Legislazione e Giurisprudenza, Obbligazioni, contratti -  Gambuli Giulia - 2013-10-16

APPALTO E RESPONSABILITÀ DEL VENDITORE - Cass. Civ. 10893/13 - Giulia GAMBULI

Si prende in esame una recente sentenza (Corte di Cassazione, sez II Civile n. 10893 depositata in data 8 Maggio 2013) concernente il contratto di appalto, la relativa garanzia per i vizi e la distinzione di responsabilità tra committente e venditore, già oggetto di un puntuale commento da parte di Elide Colpo :http://www.personaedanno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=42670&catid=88

Il fatto, in breve: il Tribunale di Udine aveva respinto la domanda del Condominio Alfa contro la Costruzioni Beta s.r.l. per l'eliminazione di gravi vizi e difetti costruttivi di cui la ditta edile si sarebbe resa responsabile nella realizzazione dell'edificio condominiale, sul presupposto che la convenuta fosse carente di legittimazione passiva stante che era committente venditrice e non appaltatore, ruolo rivestito da Tizio ditta individuale.

Il Condominio proponeva appello perchè la ditta Beta, venditrice, aveva mantenuto il potere di impartire direttive e di sorveglianza.

Con sentenza del 2005 la Corte d'Appello di Trieste respingeva la impugnazione rilevando che la Costruzioni Beta fosse committente e la ditta Tizio appaltatrice.

Tale distinzione non era superabile dal fatto che, a volte, la ditta Beta era stata aggettivata come società costruttrice, dato che la ditta Tizio era assolutamente autonoma operativamente e funzionalmente rispetto alla committente.

Ricorre il condominio con un unico motivo: violazione di norme di diritto perchè non sarebbe stato applicato correttamente l'articolo 1669 c.c. ben potendo il venditore essere chiamato a rispondere anche nei casi in cui abbia affidato lo svolgimento ad un terzo senza lasciargli autonomia tecnica e decisionale.

Decisione della Corte: la responsabilità del committente si può affermare, come detto, solo dopo aver raggiunto la giusta prova che egli abbia mantenuto il potere di impartire direttive e di sorvegliare.

Non c'è discussione circa l'applicazione dell'articolo 1669 c.c., ma va verificato in concreto se il committente abbia o meno tali poteri.

La Corte ribadisce (seguendo un suo indirizzo consolidato) che la natura della responsabilità ex art. 1669 c.c. (per gravi difetti dell'opera) è di natura extra-contrattuale, perchè intesa a garantire la stabilità e la solidità degli edifici e della altre beni immobili destinati a lunga durata per la tutela dell'incolumità pubblica e quindi per interessi generali inderogabili che trascendono l'autonomia contrattuale.

E' pur vero che l'articolo 1669 è inserito nelle norme dell'appalto, ma è diretto alla tutela e alla garanzia di carattere generale di conseguenza data la natura non contrattale si trascende dall'analisi del rapporto negoziale (appalto o vendita) ed è pertanto garanzia che può essere esercitata anche nei confronti del costruttore quando ha veste di venditore anche da parte degli acquirenti che, peraltro, per gravi difetti, possono fruire dei termini decennali di prescrizione ed annuali di decadenza.

Per l'ipotesi che sia convenuto il venditore con l'azione di responsabilità ex art. 1669 c.c. il giudice di merito non può limitarsi a verificare se l'opera sia stata direttamente realizzata dal venditore stesso, ma anche quando nell'esecuzione dell'opera siano intervenuti altri soggetti, deve accertare se la costruzione sia a lui riferibile perchè ha mantenuto il potere di direttiva o controllo sull'operato di altri soggetti.

Poichè la sentenza non ha compiuto l'accertamento indicato, perchè si limita ad affermare la diversità dei centri di imputazione degli effetti giuridici degli atti compiuti dalla committente e dall'appaltatore ed a ravvisare una non smentita autonomia operativa e funzionale dell'appaltatore va cassata con rinvio.

In conclusione, si estrapola il principio per il quale, nell'"ipotesi in cui convenuto con l"azione di responsabilità prevista dall"art. 1669 c.c. sia il venditore e non l'appaltatore, il giudice di merito deve dapprima verificare se l"opera sia stata direttamente realizzata dal convenuto medesimo e, in secondo luogo per non ascrivere a questi la responsabilità, deve anche accertare se la costruzione sia ugualmente a lui riferibile per avere egli mantenuto il potere di direttiva ovvero di controllo sull"operato di altri soggetti.

E' un controllo in concreto ed ex post che è il medesimo posto dalla giurisprudenza a base dell'articolo 1661 c.c. Questa norma prevede che l'appaltatore possa avere diritto al recesso se prova che "le notevoli modificazioni della natura dell'opera" effettuata dal committente abbiano stravolto la ratio del contratto. Il controllo, si ripete, deve essere effettuato ex post avuto a riguardo tutte le caratteristiche del singolo contratto. (Cass. 10201/2012)



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