Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Gasparre Annalisa - 2015-08-21

ANIMALI: IL SEQUESTRO SI BASA SULLA DENUNCIA, NON SULLE RIPRESE VIDEO - Cass. pen. 33195/13 - A.G.

- maltrattamento di animali

- sequestro preventivo

- per ritenere la sussistenza del fumus non è indispensabile l'utilizzo di captazione visive, di cui si discute la legittimità, se vi sono altri elementi che ne corroborano l'esistenza

Il GIP del Tribunale di Catania aveva emesso decreto di sequestro preventivo avente ad oggetto tutti i cani presenti all'interno della proprietà dell'indagata, ipotizzando i reati di cui agli artt. 674, 727 e 544 bis c.p..

Proposto il riesame, il Tribunale lo rigettava con ordinanza.

Il fumus commissi delicti era ritenuto dall'esame dei verbali di sopralluogo e dall'attività di indagine della p.g. e dalle denunce sporte dal vicino di casa dell'indagata che aveva descritto con precisione le condizioni di detenzione dei cani, tra cui scene di aggressione, i latrati laceranti, l'abbandono dei cani feriti. Il tutto comprovato da vari filmati che riproducevano la vita dei cani.

Parimenti sussisteva il periculum in mora, essendo concreto ed attuale il pericolo di aggravamento delle conseguenze dei reati o di agevolazione della commissione di altri reati della stessa specie.

L'indagata ricorreva in Cassazione deducendo che le captazioni visive erano effettuate in luoghi protetti e quindi erano state acquisite illegittimamente, dunque, a suo dire, inutilizzabili.

Premessi i poteri che competono al giudice di legittimità e al giudice del riesame, la Corte ha ritenuto prive di pregio le censure proposte.

Peraltro, la "ricorrente, attraverso una formale denuncia di violazioni di legge, censura sostanzialmente la motivazione dell'ordinanza impugnata; assume infatti che il Tribunale, da un lato, non ha tenuto conto delle eccezioni di inutilizzabilità formulate e, dall'altro, non ha esaminato la documentazione prodotta".

La Corte ha precisato, al riguardo, che non corrisponde al vero che il Tribunale abbia utilizzato "captazioni illegittimamente acquisite" in quanto ha ritenuto che i rilievi difensivi volti a dimostrare che l'indagata si sarebbe attenuta alle prescrizioni imposte all'esito del sopralluogo del (OMISSIS) e che il sopralluogo del (OMISSIS) è da ritenere illegittimo") non facevano venir meno la valutazione della sussistenza del fumus desunto dalle "chiare, ripetute e puntuali denunzie sporte dalla vicina di casa.

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Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 27-06-2013) 31-07-2013, n. 33195

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNINO Saverio F. - Presidente -

Dott. GENTILE Mario - Consigliere -

Dott. AMORESANO Silvio - rel. Consigliere -

Dott. RAMACCI Luca - Consigliere -

Dott. ANDRONIO Alessandro - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

1) B.R.A. nata il (OMISSIS);

avverso l'ordinanza del 14.3.2013 del Tribunale di Catania;

sentita la relazione svolta dal Consigliere Dr. Silvio Amoresano;

sentite le conclusioni del P.G., Dr. Policastro Aldo, che ha chiesto rigettarsi il ricorso.

Svolgimento del processo

1. Con ordinanza in data 14.3.2013 il Tribunale di Catania rigettava la richiesta di riesame proposta nell'interesse di B.R. A. avverso il decreto di sequestro preventivo emesso il 19.2.2013 dal GIP del Tribunale di Catania ed avente ad oggetto "tutti i cani presenti all'interno della proprietà della B. sita in (OMISSIS)", ipotizzandosi nei confronti dell'indagata i reati di cui agli artt. 674, 727 e 544 bis c.p..

