Legislazione e Giurisprudenza, Animali -  Gasparre Annalisa - 2015-08-24

ANIMALI: SEQUESTRO PROBATORIO DI GABBIE E SOSTANZE TOSSICHE - Cass. pen. 37254/13

L'indagato per i reati di uccisione e maltrattamento di animali era raggiunto da un decreto di perquisizione e sequestro probatorio e presentava ricorso in Cassazione riproponendo le medesime doglianze presentate al Tribunale del riesame.

Nel decreto, sia pure molto succintamente, erano state delineate le fattispecie di reato ipotizzate, cioè uccisione di animali, maltrattamento e abbandono di animali. La Suprema Corte evidenzia che il provvedimento faceva riferimento alle fattispecie di reato e descrivendo come "pertinenti" ai reati i prodotti contenenti principi attivi tossici (fosfuro di zinco) e mezzi vietati di cattura (gabbie). Tenuto conto della natura del provvedimento (decreto del PM di perquisizione e sequestro probatorio.

Il provvedimento individua la pertinenzialità delle gabbie, evidentemente destinate alla cattura degli animali, sia le sostanze rinvenute, che dimostravano apparente tossicità.

Il fine probatorio del sequestro risultava in modo chiaro dal decreto del PM.

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Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 15-05-2013) 11-09-2013, n. 37254

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TERESI Alfredo - Presidente -

Dott. FRANCO Amedeo - Consigliere -

Dott. MARINI Luigi - Consigliere -

Dott. ORILIA Lorenzo - Consigliere -

Dott. GRAZIOSI Chiara - rel. Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.R. N. IL (OMISSIS);

avverso l'ordinanza n. 8/2013 TRIB. LIBERTA' di FIRENZE, del 28/01/2013;

sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. CHIARA GRAZIOSI;

sentite le conclusioni del PG Dott. GAETA Pietro annullamento con rinvio.

Svolgimento del processo

1. Con ordinanza del 28 gennaio 2013 il Tribunale di Firenze ha respinto la richiesta di riesame presentata da C.R. - indagato per i reati di cui agli artt. 544 bis, 544 ter e 727 c.p. - contro decreto di perquisizione e sequestro probatorio emesso dal Procuratore della Repubblica presso il suddetto Tribunale in data 17 dicembre 2012.

2. Ha presentato ricorso l'indagato, adducendo due motivi. Il primo motivo denuncia violazione dell'art. 253 c.p.p. e art. 125 c.p.p., comma 3 nonchè art. 111 Cost., comma 6 e correlato vizio motivazionale: sarebbe stata omessa l'indicazione del fatto reato con conseguente violazione del diritto di difesa, perchè il decreto non descriverebbe la condotta penalmente rilevante. Il secondo motivo denuncia ancora violazione dell'art. 253 c.p.p. e art. 125 c.p.p., comma 5 nonchè art. 111 Cost., comma 6 e correlato vizio motivazionale in ordine alle finalità probatorie e alla pertinenzialità delle cose ai reati.

Motivi della decisione

3. Il ricorso è infondato.

Con entrambi i motivi il ricorrente ripropone, in sostanza, delle doglianze già presentate al Tribunale di Firenze. Al primo motivo, in particolare, il giudice di merito ha dato una completa risposta, illustrata con una motivazione congrua e priva di illogicità: rileva infatti il Tribunale che nel decreto, sia pure molto succintamente, sono state delineate le fattispecie di reato ipotizzate, cioè uccisione di animali, maltrattamento e abbandono di animali. Invero, il decreto fa riferimento agli artt. 544 bis,  544 ter e 727 c.p., indicando che i reati sarebbero stati commessi dall' (OMISSIS) e che pertinenti ai reati sarebbero prodotti contenenti principi attivi tossici (fosfuro di zinco) e mezzi vietati di cattura (gabbie). Tenuto conto della natura del provvedimento (decreto del PM di perquisizione e sequestro probatorio: ciò, come evidenzia l'ordinanza impugnata, limita la verifica all'astratta sussistenza del reato ipotizzato: Cass. sez. 5, 20 giugno 2011 n. 24589) non emerge pertanto alcuna violazione di legge nè, in particolare, alcuna concreta lesione del diritto di difesa dell'indagato.

Il secondo motivo conduce ad un'analoga soluzione. L'ordinanza impugnata risponde alla corrispondente doglianza di mancanza di indicazione della pertinenzialità, con una motivazione esente da vizi, individuando la pertinenza con i prospettati reati sia delle gabbie, evidentemente destinate alla cattura di animali, sia delle sostanze rinvenute, che dimostrano apparente tossicità. D'altronde la finalità probatoria emerge in modo chiaro dal decreto del PM, relativo appunto a prodotti tossici e mezzi vietati di cattura, tenuto conto del fatto che i reati indicati sono, come già si è visto, quelli di cui agli artt. 544 bis, 544 ter e 727 c.p..

In conclusione, il ricorso deve essere rigettato, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 15 maggio 2013.

Depositato in Cancelleria il 11 settembre 2013



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