL rilevarono e documentarono i tagli presenti sul corpo degli animali, verosimilmente causati dagli spuntoni di ferro).

Negate le circostanze attenuanti generiche, l"imputato è stato condannato. Purtroppo la sentenza non consente di conoscere la sorte degli animali.

In tema di reati contro gli animali e attività venatoria, volendo, Gasparre, Diritti degli animali. Antologia di casi giudiziari oltre la lente dei mass media, Key Editore, 2015.

Trib. Campobasso, Sent., 04/04/2016

IL TRIBUNALE

in persona del GIUDICE Dr. Gian Piero SCARLATO alla pubblica udienza del 15 marzo 2016 ha pronunziato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente:

SENTENZA

F.F., nato a C. il (...) ed ivi residente - elett.te domiciliato in Campobasso c/o avv. ___

LIBERO - ASSENTE

IMPUTATO

- reato p. e p. dall'art. 727 c.p. , poiché, nella veste di amministratore unico della società B.M. srl, deteneva n. 4 cavalli adulti, n. 2 pony, n. 1 asino, n. 1 bardotto, n. 8 bovini e n. 17 caprini, per un totale di 33 animali in condizioni incompatibili con la loro natura e tali da cagionare agli stessi gravi sofferenze; in particolare, tutti gli animali venivano custoditi in una stalla realizzata su un terreno della società B.M. srl, sito in Campobasso in ____, complessivamente di mq 236,25 chiusa dall'esterno con dei lucchetti, totalmente priva di luce in quanto le aperture erano chiuse con laterocemento e altro materiale, con impianto elettrico fatiscente e non funzionante, con presenza di spuntoni di ferro e muri divelti idonei a cagionare lesioni, con il pavimento coperto di letame ed il fieno adagiato su quest'ultimo, senza dispositivi di abbeveraggio.

In Campobasso, dall'08.03.2013, data del primo sopralluogo.

Con l'intervento del P.M.O. Dr.ssa Antonella CIRELLI e dei difensori di fiducia per l'imputato gli avv.ti ____ e l'avv. ___.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con decreto emesso dal P.M. in data 17 gennaio 2014, F.F. veniva citato a giudizio per rispondere del reato riportato in epigrafe.

All'udienza del 3.6.2014, controllata la regolare costituzione delle parti, dichiarato aperto il dibattimento e raccolte le richieste di prova, il tribunale pronunciava l'ordinanza ex art. 495 comma 2 c.p.p. ; quindi, il 9.12.2014, venivano assunte tutte le prove orali e documentali e, dopo alcuni differimenti, all'odierna udienza, le parti procedevano alla discussione finale e rassegnavano le conclusioni innanzi trascritte.

La documentazione acquisita e le deposizioni raccolte hanno consentito una chiara ricostruzione dei fatti da cui è scaturita l'imputazione di abbandono di animali a carico di F.F..

Il Sov.te del Corpo Forestale dello Stato, P.D., ha infatti raccontato in aula che l'8 marzo 2013 - data del primo sopralluogo - aveva compiuto un accertamento presso l'azienda agricola B.M. s.r.l., con sede in C. in via ____, il cui amministratore era F.F..

Dall'esito di tale accertamento si era potuto constatare che gli animali detenuti dalla B. vivevano in condizioni incompatibili con la loro natura e tali da cagionare agli stessi gravi sofferenze.

In particolare, tutti gli animali -nel numero di 33 fra bovini, equini ed ovini- venivano custoditi in una stalla realizzata su un terreno complessivamente di mq 236,25 chiusa all'esterno con dei lucchetti, totalmente priva di luce in quanto le aperture erano chiuse con latero cemento e altro materiale, con impianto elettrico fatiscente e non funzionante, con presenza di spuntoni di ferro e muri divelti idonei a cagionare lesioni, con il pavimento coperto di letame ed il fieno adagiato su quest'ultimo, senza dispositivi di abbeveraggio ("Le pulizie zero, una stalla completamente chiusa al buio, tant 'è vero che non c'era nemmeno l'energia elettrica, da bere non ce ne stava perché i contenitori erano bucati, il mangiare è stato accertato che era proprio in condizioni pessime, tant 'è vero che poi è stato smaltito in azienda. Gli animali vivevano fino al ginocchio affossati o nel fango o letame che stava nella stalla" - pag. 5).

Tali pessime condizioni venivano confermate dal teste N.A., il quale pure eseguì degli accessi presso la ___ in qualità di veterinario della ASL dell'Unità Operativa di Igiene degli Allevamenti.

Questi, infatti, potette personalmente constatare la presenza di vari problemi presso l'azienda controllata, riguardanti sia le condizioni strutturali, che le condizioni degli animali, oltre che l'esistenza di un problema gestionale incidente proprio sulla salute degli animali stessi.

Il teste ha precisato, sul punto, che non si conosceva la finalità di questo allevamento e che lo stato nutrizionale degli animali era scadente, dato anche l'evidente stato di abbandono di alcuni alimenti.

La copiosa documentazione fotografica prodotta evidenzia benissimo la condizione di sovraffollamento degli animali in ambienti inidonei, privi di luminosità, carenti di tutto il necessario per il loro sostentamento e, soprattutto, le gravi condizioni igieniche.

Eclatante è poi il raffronto fra quanto documentato fotograficamente in occasione degli accertamenti e lo stato dei luoghi risultante all'esito dei primi interventi di ristrutturazione.

Alla stregua degli accertamenti compiuti - che stando alle varie testimonianze raccolte risultano essere almeno una decina - dalla documentazione fotografica e dalle deposizioni raccolte in dibattimento, questo giudicante ritiene di poter affermare la responsabilità penale di F.F. in ordine al reato ascrittogli.

Ed invero, in merito alla configurabilità della contravvenzione di cui all'art. 727, comma secondo, c.p. , giova precisare che la norma sanziona non la semplice detenzione degli animali in condizioni incompatibili con la loro natura, ma richiede anche che le stesse siano produttive di gravi sofferenze (Cass. III, 3.7.2015 n.36377).

E però, la detenzione di animali in stato di sovraffollamento in relazione alle dimensioni e al metraggio dei ricoveri utilizzati e in condizioni igieniche disastrose, quali la convivenza su sostrato di feci solide e liquide, integra il reato de quo, in quanto condotta idonea ad incidere sulla sensibilità dell'animale ed a provocarne dolore.

A tacere del fatto che sia i Forestali che il veterinario dell'ASL rilevarono e documentarono i tagli presenti sul corpo degli animali, verosimilmente causati dagli spuntoni di ferro (pagg. 5 e 10).

Passando così all'esame delle questioni concernenti il trattamento sanzionatorio da irrogare in concreto, ritiene il tribunale che F.F., siccome già gravato da precedenti, non meriti il riconoscimento delle attenuanti generiche; valutati quindi tutti i criteri di cui all'art. 133 c.p. , stimasi equo condannarlo, nell'alternativa offerta dal legislatore, alla pena di Euro 6.000,00 di ammenda.

Alla condanna segue per legge il pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

visti gli artt. 533 e 535 c.p.p. , dichiara F.F. colpevole del reato ascrittogli e lo condanna alla pena di Euro 6.000,00 di ammenda, oltre al pagamento delle spese processuali; motivi riservati in giorni trenta.

Così deciso in Campobasso, il 15 marzo 2016.

Depositata in Cancelleria il 4 aprile 2016.



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