Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2014-09-09

APPALTI E CENTRALI UNICHE DI COMMITTENZA: NOVITA PER I COMUNI – Alceste SANTUARI

L"art. 33, comma 1 del d.lgs. n. 163/2006 dispone che "le stazioni appaltanti e gli enti aggiudicatori possono acquisire lavori, servizi e forniture facendo ricorso a centrali di committenza, anche associandosi o consorziandosi".

Il comma 3-bis del medesimo articolo stabilisce che i Comuni non capoluogo di provincia procedono all"acquisizione di lavori, beni e servizi nell"ambito delle unioni dei comuni ove esistenti, ovvero costituendo un apposito accordo consortile tra i comuni medesimi e avvalendosi dei competenti uffici anche delle province, ovvero ricorrendo ad un soggetto aggregatore o alle province.

Si tratta di una previsione che avrebbe dovuto entrare in vigore a far data dal 1 luglio scorso. Dovrebbe, perché non solo molti enti locali, soprattutto di piccole dimensioni non erano ancora pronti ad attivare le procedure sopra indicate, come riconosciuto anche dall"ANAC (cfr. comunicazione del Presidente del mese di luglio 2014), ma anche perché ora è intervenuto l"art. 23-ter del d.l. 90/2014, conv. in legge 11 agosto 2014, n. 114, che ha disposto il rinvio al 1 gennaio 2015 per far decorrere l"obbligo per quanto riguarda gli appalti di beni e servizi e al 1 luglio 2015 il corrispondente obbligo per gli appalti di lavori.

Il comma 3 del medesimo art. 23-ter dispone inoltre che per gli appalti inferiori ai 40.000 euro di valore, i Comuni al di sopra dei 10.000 abitanti possono procedere autonomamente senza obblighi di aggregazione.

Da qui al 2015, quindi, può aprirsi uno spazio di valutazione e studio circa le modalità più consone ed adeguate in base alle quali i comuni devono adempiere all"obbligo di cui all"art. 33 del Codice dei contratti pubblici (peraltro in attesa di conoscere le modifiche che allo stesso il Governo Renzi ha dichiarato di voler apportare).

Considerando che allo stato le unioni / convenzioni tra enti locali costituiscono una realtà diffusa, si tratta di verificare se nei territori di riferimento unioni e convenzioni tra comuni non possano, per quanto attiene agli aspetti operativi e procedimentali delle gare, ricorrere a società/aziende speciali et similia, partecipate ovvero controllate dagli enti locali medesimi per la realizzazione delle centrali uniche di committenza.



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