Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2014-02-05

ANCORA UN NO AI FARMACI CON RICETTA NELLE PARAFARMACIE – Tar Lecce 278/14 – Alceste SANTUARI

Un farmacista abilitato all"esercizio della professione farmaceutica, nonché titolare di un"attività commerciale avviata ai sensi dell"art. 5 del d.l. n. 223/2006 (comunemente nota come "parafarmacia"), ha impugnato i provvedimenti con cui l"ASL di Lecce e il Ministero della Salute hanno negato al medesimo l"autorizzazione alla vendita di farmaci soggetti a prescrizione medica, indicati all"art. 8, comma 10, lettere a) e c). Il diniego, da parte delle due istituzioni citate, è stato motivato sul rilievo che, nel sistema delineato dalla legislazione di settore vigente, non è prevista la possibilità di vendita al pubblico, negli esercizi commerciali diversi dalle farmacie, dei medicinali per i quali è prescritto l"obbligo della ricetta medica.

Con sentenza n. 278 del 31 gennaio 2014, il Tar Puglia – Lecce ha respinto il ricorso del farmacista in parola. I giudici amministrativi pugliesi hanno ricostruito il quadro normativo inerente la vendita dei farmaci e la "posizione" delle parafarmacie all"interno dello stesso quadro. E" opportuno ricordare che, da ultimo, a seguito delle modifiche introdotte al sistema farmaceutico dal d.l. n. 201/2011, convertito in legge n. 214/2011, è ora consentita la vendita dei farmaci di fascia C non soggetti a prescrizione medica negli esercizi commerciali di cui all"articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 (c.d. "parafarmacie"). A tal fine, il Ministero della Salute, con D.M. del 18 aprile 2012, ha individuato un elenco dei farmaci di cui all"articolo 8, comma 10, lettera c), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive modificazioni, per i quali permane l"obbligo di ricetta medica e dei quali non è consentita la vendita negli esercizi commerciali diversi dalle farmacie.

Alla luce del richiamato quadro normativo, i giudici amministrativi pugliesi hanno ritenuto giustificato "il diniego di autorizzazione alla vendita di tutti i farmaci di fascia C e di convenzione per la distribuzione dei farmaci di fascia A opposto al ricorrente dall"ASL di Lecce e dal Ministero della Salute, essendo escluso, nell"attuale legislazione interna, che nelle c.d. "parafarmacie" siano commerciabili i farmaci soggetti a prescrizione medica."

Preme evidenziare che, nel ricorso in oggetto, il ricorrente ha sostenuto che tale divieto non è giustificabile, dato che le "parafarmacie" sono comunque gestite da professionisti abilitati all"esercizio della professione farmaceutica, i quali, quindi, sarebbero garanti delle finalità di tutela della salute garantite dalla Costituzione. Al riguardo, il farmacista ricorrente ha evidenziato che "al fine del legittimo esercizio della professione di farmacista, oltre al conseguimento del titolo di studio accademico previsto, è necessario conseguire l"abilitazione mediante il superamento dell"esame di Stato, unico mezzo idoneo a rendere possibile l"accertamento, in capo agli aspiranti, del possesso dei requisiti attitudinali e tecnici necessari. Il superamento dell"esame di Stato e la conseguente iscrizione all"albo, pertanto, attribuirebbero al professionista un diritto perfetto ad esercitare liberamente la professione, senza alcun altro vincolo organizzativo e strumentale."

In questa direzione, quindi, ad avviso del ricorrente, lo Stato, ancorché sia legittimato ad introdurre ulteriori vincoli e limitazioni in presenza dell"esigenza di tutelare altri diritti costituzionali di grado almeno pari o superiore a quelli coinvolti, quale è, appunto, la tutela della salute pubblica, non dovrebbe porre limitazioni alla libera apertura di nuovi esercizi farmaceutici. Su questo specifico punto, il Tar ha evidenziato che il possesso di un titolo qualificante e il superamento di una abilitazione professionale di per sé non attribuiscono al farmacista abilitato "un diritto pieno ed assoluto all"esercizio della professione, ben potendo lo Stato prevedere che in alcuni casi ciò avvenga contemperando l"esigenza di bilanciare tale diritto con altri valori costituzionali di rango almeno pari o superiore." Sostengono, al riguardo, i giudici amministrativi pugliesi che nel "caso della professione di farmacista, il bene costituzionalmente protetto che il legislatore mira a tutelare è quello della salute pubblica, rispetto al quale ben si giustifica l"introduzione di ulteriori vincoli di carattere organizzativo che tendano all"ottimale distribuzione ed erogazione del servizio farmaceutico su tutto il territorio nazionale, fra cui anche la previsione del contingentamento degli esercizi." Per suffragare la propria posizione, il Tar richiama una pronuncia della Corte Costituzionale, nella quale si può leggere quanto segue: "Se, infatti, il diritto alla salute, costituzionalmente riconosciuto dall"art. 32 della Costituzione, non comporta l"obbligo per il legislatore di rimuovere qualsivoglia condizione obiettiva all"istituzione di farmacie, al contrario ne legittima la programmazione allo scopo «di garantire la più ampia e razionale copertura di tutto il territorio nell"interesse della salute dei cittadini" (cfr. sentenza Corte Costituzionale n. 76 del 28 marzo 2008). E il Tar ritiene che questi principi, enunciati con riferimento alla disciplina vigente prima dell"entrata in vigore del d.l. n. 1/2012, convertito in legge n. 27/2012, che ha modificato la legge n. 475/1968, sono tutt"ora invocabili. Pur abbassando a 3.300 il numero di abitanti in rapporto al quale è consentita l"istituzione di ogni farmacia, l"ordinamento ha inteso, infatti, mantenere fermo il contingentamento delle farmacie, prevedendo uno strumento pianificatorio affidato ai Comuni che, per finalità, contenuti, criteri ed effetti, corrisponde alla vecchia pianta organica (cfr. Consiglio di Stato, sez. III, 3 aprile 2013, n. 1858).

Con un secondo motivo, parte ricorrente ha dedotto l"illegittimità costituzionale dell"art. 5, comma 1, del d.l. n. 223/2006, convertito in legge n. 248/2006, in relazione agli artt. 3 e 41 Cost., nella parte in cui non consente agli esercizi commerciali denominati "parafarmacie" la vendita dei medicinali di fascia C soggetti a prescrizione medica. E" opportuno ricordare che la questione è stata già sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale dal TAR Calabria, sede Reggio Calabria, sez. I, con ordinanza di rimessione n. 333 del 9 maggio 2012, alle cui argomentazioni il farmacista ricorrente si è riferito nel formulare le proprie censure .

A contrariis, il Tar Puglia – Lecce, pur in astratto riconoscendo come valide le argomentazioni contenute nell"ordinanza di remissione, dissente dalle conclusioni dei giudici amministrativi calabresi per i seguenti ordini di motivi:

1. la vendita dei medicinali di fascia C nelle parafarmacie produrrebbe effetti discorsivi sul mercato, in quanto, "senza il vincolo della pianificazione territoriale cui invece sono soggette le farmacie[…]" si registrerebbero "[…]serie ripercussioni sull"adeguatezza e la qualità del servizio farmaceutico sul territorio nazionale e, più in generale, sulla salute dei cittadini." Il Tar intende richiamare l"attenzione sul fatto che se "fosse consentito alle parafarmacie di vendere anche i medicinali di fascia C soggetti a prescrizione medica, si assisterebbe ad una diminuzione significativa del reddito per le farmacie col rischio di chiusura degli esercizi più piccoli e situati nelle zone più svantaggiate del territorio." Tale situazione – ad avviso dei giudici amministrativi pugliesi – avrebbe come conseguenza quella di moltiplicare, nelle zone più redditizie del paese, il numero delle parafarmacie, "a scapito dell"adeguatezza del servizio farmaceutico rispetto alle reali necessità della popolazione e della omogeneità della distribuzione del medesimo sull"intero territorio nazionale."

