Legislazione e Giurisprudenza, Adozione, affido etero-familiare -  Mazzotta Valeria - 2016-03-05

ANCORA SULL'ADOZIONE DA PARTE DEI CONVIVENTI SAME SEX - Trib. Roma sent. 30/12/2015 - V. MAZZOTTA

Nell'ambito della famiglia omosessuale, è possibie il ricorso all'adozione nei casi particolari disciplinata dall'art. 44 lett. d) della l. 184/1983 per l'impossibilità di affidamento preadottivo non va intesa solo come impossibilità di fatto, ma anche di diritto.

Terza sentenza del Tribunale per i Minorenni di Roma – ancora sotto la Presidenza della Dott.ssa Melita Cavallo – che dispone l"adozione ex art. 44 lett. d) l. n. 184/1983, come modificato dalla l. 149/2001, di due minori, ciascuno da parte della convivente della madre biologica, e quindi nell"ambito di una coppia dello stesso sesso.

Due donne convivono stabilmente da circa dieci anni e ciascuna ha avuto una figlia ricorrendo alla fecondazione eterologa all"estero: nel 2008 vi si era sottoposta la meno giovane e, successivamente, nel 2011 l"altra donna.

Una famiglia all"interno della quale i membri, due madri, due figlie, sono legate da un solido legame affettivo e dalla solidarietà reciproca e le bimbe sono state allevate come sorelle. Ma il fatto che le due mamme, pur essendo "madri sociali" della figlia biologica dell"altra, non abbiano alcun riconoscimento giuridico pregiudica notevolmente le bambine in quanto solo la madre può accompagnarle a scuola e/o dal pediatra, ad esempio.

La madre sociale verrebbe – secondo le ricorrenti – esclusa dalla vita della figlia della compagna perché giuridicamente non può vantare alcun diritto sulla bambina che sente sua figlia, pur non essendo stata generata da lei.

Infatti anche in base al DDL Cirinnà approvato dal Senato e ora prossimo ad essere discusso alla Camera, l"adozione coparentale nell"ambito della coppia omosessuale non è ammessa nel nostro ordinamento.

Ma poco importa, perché se continueranno ad esserci Giudici minorili "illuminati" e coraggiosi, nulla vieta di disporre l"adozione  ex art. 44 lett. d) l. n. 184/1983 ossia quell"ipotesi di adozione particolare ammessa nei casi in cui non si possa disporre l"affidamento preadottivo.

Il Collegio ricorda che l"adozione in casi particolari è stata prevista dal Legislatore per «favorire il consolidamento dei rapporti tra il minore e i parenti o le persone che già si prendono cura del minore stesso, prevedendo la possibilità di un"adozione con effetti più limitati rispetto a quella legittimante, ma con presupposti meno rigorosi». Inoltre «nessuna limitazione è prevista espressamente, o può derivarsi in via interpretativa, con riferimento all"orientamento sessuale dell"adottante o del genitore dell"adottando, qualora tra di loro vi sia un rapporto di convivenza».

E, in ogni caso, la normativa deve sempre mirare alla realizzazione dell"interesse del minore, come ricordato anche dalla Corte di Cassazione (Cass. n. 21651/2011)

L' art. 4 lett. d) l. n. 184/1983 secondo il Tribunale adito «non può e non deve essere interpretata nel senso di prevedere come presupposto l"impossibilità di affidamento preadottivo solo di fatto, ma anche, come nel caso di specie, di diritto». Il presupposto applicativo è quindi l"impossibilità dell"affidamento preadottivo senza altre specificazioni. Una diversa interpretazione non consentirebbe «il perseguimento dell"interesse preminente del minore in situazioni, come quella di cui qui trattasi, in cui la figlia di persona convivente con l"adottante abbia con quest"ultima un rapporto del tutto equivalente a quello che si instaura normalmente con un genitore, al quale però l"ordinamento negherebbe qualsiasi riconoscimento e tutela».

Ciò vale anche nel caso di conviventi dello stesso sesso poiché la norma non fa alcuna distinzione tra eterosessuali o omosessuali. Una diversa interpretazione contrasterebbe con i principi costituzionali e quelli della CEDU.

Sino a che il legislatore lascerà un "buco" nella regolamentazione dei legami genitoriali all"interno della coppia dello stesso sesso, potrà quindi farsi ricorso all"applicazione dell'art. 4 lett. d) l. n. 184/1983.

Non può tuttavia non evidenziarsi che così facendo si instaura sì un legame giuridico con l"altro genitore, ma nessun legale sussiste tra le due bambine, che paradossalmente per il nostro ordinamento non possono essere considerate legalmente sorelle: pur essendo allevate dagli stessi genitori, pur essendo cresciute insieme, pur avendo instaurato tra loro un rapporto in tutto e per tutto analogo a quella che esiste tra sorelle e fratelli "legittimi.

Minori diversamente trattati dal diritto, minori pregiudicati.



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