Legislazione e Giurisprudenza, Adozione, affido etero-familiare -  Sarri Alessandra - 2015-11-30

ANCORA UNA VOLTA DISPOSTA LADOZIONE IN CASI PARTICOLARI ALLA CONVIVENTE DELLA MADRE DELLA MINORE - Alessandra SARRI

- Tribunale per i Minorenni di Roma - Sentenza n. 291 del 22.10.2015.

- Adozione in casi particolari, art. 44, lett d), L. 183/1984, così come modificata dalla L. n. 149 del 2001.

- Disposta l"adozione in casi particolari alla convivente della madre della minore.


Con ricorso ex art. 44, lettera d) L. n. 184 del 1983, come modificata dalla L. n. 149 del 2011, la convivente della madre della minore chiedeva di farsi luogo all"adozione in casi particolari della figlia della compagna con la quale convive da anni.

Il Tribunale accoglieva il ricorso sul presupposto che nella normativa di settore non vi è alcun divieto per la persona singola, qualunque sia il suo orientamento sessuale, ad adottare ai sensi del combinato disposto dell"art. 44 lettera d) e dell"art. 7 della medesima L. 184/1983 e successive modifiche, non mancando di evidenziare le differenze con l"istituto dall"adozione legittimante, sia nazionale sia internazionale, per la quale la legge richiede che ad adottare siano due persone unite da matrimonio, riconosciuto dall"ordinamento italiano.

Il Tribunale per i Minorenni di Roma con altra sentenza, la n. 1055 del 30.7.2014, accoglieva altro ricorso ex art. 44, lettera d) L. 184 del 1983, come modificata dalla L. n. 149 del 2001, proposto da altra convivente omosessuale al fine di ottenere l"adozione in casi particolari della figlia della compagna, con la quale aveva da tempo una stabile relazione;

Le motivazioni esposte dal Collegio a fondamento dell"accoglimento dei ricorsi nelle due sentenze hanno molti punti in comune trattandosi in entrambi i casi di richieste formulate da partner omosessuale per l"adozione in casi particolari.

In entrambe le fattispecie il Tribunale per i Minorenni di Roma, discostandosi dal parere negativo formulato dal P.M.M., definiva la natura dell"istituto dell"adozione in casi particolari, quale tipo di adozione che mira a realizzare l"interesse del minore ad una famiglia e richiede il verificarsi di almeno uno dei quattro presupposti espressamente previsti dalla norma, precisando che con l"adozione in casi particolari il legislatore ha inteso ampliare il novero dei soggetti legittimati a diventare genitori, semplificando la procedura di adozione allo scopo di favorire il consolidamento dei rapporti tra il minore e i parenti o le persone che già si prendono cura del minore stesso, prevedendo la possibilità di una adozione con effetti più limitati rispetto a quella legittimante e con presupposti meno rigorosi quando mancano le condizioni che consentono l"adozione con effetti legittimanti di un soggetto minore di età.

Nella fattispecie de qua il presupposto dell"adozione è quindi dato dalla accertata impossibilità di affidamento preadottivo, peraltro garantita dalla previsione contenuta nell"art. 57, n. 2 della legge, che impone la verifica da parte del Tribunale per i Minorenni della realizzazione del preminente interesse del minore all"adozione in casi particolari (come confermato dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 21651 del 19.10.2011).

E" interessante rilevare che il P.M.M. in entrambi i procedimenti ha espresso parre negativo all"adozione ritenendo mancante il presupposto costituito dalla situazione di abbandono della minore,  ritenendo che la stessa non potrà esser dichiarata adottabile in quanto non si trova in situazione di abbandono perché accudita dalla madre naturale, pienamente in grado di occuparsene.

Sul punto invece il Collegio ha ritenuto che il P.M.M. si sarebbe rifatto alla prima prassi applicativa seguita negli anni "80, secondo la quale la norma si applicherebbe ai minori adottabili ma non collocabili in affidamento preadottivo o perché affetti da gravi problemi sanitari e/o psicologici o perché il forzoso distacco dagli affidatario avrebbe potuto creare nel minore dei profondi traumi.

Il Collegio ha ritenuto quindi superata la lettura del P.M.M. dall"interpretazione della recente giurisprudenza di merito, che negli ultimi anni ha dato un"interpretazione più ampia dell"articolo della legge riconoscendo che l"impossibilità di affidamento preadottivo può essere non solo di fatto ma bensì anche di diritto, così da ampliare la tutela dell"interesse del minore (anche non in stato di abbandono) attraverso il riconoscimento giuridico di rapporti di genitorialità più compiuti e completi.

Secondo il Collegio anche il legislatore riscrivendo la norma nel 2011 con la L. n. 149 e introducendo con il sub c) una nuova previsione sul minore in condizioni di disabilità ha inteso proprio eliminare qualsiasi dubbio sull"interpretazione dell"espressione "impossibilità dell"affidamento preadottivo" , che appunto deve intendersi come impossibilità non solo di fatto ma anche di diritto.

