Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Andrea Castiglioni - 2015-09-05

Apparenza colposa e associazioni non riconosciute - Cass. 1451/2015 – Andrea Castiglioni

L'istituto dell'apparenza colposa non è invocabile nei confronti di una associazione non riconosciuta comunque iscritta al Registro delle Imprese perchè svolge anche attività commerciale. Tale iscrizione, per le associazioni, è facoltativa, pertanto non si può imputare ai terzi l'onere di consultazione preventiva del Registro pubblico; cosa invece possibile per gli enti la cui registrazione sia obbligatoria, come le società.

Con la sentenza in commento la Corte di Cassazione ribadisce il proprio orientamento in tema di apparenza giuridica, in particolare nella versione di matrice giurisprudenziale nota come "apparenza colposa", che si distingue dalla "apparenza pura" derivante da fattispecie espressamente previste dalla legge.

La "apparenza pura di diritto" si ritrova nei noti casi previsti dal legislatore quali l"acquisto dall"erede apparente (art. 534, comma 2, c.c.) o pagamento al creditore apparente (art. 1189 c.c.), e perché possa essere invocata è richiesta contestualmente sia la buona fede del terzo (elemento soggettivo), sia l"esistenza di una situazione di fatto difforme dalla situazione di diritto (elemento oggettivo).

Il principio della "apparenza colpevole", invece, si applica a tutti i casi di falsa rappresentanza e richiede l"ulteriore elemento della colpa del falsamente rappresentato, intesa come condotta colpevole con la quale questi abbia indotto il terzo a ragionevolmente ritenere che il potere rappresentativo fosse stato validamente conferito al falso rappresentante. Questo principio viene definito dalla S. C. (testualmente) come «espressione del principio di autoresponsabilità, che si coniuga ad esigenze di certezza dei traffici commerciali ed impone una verifica sotto la lente dei principi di buona fede e correttezza, nonché dell"affidamento». Pertanto consente che, al ricorrere di tutti gli elementi richiesti, gli effetti della negoziazione conclusa si spieghino anche nei confronti del falsamente rappresentato, esattamente come se fosse stata conferita procura (art. 1392 c.c.), o come se fosse intervenuta ratifica (art. 1399 c.c.), ovvero come se la procura già conferita venisse modificata o estinta senza corretta informativa al terzo con mezzi idonei (art. 1396 c.c.). La Corte osserva  quindi che, come in questi casi, la tutela del terzo contraente non rimane confinata al solo risarcimento del danno, ma comporta un pieno impegno negoziale di tutte le parti.

Il caso in esame coinvolge un"associazione non riconosciuta, che contestava un debito in quanto l"obbligazione da cui era sorto era stata contratta da un soggetto (il Presidente!) che, a detta loro, non possedeva i poteri validi a concludere negoziazioni in nome e per conto dell"ente medesimo. In particolare, la difesa dell"associazione eccepiva il fatto che la stessa fosse iscritta alla Camera di Commercio, onere che compete alle associazioni che svolgono attività imprenditoriale, e che quindi fosse possibile conoscere l"identità degli organi e il conferimento dei relativi poteri.

La S. C. conferma la pronuncia della Corte d"Appello (che a sua volta confermava la sentenza di primo grado), osservando che per gli enti no profit l"iscrizione alla Camera di Commercio è un onere meramente eventuale (perché dipendente dall"esercizio o meno di attività commerciale), pertanto non si può imputare al terzo una diligenza tale da pretendere che questi, prima di contrattare, consulti prudenzialmente il Registro delle imprese per vedere se l"ente sia iscritto o meno; inoltre ricorrevano pacificamente tutti i requisiti richiesti affinché operasse l"apparenza colpevole (buona fede del terzo; difformità della situazione fatto-diritto; colpa del falsamente rappresentato). Pertanto l"associazione risponde delle obbligazioni contratte ai sensi dell"art. 38 c.c. in quanto il principio dell"apparenza "tiene luogo" di un conferimento di potere rappresentativo che in realtà non c"è stato.

Ma l"aspetto più interessante della pronuncia è la conferma dell"orientamento secondo il quale, laddove la legge imponga l"uso di strumenti di pubblicità legale, non potrà trovare applicazione il principio dell"apparenza, proprio perché tali strumenti sono concepiti e fruibili da tutti come mezzo per rendere conoscibile erga omnes l"identità dei soggetti e i poteri loro conferiti (letteralmente vengono definiti come «speciali mezzi di pubblicità mediante i quali sia possibile controllare con l"ordinaria diligenza la consistenza effettiva dell"altrui potere»).

Come noto, la legge prescrive l"utilizzo di strumenti di pubblicità legale in materia di società od organi di imprese commerciali regolarmente costituiti; in materia di rapporti con la Pubblica Amministrazione; ovvero, in tema di "terzo settore", in materia di enti dotati di personalità giuridica, come fondazioni (regolarmente registrate) ed associazioni riconosciute. Nel caso di specie, l"associazione non era riconosciuta, quindi non era onerata della registrazione presso il Registro delle persone giuridiche, regionale o nazionale (D.P.R. 361/2000); per questa ragione è stato ritenuto pacificamente applicabile il principio dell"apparenza colpevole.

La Corte di Cassazione riconferma il principio secondo il quale lo strumento di pubblicità legale opera come limite all"operatività dell"apparenza giuridica. In questi termini si è pronunciata in tema di società di capitali (Cass. 10297/2010; Cass. 10375/2005); di rapporti con la P.A. (Cass. 12179/2014); di associazioni (oltre alla sentenza qui in commento, Cass. 11772/2003; Cass. 6350/2000). Ebbene, in questi casi è richiesta una particolare diligenza del terzo, il quale è tenuto a consultare detti strumenti prima di concludere il programma negoziale.

Altro precedente è portato dalla nota sentenza Cass. SSUU 5035/2002 in tema di condòmino apparente: non è invocabile l"apparenza della condizione di condòmino nei confronti di un soggetto che non è più tale, anche se colpevolmente continua a partecipare alle assemblee senza soluzione di continuità. L"amministratore condominiale può (e, a questo punto, con diligenza "deve") accertare l"effettiva titolarità del diritto di proprietà in capo a quel soggetto consultando i Pubblici Registri Immobiliari, altro strumento di pubblicità legale.



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