Articoli, saggi, Generalità, varie -  Ricciuti Daniela - 2015-06-19

AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO: PER CHI (ANCORA) NON LA CONOSCE - Daniela RICCIUTI

L'Amministrazione di sostegno è stata istituita ex novo, dopo un iter parlamentare durato quasi vent"anni, con la l. 6/2004, che l'ha inserita nel corpo del codice civile (artt. 404 - 413), proseguendo il percorso normativo riformatore incominciato nel 1978 con la legge Basaglia e volto a dare effettività ai valori costituzionali che impongono la piena tutela dei diritti dei soggetti deboli.

Con lessico normativo moderno, civile, gentile, ci si riferisce non a soggetti incapaci, bensì a "persone prive in tutto o in parte di autonomia nell'espletamento delle funzioni della vita quotidiana", e che la legge ha "la finalità di tutelare con la minore limitazione possibile della capacità di agire", "mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente" (art. 1 della legge n.6).

L'ambito di applicazione riguarda la fascia più debole (insieme ai minori) di utenza dell'intervento giudiziario, e quindi quella che va "servita" per prima, quella i cui diritti vanno particolarmente garantiti dal giudice, altrimenti finirebbero per essere di fatto negati. Motivo per cui i diritti delle persone deboli si pongono al vertice della gerarchia dei diritti, i quali non sono tutti uguali, secondo la corretta interpretazione del principio di uguaglianza/ragionevolezza.

Di qui la reinterpretazione del ruolo del giudice (tutelare) nel senso di una funzione caratterizzata preminentemente dall'aspetto dell'espletamento di un servizio, più che dell'esercizio di un potere.

La disciplina dell"Amministrazione di sostegno mira ad attuare, direttamente e modernamente, sul piano della legislazione, i principi costituzionali che sanciscono i valori fondamentali dei diritti inviolabili dell'uomo, dell'uguaglianza, della salute (artt. 2, 3 e 32 Cost.).

L'istituto di protezione de quo (lungi dalla concezione meramente difensiva dei vecchi istituti, ma anche fortemente coercitiva nel caso dell"interdizione) mira a svolgere una funzione "promozionale" della persona fragile: lo scopo è di farla sbocciare (parafrasando Pablo Neruda) come "la primavera fa con i ciliegi".

I riflettori sono puntati non più soltanto sulla sfera patrimoniale del beneficiario, quanto sulla persona, sui suoi "bisogni", sulle sue "aspirazioni", di cui "nello svolgimento dei suoi compiti l'amministratore di sostegno deve tenere conto" (art. 410 c.c.).

Protagonista è la persona del beneficiario, in tutta la sua dimensione esistenziale, che si compone, come per tutti, di sfere diverse - personale, patrimoniale, sanitaria - tra loro intimamente intrecciate, come i diversi fili che compongono quel braccialetto dei bambini, lo scooby-doo.

E' uno strumento flessibile, che può e deve adattarsi e modularsi alle mutevoli necessità del beneficiario, deve calzargli addosso come "un abito su misura" , "una risposta ad hoc, confezionata 'su misura' per le necessità del beneficiario" (dice il prof. Cendon, padre dell'AdS).

Non conta la causa dell'impedimento, quello che limita e blocca la persona. Può trattarsi delle più varie fragilità personali: disabilità mentale o fisica; senilità; anoressia; prodigalità; dipendenze: tossicodipendenza, alcolismo, ludopatia; etc.

Ciò che conta - a prescindere dalle ragioni, dunque - è la necessità di aiuto, di supporto, di protezione: di sostegno.

E sostegno diventa la "parola chiave" in una nomenclatura che (l'ispiratore del)la legge ha voluto ricercatamente burocratica (amministrazione), con lo scopo di far dimenticare ciò che non va, di cancellare il marchio dell'incapacità, di eliminare ogni eco di stigma.

Un istituto dal valore ancora fortemente innovativo, dunque, che guarda al futuro e, una volta tanto, fa "stare avanti" l'Italia, in questa materia, rispetto al resto d'Europa.

