Legislazione e Giurisprudenza, Animali -  Gasparre Annalisa - 2015-06-21

ANIMAL HOARDING: PENALMENTE RILEVANTE O NO? - Cass. pen. 20540/15 - Annalisa GASPARRE

L'imputato, cui è stato ascritta una responsabilità penale per detenzione di animali in condizioni non adeguate, era affetto da vizio di mente, quindi non era imputabile. La sentenza di merito riconosce il vizio parziale e quindi la diminuzione di pena, tuttavia descrive una quadro che, per la Cassazione, richiede alcuni approfondimenti.

Il fatto addebitato consisteva nella detenzione di molti animali di vario genere (dai gatti ai ratti di fogna) all'interno dell'appartamento dell'imputato, al buio, in spazi angusti e aria malsana, tra rifiuti ed escrementi. Secondo il Tribunale, l'imputato era una persona nota ai servizi sociali e conosciuta per la disponibilità ad ospitare piccoli animali abbandonati. Il forte attaccamento nei confronti degli animali emergeva anche a seguito di un controllo eseguito dalle guardie zoofile e dai vigili del fuoco che convincevano l'uomo ad aprire la porta facendogli credere che vi era il sospetto di una fuga di gas; in quella circostanza, l'imputato usciva agitandosi e manifestando la propria preoccupazione per la sorte dei propri animali. Drammatica, tuttavia, la condizione in cui gli animali e l'uomo stesso vivevano: l'appartamento era in gravissime condizioni di degrado igienico-sanitario, il pavimento era ricoperto di rifiuti maleodoranti ed escrementi ma anche di carcasse di animali morti, l'impianto elettrico era andato a fuoco, mancava l'acqua potabile e il water era stato divento.

All'uomo, in ragione delle condizioni psichiche alterate, veniva nominato un amministratore di sostegno. Tuttavia, la Corte di Cassazione censura la sentenza di condanna in quanto il Tribunale è incorso in illogicità, perchè pur avendo rilevato un quadro da vizio di mente ha ritenuto persistere l'imputabilità seppure scemata senza approfondimenti.

Per la Cassazione la situazione di grave disagio psichico ricavabile dagli atti è tale da mettere in discussione la sua imputabilità. Si sottolinea - con lungimiranza - che la situazione descritta è quella di una persona che "teneva con sè animali di ogni specie (perfino i ratti di fogna) per lenire la propria patologica solitudine, animali cui manifestava infatti affezione e non negligenza e trascuratezza nè tanto meno l'intento di maltrattarli (si ricordi che quando ha fatto accedere agli operanti l'imputato era agitato per il destino degli animali)".

La sentenza risulta pertanto viziata in quanto, "la motivazione sulla sussistenza, appunto, di un vizio di mente soltanto parziale e non totale avrebbe dovuto essere assai più specifica e approfondita, mentre il Tribunale si limita a dare atto della presenza di disturbi psichici ("tanto da determinare la necessità della nomina di un amministratore di sostegno", tra l'altro) ma si attesta sulla parzialità del vizio sostanzialmente perchè "dalla documentazione non emerge di quale malattia sia affetto l'imputato". Per tale ragione, la sentenza è stata annullata con rinvio per nuovo esame.

In tema di animali, volendo, A. Gasparre, Diritti degli animali. Antologia di casi giudiziari, Key Editore, maggio 2015.

A proposito di accumulatori di animali, su questa Rivista, A. Gasparre, "ANIMAL HOARDING: UN CASO CONCRETO" - App. Torino, 11.4.2014, 23.2.2015; G. Buffone, ANIMAL HOARDING: PROFILI DI PROTEZIONE GIURIDICA, 9.6.2013

Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 26-03-2015) 19-05-2015, n. 20540

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FIALE Aldo - Presidente -

Dott. SAVINO Mariapia Gaetan - Consigliere -

Dott. GAZZARA Santi - Consigliere -

Dott. GRAZIOSI Chiara - rel. Consigliere -

Dott. ANDRONIO Alessandro M. - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.G. N. IL (OMISSIS);

avverso la sentenza n. 6463/2011 TRIBUNALE di FIRENZE, del 04/04/2012;

visti gli atti, la sentenza e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 26/03/2015 la relazione fatta dal Consigliere Dott. CHIARA GRAZIOSI;

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. POLICASTRO Aldo che, ha concluso per l'annullamento con rinvio.

Svolgimento del processo

1. Con sentenza del 4 aprile 2012 il Tribunale di Firenze ha condannato C.G. alla pena di Euro 600 di ammenda per il reato di cui all'art. 81 cpv, c.p. e art. 727 c.p., commi 1 e 2, per avere detenuto animali in condizioni incompatibili con la natura.