Il Tribunale, dopo aver ricordato che in tema di sequestro preventivo non è necessario accertare la sussistenza del gravi indizi di colpevolezza, assumeva che correttamente il GIP aveva desunto il fumus commissi delicti, oltre che dai verbali di sopralluogo e dall'attività di indagine della p.g., dalle denunce sporte da O.S., vicino di casa della B..

L' O. aveva descritto, con precisione, le condizioni In cui venivano tenuti i cani ed in particolare le scene di aggressione, i laceranti latrati, l'abbandono di cani feriti. Sussisteva inoltre il periculum in mora, essendo concreto ed attuale il pericolo di aggravamento delle conseguenze dei reati o di agevolazione della commissione di altri reati della stessa specie.

2. Ricorre per cassazione B.R.A., denunciando la violazione dell'art. 191 c.p.p.. L' O. aveva allegato alle proprie denunce vari filmati che riproducevano la vita dei cani; tali captazioni (che fuoriuscivano dalla videoripresa di comportamenti di tipo comunicativo) effettuate in luoghi protetti dalla disposizione costituzionale dell'art. 14 sono state acquisite illegittimamente e sono pertanto inutilizzabili.

Con il secondo motivo denuncia la violazione di legge in relazione all'art. 321 c.p.p. ed all'art. 125 c.p.p., comma 3.

Il Tribunale si è limitato, senza compiere alcuna verifica, ad elencare i presupposti sui quali il GIP aveva fondato l'applicazione della misura.

In ordine al reato di cui all'art. 674 c.p. non ha considerato che il numero dei cani, così come riportato nell'imputazione, non era di 8 ma di 4, per cui la loro presenza in un fondo di mq 2000 non poteva certo arrecare disagio, fastidio o disturbo.

L'esistenza del fumus è stato desunta solo dalle denunce dell' O. senza tener conto dei rilievi difensivi e soprattutto del verbale di accertamento dei medici dell'ASP dell'11.12.2012, da cui emergeva che le prescrizioni, imposte alla ricorrente nel corso del sopralluogo precedente, erano state osservate.

Il Tribunale ha, inoltre, omesso di motivare in ordine alla certificazione rilasciata dal Veterinario, dr.ssa C., sulle condizioni "normali" in cui erano tenuti i cani.

In relazione al fumus del retto di cui all'art. 727 c.p. la motivazione è meramente apparente, avendo peraltro il Tribunale omesso di esaminare la documentazione offerta dalla difesa.

Infine, in ordine al reato di uccisione di animali, i Giudici del riesame hanno giustificato il mantenimento del sequestro soltanto sulla base di quanto allegato dall' O. alle sue denunce, senza tener conto che, nel corso dei sopralluoghi effettuati dalle Autorità competenti, non era stato rilevato alcunchè.

Con il terzo motivo denuncia la violazione di legge con riferimento all'art. 544 bis c.p., non avendo il Tribunale effettuato accertamenti in ordine al fumus del reato sotto il profilo oggettivo e soggettivo.

Motivi della decisione

1. Il ricorso è infondato e va, pertanto, rigettato 2. Va premesso che, a norma dell'art. 325 c.p.p., il ricorso per cassazione può essere proposto soltanto per violazione di legge.

Secondo le sezioni unite di questa Corte (sentenza n. 2/2004, Terrazzi), nel concetto di violazione di legge può comprendersi la mancanza assoluta di motivazione o la presenza di motivazione meramente apparente in quanto correlate all'inosservanza di precise norme processuali, quali ad esempio l'art. 125 c.p.p., che impone la motivazione anche per le ordinanze, ma non la manifesta illogicità della motivazione, che è prevista come autonomo mezzo di annullamento dall'art. 606 c.p.p., lett. e), nè tantomeno il travisamento del fatto non risultante dal testo del provvedimento.

Tali principi sono stati ulteriormente ribaditi dalle stesse sezioni unite con la sentenza n.25932 del 29.5.2008-Ivanov, secondo cui nella violazione di legge debbono intendersi compresi sia gli "errores in iudicando" o "in procedendo", sia quei vizi della motivazione così radicali da rendere l'apparato argomentativo posto a sostegno del provvedimento o del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza e quindi inidonee a rendere comprensibile l'itinerario logico seguito dal giudice.

3. Quanto ai poteri del Tribunale del riesame, la giurisprudenza di questa Corte (cfr.in particolare sez. unite 29.1.1997, ric, P.M. in proc. Bassi) ritiene che nei procedimenti incidentali aventi ad oggetto il riesame di provvedimenti di sequestro, non è ipotizzatale una "piena cognitio" del Tribunale, al quale è conferita esclusivamente la competenza a conoscere della legittimità dell'esercizio della funzione processuale attribuita alla misura ed a verificare, quindi, la correttezza del perseguimento degli obiettivi endoprocessuali che sono propri della stessa, con l'assenza di ogni potere conoscitivo circa il fondamento dell'accusa, potere questo riservato al giudice del procedimento principale. Tale interpretazione limitativa della cognizione incidentale risponde all'esigenza di far fronte al pericolo di utilizzare surrettiziamente la relativa procedura per un preventivo accertamento sul "meritum causae", così da determinare una non consentita preventiva verifica della fondatezza dell'accusa il cui oggetto finirebbe per compromettere la rigida attribuzione di competenze nell'ambito di un medesimo procedimento. L'accertamento, quindi, della sussistenza del fumus commissi delicti va compiuto sotto il profilo della congruità degli elementi rappresentati, che non possono essere censurati sul piano fattuale, per apprezzarne la coincidenza con le reali risultanze processuali, ma che vanno valutati così come esposti, al fine di verificare se essi consentono - in una prospettiva di ragionevole probabilità - di sussumere l'Ipotesi formulata n quella tipica. Il Tribunale del riesame non deve, pertanto, instaurare un processo nel processo, ma svolgere l'indispensabile ruolo di garanzia, tenendo nel debito conto le contestazioni difensive sull'esistenza della fattispecie dedotta ed esaminando sotto ogni aspetto l'integralità dei presupposti che legittimano il sequestro (ex multis Cass.pen.sez.,3 n.40189 del 2006- ric.Di Luggo).

4. Il Tribunale si è attenuto a tali principi, richiamando, da un lato, per relationem il provvedimento impugnato, e, dall'altro, evidenziando la infondatezza delle deduzioni difensive.

Ha osservato, infatti, che il fumus dei reati ipotizzati era desumibile, non tanto dai verbali di sopralluogo e dall'attività svolta dalla p.g., su cui si erano appuntate le censure difensive, ma dalle denunce dell' O..

Tali denunce, ed in particolare quella del 7.1.2013, facevano riferimento a circostanze fattuali (puntualmente riportate nell'ordinanza) che consentivano di ipotizzare il fumus di tutti i reati contestati.

La ricorrente, attraverso una formale denuncia di violazioni di legge, censura sostanzialmente la motivazione dell'ordinanza impugnata; assume infatti che il Tribunale, da un lato, non ha tenuto conto delle eccezioni di inutilizzabilità formulate e, dall'altro, non ha esaminato la documentazione prodotta.

Si omette, però, di considerare che il Tribunale non ha certo utilizzato "captazioni illegittimamente acquisite" ed ha ritenuto che i rilievi difensivi ("volti a dimostrare che la B. si sarebbe attenuta alle prescrizioni imposte all'esito del sopralluogo del (OMISSIS) e che il sopralluogo del (OMISSIS) è da ritenere illegittimo") non facevano venir meno la valutazione della sussistenza del fumus desunto dalle "chiare, ripetute e puntuali denunzie sporte dall' O." (pag.3 ord.).

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 27 giugno 2013.

Depositato in Cancelleria il 31 luglio 2013



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