L'esperienza decennale dell'AdS ha evidenziato tanti aspetti positivi ed esempi forieri di speranza: la passione e l"impegno di magistrati, cancellieri, avvocati, amministratori locali, assistenti sociali, medici, psichiatri, ecc. I volontari, le persone comuni, il "terzo settore", il "privato sociale". Prassi "virtuose" e patti inter-istituzionali tra Tribunali ed Enti locali socio assistenziali e sanitari.

Eppure, a distanza di oltre un decennio, l'illuminato disegno riformatore non ha trovato completa attuazione.

Risposte inadeguate e (quel che è peggio) diverse e diversificate sono state date dalle Istituzioni giudiziarie al programma egualitario/emancipatorio costituzionale ed alle prescrizioni del legislatore ordinario attuativo.

Vi è ancora certa parte della magistratura, meno illuminata, minoritaria per fortuna, che addirittura continua ad applicare la vieta misura dell'interdizione.

In altri casi ci si arrocca su posizioni rigide e formalistiche, che mal si conciliano con lo spirito elastico, sensibile, generoso della legge istitutiva dell'AdS (ad esempio, imponendo l"obbligo dell"assistenza tecnica per la presentazione dei ricorsi, in contrasto con la ratio di semplificazione ed agevolazione dello strumento).

Certo non aiuta lo stato di difficoltà degli uffici giudiziari italiani: deficit organizzativi, mancanza di risorse umane e materiali, irrazionalità della geografia giudiziaria e della distribuzione degli organici.

Tali criticità, disfunzioni ed ostruzioni del sistema potrebbero essere agevolmente risolte attraverso la costituzione di Sportelli per gli AdS, ossia punti di assistenza, ramificati sul territorio, in grado di moltiplicare le risorse ausiliarie di assistenza del giudice e semplificarne il lavoro.

Attualmente, infatti, è sul giudice tutelare che ricade la massima parte del carico, che è ovviamente più ampio e complesso di quello che non sarebbe laddove si optasse per soluzioni standardizzate ed incuranti delle specifiche e mutevoli esigenze dei singoli casi individuali.

Tale gravoso carico sarebbe di molto alleggerito se fosse, appunto, istituito apposito ufficio amministrativo deputato allo svolgimento dell'intera procedura (id est ricorsi, rendiconti, istanze per la straordinaria amministrazione e per i trattamenti sanitari, etc.): così l'apporto del G.T. potrebbe essere del 20-30%, a fronte del 70-80% attuale, e del resto si occuperebbe lo sportello.

Ai difetti di uniformità applicativa nell'interpretazione giudiziale e negli approcci gestionali degli operatori, si tenterà di dare risposta mediante la predisposizione di Linee Guida aggiornate sull'Amministrazione di sostegno.

Il prof. Cendon sta all'uopo coordinando un gruppo di lavoro interdisciplinare nell"ambito dell"Osservatorio ministeriale sulla disabilità, di cui è membro (http://www.personaedanno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=47383&catid=140).

Ultimo aspetto, ma non meno importante (anzi forse il più importante!): la necessità dell'abrogazione dell'interdizione.

Istituto autoritario ed oppressivo, questo, fondato sulla negazione delle capacità e sulla esclusione della persona dichiarata incapace e malata abituale di mente, e perciò in contrasto con le Convenzioni internazionali sui diritti umani e con la nuova cultura di rispetto e riconoscimento di capacità e potenzialità di ogni essere umano al di là della sua condizione.

In tal senso la proposta di legge, Atti Camera, XVII legislatura, n. 1985, in tema di "Modifiche al codice civile e alle disposizioni per la sua attuazione, concernenti il rafforzamento dell"amministrazione di sostegno e la soppressione degli istituti dell"interdizione e dell"inabilitazione" (anch'essa ispirata - come quella poi divenuta la L. n. 6/2004 - da Paolo Cendon. In allegato).

Ci si augura che tale iniziativa trovi presto il dovuto sbocco legislativo, e porti così a compimento l'illuminato percorso normativo riformatore incominciato nel 1978 con la legge Basaglia e proseguito con la legge del 2004 istitutiva dell'AdS. Quale migliore coronamento per un simile percorso che non l'eliminazione di un tale "rottame" che ci disonora come Paese e che mortifica la dignità della persona umana? (in tal senso è stata sollecitata anche l'attenzione della Presidenza della Repubblica: http://www.personaedanno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=47495&catid=139).



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