Legislazione e Giurisprudenza, Interdizione, inabilitazione -  Sarri Alessandra - 2016-02-16

ANCORA INTERDIZIONE, SOPRATTUTTO SE IL PATRIMONIO DELL'INTERDICENDO E' COSPICUO-Trib. Roma, n. 8194/15- Alessandra SARRI

Amministrazione di sostegno / interdizione

condizioni per la dichiarazione di interdizione, perizia

forme di interlocuzione eccessivamente circoscritte possono non ritenersi adeguate alla tutela dell'interessato

Il Tribunale di Roma con sentenza n. 8194 del 2015 ha dichiarato l"interdizione di una persona anziana alla quale era stata accertata un"alterazione patologica della realtà psichica dalla quale deriva una totale incapacità di curare i propri interessi, dopo aver escluso la nomina di un amministratore di sostegno.

Il Tribunale di Roma chiamato a scegliere la miglior protezione possibile fra le diverse misure dell"interdizione e dell"amministrazione di sostegno ha ritenuto di dover applicare la prima sulla scorta dell"interpretazione dell"art. 415 c.c., ultimo comma, fornita dalla recente giurisprudenza di legittimità, in base alla quale la scelta lasciata alla discrezionalità del Giudice non può fondarsi sul grado di infermità psichica del destinatario del provvedimento ma  deve esser correlata al tipo di attività che deve esser compiuta in nome del beneficiario della protezione.

Pertanto se l"attività da porre in essere a tutela del beneficiario è minima e estremamente semplice, oltre ad esser tale da non pregiudicare gli interessi del soggetto, vuoi per la scarsa consistenza del patrimonio disponibile, vuoi per la semplicità delle operazioni da svolgere e per l"attitudine del soggetto protetto a non porre in discussione i risultati dell"attività di sostegno, si opterà per la nomina di un amministratore, in considerazione della maggiore flessibilità ed agilità dello strumento dell"amministrazione di sostegno.

Per converso, ove si tratti di un"incapacità di provvedere ai propri interessi e di gestire un"attività di una certa complessità ovvero nei casi in cui appaia necessario impedire al soggetto da tutelare di compiere atti pregiudizievoli per se,  l"interdizione appare l"unico strumento idoneo ad assicurare quella adeguata protezione degli interessi della persona che la legge richiede.

Il Tribunale nella parte motiva della sentenza richiama il ragionamento espresso in una recente sentenza della Corte di Cassazione la n. 18171 del 26 luglio 2013 nella quale è stato evidenziato il rilievo dato alla complessità delle decisioni anche quotidiane imposte dall"ampiezza, consistenza e natura del patrimonio del beneficiario, caratterizzato anche da rilevanti partecipazioni azionarie, presenti in entrambe le fattispecie analizzate dal Tribunale e dalla cassazione.

La sentenza della Corte di Cassazione richiamata, ritenendo la misura dell"interdizione maggiormente idonea ai fini di una maggior conservazione del patrimonio e della sua utile gestione, aveva confermato la sentenza della Corte d"Appello di Catania che aveva a sua volta confermato la pronuncia di primo grado con la quale era stata dichiarata l"interdizione a una persona anziana alla quale era stata formulata la diagnosi di demenza senile caratterizzata da una riduzione della capacità cognitiva, poi giustificata dalla complessità delle esigenze di amministrazione ordinaria e straordinaria dovute alla ingente consistenza patrimoniale.

Secondo la Corte quindi la scelta della protezione non opera in base al grado più o meno intenso di infermità o di impossibilità del soggetto di attendere ai propri interessi, ma piuttosto ponendola in correlazione con la complessità delle decisioni anche quotidiane  imposte dall"ampiezza, consistenza e natura del patrimonio.

Sostanzialmente secondo la recente decisione della Corte di Cassazione richiamata dal Tribunale di Roma, la flessibilità dell"amministrazione di sostegno e la conseguente predisposizione di parziali limitazioni ai poteri di gestione del patrimonio, non sarebbero adeguate a fronteggiare la oggettiva complessità della gestione data dalla elevata consistenza patrimoniale e correlata con la riscontrata " incapacità di comprendere e ricordare cose semplici e quotidiane", dovendo proteggere l"individuo dal compimento di atti pregiudizievoli  a se medesimo .

La sentenza del Tribunale di Roma si conforma integralmente alla precedente sentenza citata della cassazione ed ad altre dello stesso tenore (vedi cass civ. n. 13584 del 12.6.2006 ), senza tener conto:

- quanto all"ipotesi della persona che possa compiere atti per se stesso nocivi, che l"art. 411 c.c. consente di estendere all"amministrazione di sostegno decadenze ed effetti propri dell"interdizione, ossia quella che è stata definita come amministrazione " incapacitante" che ha una potenzialità di tutela e protezione massima, seppur da riservare ai soli casi in cui risulti indispensabile.

- quanto invece agli atti complessi e relativi a patrimoni importanti che è possibile nominare come amministratori di sostegno dei professionisti, magari affiancandoli , come avviene in molti casi, ad un amministratore appartenente alla rete familiare del beneficiario, come anche la conflittualità potrà esser arginata con la nomina di un amministratore esterno, anche in questo caso dotato di una professionalità.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati