Articoli, saggi, Animali -  Cardani Valentina - 2015-08-25

ANIMALI, DISTURBO DELLA QUIETE PUBBLICA – Professional – Valentina CARDANI

Si può denunciare il vicino di casa se il suo cane abbaia troppo?

CASO – Può il proprietario del cane essere denunciato / citato in giudizio per il disturbo arrecato ai vicini di casa dall'abbaiare del proprio animale? Se il vicino di casa lascia solo il proprio compagno domestico per ore,  permettendo che questi abbai e pianga sconsolato, quali sono le  possibili misure da adottare? E, viceversa, esiste per il cane il  "diritto di abbaiare"?

DISCIPLINA – La convivenza uomo – animale è regolamentata da norme sia di carattere civilistico sia di carattere penale.

Sotto il primo profilo (quello civilistico), se il disturbo arrecato supera determinate soglie di rumorosità, vi è la possibilità di chiedere l'allontanamento dell'animale (art. 844 c.c.) ovvero di chiedere il risarcimento del danno (art. 2052 c.c.); sotto il secondo profilo (quello penale), il padrone dell'animale è responsabile per disturbo della quiete pubblica (659 c.p.).

COME FARE – La tutela offerta dall'ordinamento giuridico italiano opera soltanto laddove le cd. "immissioni", in questo caso il rumore prodotto dall'abbaiare del cane, superi la soglia della normale tollerabilità (vd. infra).

Chi ritenesse leso il proprio diritto può dunque proporre azione ordinaria avanti il Giudice Civile, ma anche ricorso d"urgenza ai sensi dell"art. 700 c.p.c., chiedendo la cessazione del rumore e l'allontanamento dell"animale.

Parimenti potrà essere presentata denuncia – querela a norma dell'art. 659 c.p. per disturbo della quiete pubblica. In tal caso, il proprietario del cane può incorrere nella sanzione dell'arresto fino a tre mesi dell'ammenda fino a 309 euro.



--------------------------------------------- APPROFONDIMENTI    ------------------------------------------------

A) RESPONSABILITA' CIVILE:

1) IMMISSIONI: art. 844 c.c.: "Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi".

NOZIONE DI NORMALE TOLLERABILITA' - Le immissioni – tra cui rientrano quelle "sonore" - sono ammesse purchè entro il limite della "normale tollerabilità".

Non si può impedire al cane di abbaiare tout court, ma, al contempo, il padrone è responsabile se per il volume dell"abbaiata, per il suo prolungarsi nel tempo ecc. il rumore generato dovesse diventare insopportabile per il vicinato.

Non vi è dunque una nozione univoca di normale tollerabilità: l'ampiezza del concetto permette al Giudice di valutare compiutamente i fatti sottoposti al suo esame e di considerare le variabili del caso concreto. E così, al fine di valutare se l'abbaiare del cane sia tollerabile o meno, il magistrato potrà tenere in considerazione: la frequenza con cui il cane abbaia (se il disturbo ad esempio è sporadico o è quotidiano) il perdurare dell'abbaiare (se per pochi minuti o per ore), il volume dell'abbaiata, il momento del giorno in cui ciò accade (ad esempio, nelle ore diurne o in quelle notturne), la complessiva rumorosità della zona ecc.

2) DANNI: artt. 2043-2052-2059 c.c.. Responsabilità extracontrattuale del proprietario del cane.

Recita l'art. 2052 c.c.: "Il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall'animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito".

Il padrone del cane è responsabile per il danno cagionato a terzi, anche in relazione al pregiudizio arrecato dal prolungato abbaiare dell'animale domestico.

Si veda, ad esempio, la pronuncia del Tribunale di Lucca n. 40 del 10/01/2014, con cui il padrone del cane è stato condannato, oltre alla cessazione delle immissioni rumorose, al risarcimento del danno non patrimoniale – biologico e morale – patito dalla vicina di casa.

B) RESPONSABILITA' PENALE:

DISTURBO DELLA QUIETE PUBBLICA: art. 659 c.p.

Recita l"art. 659 c.p. "Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, (…) è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a 309 euro".

Affinchè sia integrata la fattispecie di reato, occorre non solo sia superato il limite della normale tollerabilità previsto in ambito civilistico, ma anche la "potenzialità diffusiva" dell"immissione rumorosa (così Cass. Pen., Sez. I, 08/07/2004, n. 36241; Cass. Pen., 09/02/2011, n. 4706) che deve coinvolgere un numero indeterminato di soggetti (e quindi, non soltanto i vicini di casa). Affinchè si rientri nella fattispecie penale, non è dunque necessario che il disturbo si sia concretamente attuato, essendo sufficiente appunto la "potenzialità diffusiva".

SVILUPPI: La legge delega n. 67 del 28/04/2014, all'art. 2 lett. b), prevede l'impegno del Governo a trasformare in illecito amministrativo alcuni reati, tra cui compare l'art. 659 c.p..

GIURISPRUDENZA: Si segnala una recente pronuncia in subiecta materia della III Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione Penale: trattasi della sentenza n. 23944 del 17/03/2015. Con tale pronuncia il Giudice delle leggi ha precisato che la legge delega n. 67/2014 non ha effetto di depenalizzare la fattispecie incriminatrice di cui all'art. 659 c.p., essendo a tal fine necessario l'intervento attuativo del Governo. In secondo luogo, la Corte ha condannato i proprietari del cane ritenendo che il disturbo arrecato dall'animale superasse la normale tollerabilità giacchè "da tutte le testimonianze raccolte, complessivamente valutate, è emerso che i rumori erano continui nell'arco di tutta la giornata e non erano limitati alla sola mattinata e che gli stessi disturbavano l'occupazione, lo studio, la vita quotidiana dei vicini, senza che i proprietari del cane provvedessero in alcun modo, pur essendo stati più volte e da più parti sollecitati. (…) Nè dalle stesse è emerso che i proprietari si fossero in qualche modo adoperati per evitare i rumori in questione".



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