Articoli, saggi, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-05-12

AMORE E MORTE. DISCUSSIONI, CONFRONTI E RISSE: VINCERE, CONVINCERE, AGGREDIRE - Mario IANNUCCI

Marina Valcarenghi è una psicoanalista che lavora nel carcere di Milano Opera. In un recente articolo su un quotidiano ha fatto cenno alla sua esperienza terapeutica con i sex-offenders ristretti nella "sezione protetta" di quel carcere, sottolineando come ella sia riuscita a portare non pochi detenuti, condannati per reati sessuali, ad apprezzare compiutamente il disvalore morale dei reati, facendo loro compiere un percorso terapeutico/trattamentale che ha ridotto drasticamente i tassi di recidiva. Diversi di quei detenuti, dunque, sono stati restituiti alla convivenza civile. In quell"articolo Marina Valcarenghi sosteneva che, l"apprezzamento del valore e del limite della giustizia aveva fatto molto bene a quei sex-offenders seduttori di minorenni, mentre l"impunità di chi induce alla prostituzione altre minorenni, e ne ottiene i favori sessuali, fa molto male alla Giustizia e all"intera società. Marina Valcarenghi, in un altro articolo, ha inoltre asserito che le discussioni, che si collocano fra il silenzio della rinuncia e l"aggressione aperta della rissa, farebbero invece molto bene alla società stessa. Vorrei approfondire il legame che esiste fra questi due argomenti. Lo faccio anch"io a partire dalla mia lunga esperienza clinica, come psichiatra psicoanalista, nei luoghi di detenzione.

Il funzionamento della psiche umana, nella sua parte inconscia, non ammette vie di mezzo, come ci insegnano il caso reale di Anders Breivik, il mass murder di Oslo/Utøya, e quello non meno "reale" di Moosbrugger ne L"uomo senza qualità. La moderazione pulsionale è una sovrastruttura che si introduce per il necessario inserimento dell"uomo nell"ordine sociale/morale. Troppo poco ci si interessa delle pulsioni e dei loro destini. Ci piace credere che non sia vero che "se l"umanità potesse fare un sogno collettivo, sognerebbe Moosbrugger" (un omicida seriale di prostitute). Eppure non si capisce granché della società, e della psicologia delle masse, se si scotomizza una semplicissima verità: ῎Ερως e Θάνατος sono la duplice faccia di una stessa moneta e su tutta la vita dell"uomo si stende ineludibile la pulsione di morte. Ecco perché non mi scandalizzo di fronte al mio paziente ultrasettantenne che, isolato e infelice, cerca una impossibile consolazione e una reale dissoluzione (anche della sua vita) nel contatto fisico con ragazzini del vicinato (facciamo esempi un po" più crudi e reali, che non siano soltanto quelli della seduzione di ragazzine quasi diciottenni da parte di anziani, che aspirano magari ad essere immortali, ad essere padri della patria). E" indubbiamente la legge a fare il peccato. Oscar Wilde, alla fine dell"ottocento, venne imprigionato a Reading per omosessualità. La pederastia, come tutti sanno, non era davvero un reato fra gli antichi greci, che pure adottavano leggi severe contro la pedofilia. Anche se il nostro inconscio non si assoggetta certo docilmente al cogito dei giuristi (nulla pena sine culpa, nulla culpa sine crimine, nullum crimen sine lege), tuttavia la nostra coscienza vi si deve assoggettare ed è indispensabile che la Giustizia punisca con rigore coloro che violano le leggi. Non c"è bisogno del Vecchio Testamento perché il giudice ingiusto sia esecrato, dall"uomo che intenda vivere in una società civile, come il peggiore dei mali.

Ecco perché le discussioni, così come i processi giudiziari, è indispensabile che abbiano delle regole, dei limiti e delle forme stabilite. Considerando soprattutto che, se è vero che lo stile è l"uomo, Jaques Lacan e il nostro inconscio ci insegnano che la frase la si può scrivere anche con l"apostrofo (l"ostile è l"uomo). Tutti noi vogliamo non solo convincere l"altro, ma anche vincerlo, sottometterlo, annientarlo. I vari gradi della sublimazione spostano l"asticella di questa tendenza trasgressiva sempre più in alto. Ecco perché le sfide che maggiormente amo sono quelle dei Giordano Bruno, dei Galileo e degli Einstein, ma anche quelle del bravo muratore, dell"ottimo chirurgo costretto ad emigrare, del funzionario ministeriale che conosce a menadito il suo difficile mestiere. Molto meno mi interessano le piccole sfide degli aspiranti padri della patria.



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