Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Gasparre Annalisa - 2015-01-07

ANIMALI: NEGATE LE GENERICHE E LA SOSPENSIONE CONDIZIONALE - Cass. pen. 44932/2014 - A.GASPARRE

- Maltrattamento di animali

- Attenuanti generiche negate

- Non possono essere concesse a chi non sia favorito da illibatezza penale, anche se il precedente non rileva ai fini della recidiva

ANIMALI: NEGATE LE ATTENUANTI GENERICHE E LA SOSPENSIONE CONDIZIONALE

La sentenza della Cassazione che si propone riguarda il ricorso avverso una sentenza del Tribunale di Forlì, sez. dist. di Cesena che ha condannato un imputato alla pena di Euro 8000 di ammenda per le modalità con cui l'uomo deteneva numerosi animali (cani, ovini, suini, caprini), modalità che erano produttive di gravi sofferenze (art. 727 c.p.).

Sostanziale motivo di doglianza davanti alla Corte è la mancata concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena e, ancor prima, delle circostanze attenuanti generiche.

Vane le lamentele.

L'imputato aveva al suo attivo già un precedente specifico e non ha fornito prova di circostanze a suo favore che avrebbero dovuto orientare il giudice di merito nel senso della concessione delle attenuanti. Sul punto obietta la Corte che il parziale ripristino di una situazione accettabile di detenzione degli animali non era sufficiente, non avendo eliso del tutto gli effetti della precedente condotta; inoltre, anche dopo l'avvenuto accertamento del reato, persisteva la condotta di far mancare agli animali a lui non sequestrati dosi adeguate di cibo.

Vero è che la precedente condanna per contravvenzione non è significativa al fine di affermare la c.d. recidiva, ma l'argomento non rileva ai fini della concessione delle attenuanti generiche nel senso che queste possono essere legittimamente negate in quanto la concedibilità attiene alla valutazione oggettiva del fatto costituente reato e non alla personalità del reo.

Ricorda la Corte che, peraltro, la modifica apportata all'art. 62 bis c.p. prevede che non è possibile concedere le attenuanti generiche in ragione della mera incensuratezza, il che significa che possono essere legittimamente negate a chi, non altrimenti meritevole, risulti anche gravato da precedenti penali ("nemmeno sia favorito dalla illibatezza penale").

Nemmeno il beneficio della sospensione condizionale della pena è censurabile, sicché la pena dell'ammenda dovrà essere pagata. Il giudice di merito, infatti, è pervenuto ad una prognosi infausta di futura astensione da nuova commissione di reati, motivando in ordine alla gravità e alla pluralità dei fatti realizzati e dalla costanza con cui l'imputato commetteva reati della stessa indole.

Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 23-04-2014) 29-10-2014, n. 44932

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FIALE Aldo - Presidente -

Dott. GRILLO Renato - Consigliere -

Dott. GAZZARA Santi - Consigliere -

Dott. ACETO Aldo - Consigliere -

Dott. GENTILI Andrea - rel. Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

B.G., nato a (OMISSIS);

avverso la sentenza n. 288/11 del Tribunale di Forlì, Sezione distaccata di Cesena del 1 aprile 2011;

letti gli atti di causa, la sentenza impugnata e il ricorso introduttivo;

sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. Andrea GENTILI;

sentito il PM, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. SPINACI Sante, il quale ha concluso chiedendo la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

Svolgimento del processo

Il Tribunale di Forlì, sezione distaccata di Cesena, con sentenza del 1 aprile 2011 ha condannato B.G. per il reato di cui all'art. 727 c.p. alla pena di Euro 8.000,00 di ammenda.

La imputazione ha ad oggetto le modalità, produttive di gravi sofferenze, con le quali il prevenuto deteneva diversi animali, sia cani, che ovini, che suini che caprini.

Riteneva, in particolare, il Giudice di non dovere concedere al B. il beneficio della sospensione condizionale della pena stante il precedente penale su di lui gravante e stanti le specifiche modalità del fatto a lui ascritto, denotanti la gravità del medesimo.

Avverso detta sentenza proponeva ricorso per cassazione l'imputato tramite il suo difensore.

Questi contestava la sentenza impugnata, deducendone il vizio di motivazione, nella parte in cui era esclusa la possibilità di concedere il beneficio della sospensione condizionale della pena stante il precedente penale gravante sul prevenuto.

Osservava, infatti, il difensore del B. che il reato per il quale quello era stato condannato era una contravvenzione e, per espresso dettato normativo, riguardo alle contravvenzioni non ha rilevanza l'istituto della recidiva.

Peraltro il difensore dell'imputato osservava che nel caso di specie, essendosi il prevenuto adoperato per elidere le conseguenze del reato, era applicabile il regime di cui all'art. 163 c.p., comma 4, cioè riferito alla sospensione della pena per il termine breve di un anno.

