Articoli, saggi, Minori, donne, anziani -  Cendon Paolo - 2015-04-24

ANNA, ARRIVA IL PEGGIO - Paolo CENDON

Nel mese di ottobre,  frequentava ormai la quinta elementare,  il grande paravento era caduto.

Un certo confine, pensava, non sarebbe mai stato valicato  nell" intimità; escludeva potessero capitare cose di quel tipo, ad una come lei, a dieci metri dalla chiesa. Le immaginava genericamente, quando la fantasia correva più in libertà, mai si era chiesta se e quanto le temesse; cose da fare intorno ai diciott"anni, si diceva, mai prima di quella data. Con altro spirito, in contesti diversi, con figure differenti.

Sarebbero accadute in quel periodo invece, fra di loro.

Faceva freddo, rosse le guance di Anna, quand"era arrivata, verso le cinque. Completo viola,  gonna e maglia di felpa, calze di lana lilla, un paio di stivaletti neri; sopra un giaccone ancora viola, capelli raccolti in una coda alta. Giunta in canonica si era rintanata nella stanzetta, aspettando.

Era entrato intirizzito don Fulvio, chiavi in mano, appoggiate sul tavolo: "Eccomi". Stava seduta lei, subito fremente il religioso: passato a stringerla con slancio, un istante dopo, a baciarla  sul viso, lungo il collo, la trattava come un"adulta - non proprio una novità questa. Da qualche mese aveva compiuto dieci anni.

Si era dedicato dopo le carezze a sfilarle le calze, piano, tirandole giù fino agli stivaletti. "Non servono queste",  stessa cosa con gli slip.

Stupita da quel cambiamento; le infilava una mano dentro la biancheria di solito, cominciava a toccarsi, specie negli ultimi tempi. Avvertiva una certa tensione, un senso anche di fresco alle gambe, che erano nude: rialzata la gonna, pancia in parte scoperta.

Aveva preso per un po" ad accarezzarle l'interno delle cosce; inginocchiato poi, cominciando a baciarla di sotto, partendo dalla cima dei polpacci, bocca semiaperta, per arrivare sino al centro fra le gambe.

Un"effusione dopo l"altra, aspirava gli odori di lei: "Sei fresca". Tiepido il prete in viso, guance accese, contrastavano col gelo che Anna avvertiva sulla pelle. L"allarmavano quelle novità, eccola rifugiarsi a sorridere, suo malgrado; concentrando lo sguardo su uno stipite, di fronte al tavolo, per convincersi che non c"era pericolo.

Continuava a ridacchiare il cappellano, cantava a bassa voce; prendendosela comoda, come se niente fosse. Ordine  di stendersi poi sul tavolo. Aveva cercato di non assecondarlo, rimanendo seduta invece, per meglio difendersi; spinta giù subito  con la mano, da lui, in malo modo, le dita a premerle forte sull"omero destro: "Fai come ti dico".

Riusciva a vedere, alzando il collo, che stava aprendosi la bottega dei pantaloni, cercava di tirare fuori il suo coso.  Strano quel gesto, non si era slacciato - come altre volte, con gli strofinamenti, con gli amori orali - il bottone centrale in alto; giocava con la mano piuttosto, frugandosi nello slip, a costine bianche, i pantaloni grigi tirati su. Verso dove puntava?



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