2. Ha presentato appello, convertito in ricorso, il difensore, sulla base di due motivi: il primo denuncia la mancata considerazione della assenza di capacità di intendere e volere, pur emersa dal dibattimento; il secondo lamenta ancora il mancato accertamento della incapacità suddetta.

Motivi della decisione

3. Il ricorso è fondato.

I due motivi, entrambi relativi alla questione della imputabilità del C., possono essere accorpati nel vaglio e lamentano, a ben guardare, un vizio motivazionale in relazione appunto alla imputabilità.

In effetti, detta questione non è stata illustrata dal giudice di merito con adeguata motivazione, la quale, al contrario, patisce al riguardo una manifesta illogicità.

Premesso che il fatto addebitato all'imputato consiste nella detenzione di molti animali di vario genere (dai gatti ai ratti di fogna) all'interno del proprio appartamento, al buio, in spazi angusti e aria malsana, tra rifiuti ed escrementi, il Tribunale ha ben descritto come l'imputato, che "era una persona nota ai servizi sociali e conosciuta in giro per la propria disponibilità ad ospitare piccoli animali abbandonati" (così è stato desunto dalla testimonianza della guardia zoofila P.S.), a seguito di un controllo eseguito dalle guardie zoofile e dai vigili del fuoco "che riuscivano a vincere l'opposizione del C. ad aprire loro la porta facendogli credere che vi era il sospetto di una fuga di gas" - e dall'appartamento l'imputato usciva "agitandosi e manifestando la propria preoccupazione per la sorte dei propri animali" - , veniva trovato come unico abitante di un appartamento nel quale si constatava immediatamente una "gravissima situazione di degrado igienico-sanitario": il pavimento "era ricoperto di rifiuti al punto che si rendeva assai difficoltoso persino entrarvi" - rifiuti maleodoranti ed escrementi, ma anche numerose carcasse di animali morti -, "l'impianto elettrico era andato a fuoco", "mancava l'acqua potabile", "il water era stato divelto". L'imputato era condotto "presso una struttura protetta" e "le operazioni di bonifica e pulizia dell'appartamento sì protrassero per circa una settimana".

Dato atto che, effettivamente, in tale appartamento vi erano numerosi animali di vario genere, di cui molti in gabbia, il Tribunale ha rilevato poi che dalla documentazione agli atti emergeva che l'imputato pativa "disturbi psichici" così da rendere necessaria la nomina di un amministratore di sostegno. A questo punto, allora, il Tribunale deduce che all'imputato, per "le condizioni in cui è stato ritrovato" e "la reazione di preoccupazione manifestata di fronte agli operanti per la sorte degli animali", si deve applicare l'art. 89 c.p., ovvero riconoscergli un vizio parziale di mente. Ma per quanto in precedenza esposto, ciò comporta una manifesta illogicità, non essendo coerente un quadro come quello tratteggiato con analisi e attenzione dal Tribunale con una persistenza residua di imputabilità: quello che il Tribunale ha descritto è una situazione di grave disagio psichico di una persona, la quale viveva tra le maleodoranti immondizie, senza acqua potabile, senza bagno, senza energia elettrica, ed evidentemente teneva con sè animali di ogni specie (perfino i ratti di fogna) per lenire la propria patologica solitudine, animali cui manifestava infatti affezione e non negligenza e trascuratezza nè tanto meno l'intento di maltrattarli (si ricordi che quando ha fatto accedere agli operanti l'imputato era agitato per il destino degli animali); e infatti, quando gli operanti hanno avuto accesso nell'appartamento, l'imputato è stato subito condotto "presso una struttura protetta". In un siffatto contesto, la motivazione sulla sussistenza, appunto, di un vizio di mente soltanto parziale e non totale avrebbe dovuto essere assai più specifica e approfondita, mentre il Tribunale si limita a dare atto della presenza di disturbi psichici ("tanto da determinare la necessità della nomina di un amministratore di sostegno", tra l'altro) ma si attesta sulla parzialità del vizio sostanzialmente perché "dalla documentazione non emerge di quale malattia sia affetto l'imputato".

La gravità della situazione dell'imputato come riscontrata dagli operanti risulta, dalla stessa motivazione del Tribunale, a tal punto elevata che il rapido passo motivazionale che il Tribunale pone a supporto dell'applicazione dell'art. 89 c.p. rimane affetto da una intrinseca contraddittorietà con quanto poco prima illustrato nella stessa motivazione, e altresì prossimo, in ultima analisi, per la sua superficialità all'apparenza motivazionale.

In conclusione, risultando pertanto fondato il ricorso, la sentenza deve essere annullata con rinvio al Tribunale di Firenze in diversa composizione.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Firenze.

Così deciso in Roma, il 26 marzo 2015.

Depositato in Cancelleria il 19 maggio 2015



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