Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2015-09-25

ANCORA SULLA RESPONSABILITA' MEDICA: ASSICURAZIONE, EQUIPE, ALLOCAZIONE, VIGILANZA - Riccardo MAZZON

contratto di assicurazione che copra i danni causati dall'Azienda sanitaria locale e dai suoi dipendenti

intervento chirurgico in équipe

allocazione inadeguata, consenso informato, vigilanza, rivalsa

E' legittima la clausola, apposta a un contratto di assicurazione, che copra i terzi dai danni causati tanto dall'Azienda sanitaria locale, quanto dai suoi dipendenti (di conseguenza, econdo la pronuncia che segue, una polizza che coprisse la responsabilità civile della Asl non poteva non coprire necessariamente sia la responsabilità diretta per fatto proprio, sia quella indiretta per fatto altrui):

"è legittima una clausola apposta a un contratto di assicurazione che copre i terzi dai danni causati dall'Azienda sanitaria locale e dai suoi dipendenti. Infatti l'Azienda, in quanto datrice di lavoro, è comunque responsabile nei confronti dei terzi per il fatto dei propri dipendenti e commessi, ex art. 1228 e 2049 c.c." (Trib. Roma, sez. XII, 2 marzo 2005, Redazione Giuffrè, 2005).

Dei danni conseguiti ad intervento chirurgico, è responsabile l'intera équipe (chirurgo, assistente, ferrista, etc.):

"il chirurgo è responsabile per violazione degli obblighi di diligenza professionale, a nulla rilevando la domanda di regresso verso la Asl, attuale datrice di lavoro, in quanto per i debiti delle disciolte Usl risponde soltanto la Regione, non ha neppure rilievo la chiamata in causa della Regione, quale successore della disciolta Usl. Infatti posto che il datore o il committente sono responsabili verso i terzi per i danni arrecati dai propri dipendenti, certamente non sono tenuti a rivalere il dipendente per quanto causato al terzo danneggiato a titolo di risarcimento. L'assistente è responsabile in quanto ogni membro di équipe non è esonerato dal controllo e dalla vigilanza in particolare quando si verifichino circostanze che lascino temere contegni altrui non conformi a perizia e diligenza che annullino l' aspettativa di un comportamento corretto, ovvero qualora tra i compiti specifici spettanti ad alcuno tra i membri del gruppo, rientri proprio quello di sorveglianza e di controllo dell'operato altrui. Il ferrista è responsabile per omissione di prudenza dettata dalle "leges artis"" (Trib. Roma 10 marzo 2004, Redazione Giuffrè, 2005).

Si confrontino, inoltre, le seguenti pronunce, rilasciate in relazione a danni subiti da una paziente minorenne, affetta da schizofrenia, favoriti da un'allocazione inidonea del reparto,

"la struttura sanitaria, pubblica o privata, risponde dei danni subiti da una paziente minorenne affetta da schizofrenia la quale, favorita da un'allocazione inidonea del reparto, e da una dimenticanza del personale, si lanci nel vuoto in preda a stato delirante, trovando la morte" (Trib. Monza 22 ottobre 2001, GM, 2001; GM, 2002, 752),

consenso informato (cfr., amplius, capitolo ottavo del volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012),

"l'esecuzione di un intervento medico senza il consenso della paziente e senza una preventiva informazione in merito ai rischi integra un fatto illecito che lede sia il diritto all'autodeterminazione che quello alla salute. Dell'illecito rispondono il personale medico che lo ha eseguito e l'ente presso cui quest'ultimo opera, rispettivamente ai sensi degli art. 2043 e 2049 c.c." (Trib. Milano 14 maggio 1998, NGCC, 2000, I, 92; RCP, 1999, 487; RCP, 1998, 1623),

tentato suicidio di paziente (in una fattispecie di invalidità, riportata in conseguenza di un tentativo di suicidio, in assenza di personale ospedaliero, da parte di una paziente ricoverata per malattia mentale, con la consegna di continua sorveglianza),

"ai fini della responsabilità di una Usl per lesioni riportate per omissione di vigilanza da un paziente durante il ricovero ospedaliero è irrilevante il carattere volontario ed obbligatorio del trattamento sanitario praticato in concreto, non potendo quest'ultimo condizionare l'obbligo di sorveglianza da parte del medico e del personale sanitario, basato sulla stessa diagnosi dei sanitari, sulle precise prescrizioni affidate al personale infermieristico e sulla loro mancata osservanza" (Cass. civ., sez. I, 10 novembre 1997, n. 11038, GCM, 1997, 2116; DResp, 1998, 388; Ragiusan, 1998, 3-4, 179; RIML, 1999, 593),

diritto di rivalsa, con pronuncia nel senso che, qualora un ente ospedaliero (ovvero un'Unità sanitaria locale, dopo l'attuazione della l. 23 dicembre 1978 n. 833 istitutiva del servizio sanitario nazionale) venga condannato al risarcimento del danno subito da un assistito, per fatto colposo del proprio dipendente (nella specie, lesioni personali provocate da un medico nell'esecuzione di un intervento), e poi agisca in rivalsa nei confronti del dipendente medesimo,

"la relativa controversia spetta alla cognizione della Corte dei conti, atteso che la giurisdizione contabile di tale corte, secondo la previsione dell'art. 52 del r.d. 12 luglio 1934 n. 1214 e dell'art. 103 cost., non si riferisce ai soli fatti inerenti al maneggio di denaro, ma si estende ad ogni ipotesi di responsabilità per pregiudizi economici arrecati allo Stato o ad enti pubblici da persone legate da vincoli di impiego o di servizio ed in conseguenza di violazione degli obblighi inerenti a detti rapporti" (Cass. civ., Sez. U., 15 luglio 1988, n. 4634, GCM, 1988, 7; RCC, 1988, 4, 236).



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