Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Mazzotta Valeria - 2015-12-04

ANCORA SUL COMODATO: NON CESSA CON LA SEPARAZIONE CONIUGALE- CASS. 24618/2015 - Valeria MAZZOTTA

Separazione dei coniugi

Casa famigliare concessa in comodato dai parenti non va restituita ad nutum, perchè, anche a crisi coniugale in atto, permangono le esigenze abitative della famiglia.

La casa famigliare concessa in comodato dai parenti a di uno dei coniugi resta alla moglie separata, assegnataria  dell"immobile, poichè se il comodato è senza termine, per effetto della concorde volontà delle parti, si è impresso allo stesso un vincolo di destinazione alle esigenze abitative familiari che permane anche oltre la separazione dei coniugi.

Nel caso di specie le cognate, sostenendo l"esistenza di un bisogno imprevisto, chiedono all"ex nuora in restituzione la casa concessa in comodato verbale e senza termine dai loro genitori alla donna e al marito, adducendo che quest"ultimo aveva sottoscritto atto di transazione con il quale esprimeva parere favorevole alla restituzione dell"immobile. Si difende la donna sostenendo che la casa era stata concessa in comodato per soddisfare le esigenze famigliari e che il marito aveva aderito al rilascio nella delicata fase della separazione coniugale giudiziale.

Il tribunale respinge la domanda delle cognate ma la Corte d"Appello riforma la sentenza, sostenendo che il contratto di comodato poteva ritenersi risolto per mutuo consenso, bastando quello prestato dal marito.

La Corte di Cassazione, tuttavia, con la sentenza n. 24618 del 3 dicembre 2015, confermando il proprio orientamento in materia, ribalta la decisione sostenendo che ove il comodato di un bene immobile sia stato stipulato senza limiti di durata in favore di un nucleo familiare (nella specie: dal genitore di uno dei coniugi) già formato o in via di formazione, si versa nell'ipotesi del comodato a tempo indeterminato, caratterizzato dalla non prevedibilità del momento in cui la destinazione del bene verrà a cessare. Infatti, in tal caso, per effetto della concorde volontà delle parti, si è impresso allo stesso un vincolo di destinazione alle esigenze abitative familiari (e perciò non solo e non tanto a titolo personale del comodatario) idoneo a conferire all'uso - cui la cosa deve essere destinata - il carattere implicito della durata del rapporto, anche oltre la crisi coniugale e senza possibilità di far dipendere la cessazione del vincolo esclusivamente dalla volontà, ad nutum, del comodante.

Del resto, la specificità della destinazione impressa per effetto della concorde volontà delle parti, è incompatibile con un godimento contrassegnato dalla provvisorietà e dall'incertezza, che caratterizzano il comodato cosiddetto precario, e che legittimano la cessazione "ad nutum" del rapporto su iniziativa del comodante, con la conseguenza che questi, in caso di godimento concesso a tempo indeterminato, è tenuto a consentirne la continuazione anche oltre l'eventuale crisi coniugale.



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