Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Gasparre Annalisa - 2015-02-14

ANCORA SULLA CORRELAZIONE ACCUSA-SENTENZA - Cass. pen. 5735/15 - A.G.

Abbiamo già affrontato il tema su questa Rivista, con articolo, "A PROPOSITO DI PRINCIPIO DI CORRELAZIONE TRA ACCUSA E SENTENZA" del 22.12.2014 e nuovamente il 2.1.2015 "CORRELAZIONE ACCUSA-SENTENZA: A PROPOSITO DI ANIMALI" - Cass. pen. 41905/2014.

Si propone qui un estratto della sentenza Cass. pen. n. 5735/2015 dove, molto incisivamente, si precisa lo stato dell'interpretazione pretoria.

"nella valutazione della corrispondenza tra pronuncia e contestazione deve tenersi conto non soltanto del fatto descritto nell'imputazione, ma pure di tutte le ulteriori risultanze probatorie portate a conoscenza dell'imputato e che hanno formato oggetto di sostanziale contestazione, in modo tale che questi abbia avuto modo di esercitare le sue difese sull'intero materiale probatorio posto a fondamento della decisione .... la violazione del principio ... viene a configurarsi nel caso in cui il fatto ritenuto in sentenza si trovi, rispetto a quello contestato, in rapporto di incompatibilità ed eterogeneità, dando luogo ad un vero e proprio stravolgimento dei termini dell'accusa, a fronte dei quali l'imputato è impossibilitato a difendersi". Per quanto riguarda la Convenzione EDU, il rispetto del principio del contraddittorio "che deve essere assicurato anche in ordine alla diversa definizione giuridica del fatto, in conformità all'art. 111, comma secondo, Cost., integrato dall'art. 6 Convenzione europea, come interpretato dalla Corte EDU, richiede soltanto che la diversa qualificazione giuridica non avvenga nei confronti dell'imputato che, per la prima volta e, quindi, senza mai avere la possibilità di interloquire sul punto, si trovi di fronte ad un fatto storico radicalmente trasformato in sentenza nei suoi elementi essenziali rispetto all'originaria imputazione, di cui rappresenti uno sviluppo non previsto. In conseguenza di ciò si è ritenuta la insussistenza della violazione dell'art. 521 cod. proc. pen. quando la diversa qualificazione giuridica del fatto si configuri come uno dei possibili epiloghi decisori del giudizio, secondo uno sviluppo interpretativo assolutamente prevedibile e l'imputato ed il suo difensore abbiano avuto nella fase di merito la possibilità di interloquire sui contenuti dell'imputazione, anche attraverso l'ordinario rimedio dell'impugnazione".

Nel caso in cui vi sia un'opposizione a decreto penale di condanna, come nel caso affrontato in concreto dalla Suprema Corte, si è affermato che "nel caso in cui, a seguito della richiesta di giudizio immediato o abbreviato o di applicazione della pena, il decreto penale venga revocato, il giudice può dare al fatto contestato una diversa qualificazione giuridica a condizione che l'imputato abbia avuto la possibilità di interloquire sul punto e non si trovi di fronte ad un fatto storico radicalmente trasformato nei suoi elementi essenziali e tale da rappresentare un inaspettato sviluppo dell'originaria contestazione".



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