Legislazione e Giurisprudenza, Persone con disabilità -  Marra Angelo D. - 2015-07-03

ANCORA TRASPORTI INACCESSIBILI, ANCORA IL GIUDICE CIVILE RICONOSCE LA DISCRIMINAZIONE - Angelo D. MARRA

1 Questa volta è il tribunale di Milano, dopo quello di Roma, Torino e Reggio Calabria a riconoscere che la mancanza di accessibilità dei mezzi pubblici di trasporto delle persone con disabilità costituisce discriminazione – di nuovo – di tipo indiretto. Come tale, questa va sanzionata in virtù della legge n. 67 del 2006.

Trib Milano, sez. I civ., ordinanza 20 novembre 2014 (est. Orietta Miccichè)

Massima: Trasporto pubblico – Diritto del disabile ad utilizzare i mezzi pubblici – Sussiste – Barriere architettoniche che impediscano al disabile di saliere o scendere – Discriminazione indiretta - Sussiste (art. 28 dlgs 150 del 2011)

Il diritto di muoversi autonomamente utilizzando i mezzi di trasporto pubblico costituisce, all'evidenza, per ognuno esplicazione della dignità come persona e deve essere garantito ai disabili al pari dei soggetti normodotati. In tal senso la presenza di ostacoli o barriere architettoniche, che impediscano al disabile di salire o scendere dal mezzo di trasporto pubblico, costituisce discriminazione indiretta, ai sensi dell'art. 2 L. 67 del 2006 in quanto pone il disabile in una posizione di svantaggio rispetto alle persone normodotate. In caso di fatti aventi valenza discriminatoria, si può ragionevolmente presumere che le situazioni abbiano prodotto un grave senso di frustrazione nel disabile il quale non solo si vede limitato l'esercizio della fondamentale libertà di movimento e la possibilità di esplicarla in maniera indipendente, ma altresì si vede posto penosamente al centro dell'attenzione proprio per la sua condizione di disabilità. (Nel caso di specie, il giudice ha condannato il Comune di Milano e la società del trasporto milanese per avere ostacolato il diritto di un disabile all'utilizzo della metropolitana).

2 Precedenti circa la  discriminazione nei trasporti:

Ordinanza emessa dal Tribunale di Reggio Calabria il 7 febbraio 2014 a conclusione di un ricorso per discriminazione ( ex lege 67/2006).

Rete Ferroviaria Italiana

è stata ritenuta responsabile di discriminazione in danno di un passeggero disabile che è rimasto bloccato all'interno di una stazione secondaria a causa di un ascensore non funzionante.

"E' pacifico che il ricorrente, sceso dal treno fermatosi al terzo binario, è poi rimasto bloccato, non potendo, come tutti gli altri passeggeri, raggiungere l'uscita della Stazione Fiera di Roma attraverso le scale.

E' altrettanto pacifico che l'ascensore, pur presente, non fosse funzionante o comunque utilizzabile. Di conseguenza il ricorrente è stato costretto a prendere altro treno per tornare indietro alla Stazione Nomentana.

E' evidente, dunque, che il ricorrente ha vissuto una situazione di disagio e di svantaggio, in quanto impossibilitato ad usufruire del servizio di trasporto pubblico.

Tale situazione ha comportato una lesione del principio, costituzionalmente garantito, di uguaglianza, concretizzandosi in una forma di discriminazione.

Alla luce delle superiori considerazioni la richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale è pertanto fondata, stante i disagi patiti".

Trib. Roma, ord. 24 ottobre 2011.

«La predisposizione di servizi sostitutivi ed alternativi - a prescindere da ogni valutazione relativa alla loro efficienza - consente invero di escludere l'ipotesi della discriminazione diretta, prevista dall'art. 2, 2° co., della legge n. 67/06, ma non anche quella della discriminazione indiretta, prevista dal comma 3, poiché la fruizione del servizio alternativo appositamente predisposto per le persone disabili non eliminerebbe la posizione di svantaggio in cui quelle si trovano a causa dell'impossibilità di accedere al servizio di trasporto pubblico rispetto alle altre persone, poiché non consentirebbe comunque loro di vivere la propria vita, esplicare la personalità e soddisfare i propri bisogni traendo dal servizio la medesima utilità. »

2.1 I tempi diversi, imposti alla persona disabile dalla organizzazione dei servizi, sono discriminazione.

I trasporti 'speciali', diversi da quelli ordinari che dovrebbero essere organizzati in modo inclusivo,  impongono una modalità di vita che esclude la persona. Ciò è valutato con sfavore:

Trib. Roma, ord. 24 ottobre 2011

«non soltanto perché le modalità di esercizio dei servizi alternativi non consentono di rispettare i medesimi tempi, a parità di percorso, del servizio di trasporto ordinario, ma anche perché quelle modalità imporrebbero alla persona disabile una modalità di vita che, separandola dalle altre persone con cui condivide o potrebbe condividere le esperienze normalmente comuni, la escluda dall'ambito di quelle persone».

2.2 Trasporti, parco mezzi e discriminazione:

Trib. Torino 5 novembre 2011

«L'azienda di trasporto pubblico di superficie deve adeguare totalmente il parco mezzi alle esigenze delle persone con disabilità per evitare di compiere atti di discriminazione indiretti, previsti dalla legge 67 del 2006. Nelle more che ciò avvenga, deve predisporre adeguato servizio alternativo e reso ben pubblicizzato. La discriminazione subita è indennizzabile attraverso il risarcimento per danno non patrimoniale».

3 Mancanza di accessibilità, discriminazione ed obbligo di fare:

«L'esistenza incontestata di barriere architettoniche, tali da impedire al disabile di salire sul mezzo di trasporto pubblico, costituisce discriminazione indiretta, ai sensi dell'art. 2 della legge n. 67 del 2006: "si ha discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono una persona con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone". L'omissione comunale circa le barriere architettoniche è, dunque, uno di quei comportamenti che pongono il disabile in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone, posizione di svantaggio che il disabile ha il diritto di eliminare chiedendo all'autorità giudiziaria di imporre alla pubblica amministrazione l'adozione di misure necessarie»

(Trib. Roma,  ord. 8 marzo 2012, n. 4929; conforme Trib. Catania, 11 gennaio 2008, FI, 2008, 5, I, 1687)

4 A breve forniremo ai lettori un commento della pronuncia del Tribunale di Milano.

La discriminazione si verifica in tutto il paese ma, da Nord a sud, la giurisprudenza dimostra di essere pronta a tutelare l'effettività dei diritti dei cittadini.



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