2. Uno scenario come quello descritto sub 1. sarebbe in contrasto con "l"obiettivo perseguito dal legislatore di garantire alla popolazione un rifornimento di medicinali sicuro e di qualità, a tutto svantaggio della salute dei cittadini." E, al riguardo, il Tar richiama la specificità, finanche di carattere organizzativo, che contraddistingue il servizio farmaceutico italiano e che, pertanto, giustifica le limitazioni e il contingentamento nella dispensazione dei farmaci sul territorio: "E" evidente, quindi, che, nell"intento di realizzare il preminente interesse della salute dei cittadini e di organizzare al meglio i servizi sanitari sul territorio, tra cui sicuramente vi è quello farmaceutico (che lo Stato garantisce attraverso una rete di farmacie pubbliche e private operanti nell"ambito del Servizio sanitario nazionale), ben si giustificano la compressione della libera iniziativa privata e le limitazioni sulle modalità di distribuzione dei farmaci imposte dalla legislazione nazionale vigente."

3. Alle farmacie è assegnato lo svolgimento di un servizio pubblico ed è per questo che esse risultano soggette ad una serie di obblighi specifici e ad una complesso di vincoli nelle modalità di gestione della loro attività, che non incombono, invece, sugli altri esercizi commerciali, tra i quali le parafarmacie. Interessante, al riguardo, notare che i giudici amministrativi pugliesi hanno considerato i c.d. "servizi aggiuntivi" nelle farmacie quale "indizio" di pubblicità del servizio erogato e, quindi, specifico delle farmacie e non di altri "punti vendita": "Proprio a sottolineare l"importanza del servizio pubblico farmaceutico, il legislatore, col d.lgs. n. 153/2009, nell"individuare una serie di prestazioni erogabili nelle farmacie (assistenza domiciliare integrata, analisi di laboratorio di prima istanza, ecc.) diverse ed ulteriori dalla semplice distribuzione dei farmaci, ha reso queste ultime dei veri e propri presidi socio-sanitari, così venendo ancor più in rilievo, sia sul piano funzionale che organizzativo, la differenza con gli altri esercizi commerciali."

Si tratta, in ultima analisi, del riconoscimento delle farmacie quali presidi socio-sanitari territoriali, presso i quali i cittadini-pazienti-fruitori possono trovare la garanzia e la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni socio-sanitarie. Di qui, conseguentemente, secondo il Tar Puglia, deriva l"affermazione secondo cui è da ritenersi "legittima e non contraria a Costituzione la previsione secondo cui tutti i medicinali soggetti a prescrizione medica debbano essere dispensati solo nelle farmacie, a prescindere da chi si faccia carico dei relativi costi (elemento, quest"ultimo, che assume una valenza secondaria nel bilanciamento degli opposti interessi)."

La sentenza del Tar in parola si conclude richiamando la recente decisione assunta dalla Corte di Giustizia dell"Unione europea nella decisione n. 159 del 5 dicembre 2013, nella quale si è pronunciata sul rinvio pregiudiziale, proposto dal Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia in data 2 aprile 2012 (cause riunite C-159/12, C-160/12 e C-161/12). In quell"occasione , inter alia, i giudici di Strasburgo hanno affermato che "l"articolo 49 TFUE deve essere interpretato nel senso che esso non osta ad una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nei procedimenti principali, che non consente a un farmacista, abilitato e iscritto all"ordine professionale, ma non titolare di una farmacia compresa nella pianta organica, di distribuire al dettaglio, nella parafarmacia di cui è titolare, anche quei farmaci soggetti a prescrizione medica che non sono a carico del Servizio sanitario nazionale, bensì vengono pagati interamente dall"acquirente".



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