Articoli, saggi, Punibilità, sanzioni -  Anceschi Alessio - 2014-02-13

APPLICATO IL SUA ACT AI FUCILIERI DI MARINA ITALIANI - Alessio ANCESCHI

E' notizia di questi giorni che l'accusa contro i due fucilieri di marina italiani, la Torre e Girone, ha proposto l'accusa per violazione della Convenzione internazionale per la repressione degli atti illeciti contro la sicurezza della navigazione" (Convention for the Suppression of Unlawful Acts against the Safety of Maritime Navigation), comunemente denominata "SUA act", adottata a Roma il 10.3.1988 ed entrata in vigore nel marzo 1992.

Tale accordo internazionale estende sostanzialmente alla disciplina marittima i precetti già contenuti nella convenzione di Montreal del 23.9.1971 sulla sicurezza aerea ed è finalizzata alla repressione degli atti di pirateria marittima. Tale accordo risulta in vigore anche per l'Italia che l'ha ratificato con l. 28.12.1989 n. 422 ma non a S. Marino.

Ai sensi dell'art. 3, conv. Roma 1988, viene considerato illecito, tra le altre fattispecie, anche il compimento di un atto violento nei confronti di una persona che si trovi a bordo di una nave, se tale atto è di natura tale da pregiudicare la sicurezza della nave.

La legge penale indiana punisce la violazione della convenzione di Roma del 10.3.1988 secondo le norme in materia di terrorismo. In questo senso, secondo la legislazione penale indiana, l'atto commesso dai due militari italiani non viene considerato direttamente un atto terroristico ma comporta ugualmente l'applicazione della normativa antiterrorismo attraverso un mero atto di rinvio.

Le autorità politiche e diplomatiche italiane ed europee si sono ferocemente scagliate contro tale decisione, ritenendo inammissibile l'applicazione la disciplina in esame nei confronti dei due militari italiani.

Sotto il profilo strettamente giuridico, al di là del fatto che la disciplina antiterrorismo sia applicata indirettamente, occorre evidenziare che, per sua stessa definizione, il fatto illecito commesso da un militare, tantopiù nell'esercizio delle sue funzioni, non può essere definito "terroristico". Infatti, l'atto terroristico presuppone per sua stessa natura che sia commesso da soggetti che non rivestano una qualità militare od uno status giuridico ad esso equiparato.

Per tale ragione, deve certamente ritenersi che non possa applicarsi, nè direttamente nè indirettamente, una normativa antiterrorismo nel caso di specie. Ogni condotta illecita astrattamente rientrante in un atto terroristico, se commessa da un militare, nell'esercizio delle proprie funzioni, equivale ad un atto di guerra. In questo senso, ove le autorità indiane dovessero confermare le accuse in tal senso, esse dovrebbero essere interpretate dall'Italia come una vera e propria accusa di atto bellico.



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