Riguardo, invece, alla richiesta di nomina di un curatore speciale del minore  formulata dal P.M.M., il Collegio non ha inteso accoglierla sul presupposto della mancanza del conflitto d"interessi tra la madre e la figlia, ritenendo la nomina di un curatore speciale del minore presupposto di una chiara ipotesi di conflitto di interessi che deve riguardare l"oggetto della controversia: cioè l"interesse del genitore rappresentante non deve coincidere con l"interesse del minore rappresentato.

Né può ostare all"adozione in casi particolari la circostanza che la ricorrente non è coniugata con la madre naturale, non essendo previsto il vincolo coniugale per la lettera d) che trova applicazione nella fattispecie de qua. D"altra parte, anche in altri casi, la giurisprudenza di merito ha ritenuto di dover estendere la possibilità di adozione ex art. 44, lettera d) alle coppie conviventi, sempre se corrisponda all"interesse primario del minore (Cfr. Tribunale per i Minorenni di Milano n. 626 del 2007 e Corte d"Appello di Firenze n. 1274 del 2012).

Il Collegio ha ritenuto che tale conclusione debba applicarsi ai conviventi omosessuali come a quelli eterosessuali precisando che una diversa lettura discriminatoria sarebbe contraria non solo ai principi costituzionali, ma anche alla ratio legis e ai principi CEDU.

Anche l"intenzione del legislatore, secondo il Collegio, è quella di consentire nei casi di cui all"art. 44 la realizzazione al preminente interesse del minore, la cui indagine secondo l"art. 57 L. 184 del 1983 è devoluta al Tribunale per i Minorenni, e tale interesse non può non realizzarsi anche nell"ambito di un nucleo familiare costituito da una coppia di soggetti del medesimo sesso, come statuito dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 601 del 2012.

Anche la Corte Costituzionale nella sentenza n. 138 del 2010, pur non riconoscendo l"estensione del matrimonio alle coppie omosessuali come modifica operabile attraverso una sentenza additiva, ha riconosciuto alle unioni omosessuali il diritto fondamentale di vivere liberamente la loro condizione di coppia, facendole ricomprendere nelle formazioni sociali tutelate dalla carta costituzionale. Conseguentemente una volta valutato il superiore interesse del minore, un"eventuale esclusione  basata solo sulla predetta omosessualità sarebbe lesiva del principio di uguaglianza sancito dall"art. 3 della Costituzione e della tutela dei diritti fondamentali sancito dall"art. 2 della Costituzione.

Inoltre, l"eventuale esclusione alle coppie omosessuali dalla possibilità di ricorrere all"istituto dell"adozione in casi particolari sarebbe in contrasto con gli artt. 14 e 8 della CEDU. Infatti come chiarito dai Giudici Costituzionali (sentenze 348 e 349 del 2007 e 317 del 2009), l"art. 117 della Costituzione opera come " rinvio mobile" alle disposizioni della CEDU.

Infine anche la Corte EDU, che si è recentemente pronunciata su di un caso analogo, ha ritenuto discriminatoria per violazione degli artt. 14 e 8 della CEDU la legge austriaca laddove non consente l"adozione a coppie omosessuali (sentenza della Grande Camera del 19.2.2013 X e altri c. Austria, ric. N. 190/07).

Il Collegio ha quindi accolto il ricorso ritenendo l"adozione, nella fattispecie in esame, nel preminente interesse della minore (da sempre allevata dalle due donne che riconosce come riferimenti affettivi primari al punto  da chiamare entrambe le figure genitoriali mamma) dopo aver verificato sia il benessere della minore, sia lo stabile progetto di vita comune della coppia genitoriale, come richiesto e previsto dalla Corte Costituzionale, riconoscendo nell"art. 44, co. 1, lett. d) lo strumento, anche inteso come "porta aperta", sui cambiamenti che la nostra società ci propone.

Il Collegio spiega infine come sarebbe stata illogica una diversa conclusione soprattutto quando si è trattato non di concedere un diritto ex novo ma di garantire la copertura giuridica di una situazione di fatto già esistente e da anni, nell"esclusivo interesse di una minore, soprattutto se si considera che il benessere psicofisico dei membri del nucleo familiare non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno, e ciò indipendentemente dal fatto che essi siano dello stesso sesso o che abbiano lo stesso orientamento, non essendovi alcun divieto nella legge in vigore.

Né l"esclusione di una loro eventuale legittimazione ad adottare minori potrebbe giustificarsi in considerazione della loro inidoneità a offrire all"adottata le distinte figure materne e paterne sulle quali si fonda la sua esigenza di una famiglia bigenitoriale, avendo il Tribunale per i Minorenni di Roma verificato in modo rigoroso l"esistenza di un valido rapporto affettivo fra la richiedente e la minore, che l"adozione deve esser disposta nel preminente interesse della minore perché volta ad assicurare un"adeguata assistenza morale e materiale alla minore che comunque si trovava in una situazione di carenza nel rapporto con i genitori.



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