Motivi della decisione

Deve preliminarmente darsi atto che, con comunicazione del 11 aprile 2014, pervenuta alla Cancelleria di questa Corte di Cassazione in data 18 aprile 2014, il difensore del ricorrente ha espressamente dichiarato di rinunziare al mandato conferitogli, allegando a detta comunicazione quella, di analogo contenuto, da lui inviata il precedente 10 aprile 2014 al B..

Siffatta rinunzia è, peraltro, del tutto irrilevante ai fini del presente giudizio, nel quale, essendo facoltativa la presenza in giudizio del difensore del ricorrente, non vi è luogo alla nomina di un difensore di ufficio in luogo di quello di fiducia rinunciante.

Tanto considerato, si rileva che il ricorso proposto dal B. è inammissibile.

Il ricorrente si duole del fatto che il giudice di prime cure abbia negato la concessione in suo favore sia delle circostanze attenuanti generiche che della sospensione condizionale della pena, pur ricorrendo, ad avviso del prevenuto, le condizioni per l'applicazione dell'art. 163 c.p., comma 4.

Riguardo alla mancata concessione delle attenuanti generiche essa è stata determinata, nella valutazione insindacabile in questa sede del giudice del merito, dal fatto che il B. è già gravato da un precedente specifico e d'altra parte il ricorrente non ha indicato nessuna valida ragione che avrebbe potuto diversamente orientare in suo favore il giudizio.

Tale, infatti, non può ritenersi, come già rilevato dal Tribunale di Forlì, il parziale ripristino di una situazione di accettabile governo delle bestie da parte del prevenuto, posto che, anche dopo l'avvenuto accertamento del reato, il B. ha solo in parte eliso gli effetti della sua precedente condotta, persistendo, peraltro, nel far mancare agli animali a lui non sequestrati dosi adeguate di cibo, come dichiarato persino dal teste addotto in giudizio dalla difesa.

Nessun rilievo ha l'argomento agitato dalla difesa dell'imputato secondo il quale, non essendo l'esistenza di una precedente condanna per contravvenzione significativa ai fine della affermazione della sussistenza della recidiva, essa non potrebbe essere rilevante neppure ai fini della negatoria delle attenuanti generiche.

L'argomento non ha pregio; in primo luogo in quanto la valutazione avente ad oggetto la sussistenza o meno della aggravante della recidiva concerne un tratto della personalità del reo, laddove la concedibilità o meno delle attenuanti generiche è dato che attiene ad una valutazione oggettiva del fatto costituente reato, sicchè si tratta di piani di valutazione fra loro indipendenti.

In secondo, ed altrettanto decisivo, luogo il dato normativo, introdotto a seguito della modificazione dell'art. 62 bis c.p. operata col D.L. n. 92 del 2008, convertito con modificazioni con L. n. 125 del 2008, in base al quale non è possibile concedere le attenuanti generiche in ragione della mera incensuratezza dell'imputato, chiarisce che, a fortiori, esse possono essere legittimamente negate laddove il soggetto, non altrimenti meritevole, nemmeno sia favorito dalla illibatezza penale.

Anche con riferimento alla mancata concessione della sospensione condizionale della pena la censura del ricorrente è inammissibile.

Deve a tal riguardo prioritariamente porsi in luce l'equivocità del riferimento fatto dal ricorrente all'art. 163 c.p., comma 4.

Invero, la peculiarità della ipotesi delineata da tale disposizione rispetto alla ipotesi ordinaria è solo quella di prevedere, ricorrendo determinate condizioni di meritevolezza in capo al condannato (avvenuto, tempestivo, risarcimento del danno o efficace elisione, nei limiti del possibile, delle conseguenze dannose del reato) e nell'ipotesi in cui la pena inflitta - detentiva o, se si tratta di pecuniaria, ragguagliata ad essa - non sia superiore ad un anno, un termine più breve, solo un anno, rispetto quello ordinario affinchè possa scattare il meccanismo estintivo della pena di cui all'art. 167 c.p..

Sgombrato, pertanto, il campo da tale inutile riferimento normativo, osserva il Collegio che la impugnata sentenza non presenta apprezzabili vizi motivazionali riguardo alla mancata concessione della sospensione condizionale della pena, avendo il Giudice del merito fondato congruamente la propria scelta sulla prognosi infausta in ordine alla futura astensione del prevenuto dalla nuova commissione di reati, prognosi giustificata sia dalla gravità, nell'ambito del genere in esame, e pluralità dei fatti da lui posti in essere che dalla pertinacia del medesimo nel commettere reati della stessa indole.

Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1000,00 in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuale e della somma di Euro 1000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Così deciso in Roma, il 23 aprile 2014.

Depositato in Cancelleria il 29 ottobre 2014



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