Articoli, saggi, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2013-12-05

APPOSIZIONE DI TERMINI - Riccardo MAZZON

Se i termini tra fondi contigui mancano o sono divenuti irriconoscibili, ciascuno dei proprietari ha diritto di chiedere che essi siano apposti o ristabiliti a spese comuni: è l"azione di apposizione di confini, la quale, è stato detto, contiene in sé, implicitamente, l"azione di regolamento di confini:

"l'azione di apposizione di termini contiene in sè, implicitamente, l'azione di regolamento di confini e pertanto, mentre nel caso che il convenuto aderisca all'indicazione dei confini contenuta nella domanda di apposizione di termini il "thema decidendum" resta limitato al punto relativo all'obbligo di creare o ripristinare a spese comuni i segni esteriori del confine, nel caso, invece, che il convenuto contesti l'indicazione dei confini data dall'attore, detto "thema" si sviluppa in tutta la sua implicita estensione, già potenzialmente compresa nell'atto introduttivo, e si ha un'azione di regolamento di confini" Cass. 20.7.79, n. 4330, GCM, 1979, 7 - cfr., amplius, "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto -.

In realtà,

"a differenza dell'azione di apposizione di termini (art. 951 c.c.) la quale presuppone l'esistenza di un confine certo e determinato, e mira ad ottenere soltanto che la linea di demarcazione tra proprietà contigue sia resa possibile e riconoscibile mediante la collocazione di segni esteriori che indichino materialmente il tracciato, l'azione di regolamento di confini (art. 950 c.c.) presuppone invece l'incertezza tra i confini dei fondi contigui, la quale può derivare tanto dalla mancanza di qualsiasi limite (incertezza oggettiva) tanto dalla contestazione sul confine esistente (incertezza soggettiva) perché lo scopo dell'azione è la rimossione dell'incertezza e la determinazione quantitativa dell'oggetto della proprietà dei due confinanti, nella presupposta e non controversa validità ed efficacia dei titoli di acquisto delle parti. Da tanto consegue che, mentre le cause di apposizione di termini ai sensi dell'art. 8 c.p.c. rientrano nella competenza per materia del pretore qualunque ne sia il valore, le cause di regolamento di confini rientrano tra quelle relative a beni immobili, assoggettate alla regola della distribuzione della competenza per valore tra pretore e tribunale in base ai criteri posti dall'art. 15 c.p.c. con riguardo al valore della parte controversa dell'immobile" Cass. 30.11.88, n. 6500, GCM, 1988, 11.

Si può affermare, pertanto, che

"la differenza tra azione per apposizione di termini e quella di regolamento di confini risiede nel fatto che mentre nella prima il confine tra i due fondi è certo ed incontestato e si vuole soltanto apporvi, perché mancanti o divenuti irriconoscibili, i segni di delimitazione, al fine di evitare possibili sconfinamenti o usurpazione, nella seconda, invece, pur prescindendosi da ogni contestazione circa il diritto di proprietà risultante dai titoli, vi è incertezza in ordine alla linea di demarcazione tra fondi limitrofi, il cui accertamento viene rimesso al giudice" Cass. 27.3.90, n. 2461, GCM, 1990, 3.

In ogni caso, a sutura delle (apparentemente) diverse affermazioni,

"il carattere personale dell'azione per apposizione di termini, distinta da quella reale di regolamento di confini, non osta a che la prima possa essere esplicitamente o implicitamente inserita nella controversia promossa con la seconda, quale pretesa accessoria e consequenziale in una situazione in cui non solo manchi un confine certo e determinato ma difettino anche segni esteriori del confine stesso" Cass. 17.8.05, n. 16970, GCM, 2005, 9.

Recentemente, inoltre, è stato chiarito come l'azione per l'apposizione di termini abbia natura accessoria e consequenziale a quella di regolamentazione di confini:

"l'azione per l'apposizione di termini ha natura accessoria e consequenziale a quella di regolamentazione di confini, in quanto presuppone l'esistenza di un confine certo e determinato. Ne consegue che, all'infondatezza della domanda principale volta a regolare i confini, segue logicamente il rigetto di quella avente ad oggetto l'apposizione di termini" Cassazione civile, sez. VI, 08/04/2011, n. 8100 Latella c. Min. trasp. ed altro Diritto & Giustizia 2011 Giust. civ. Mass. 2011, 4, 568.

L"azione di apposizione di termini può "trasformarsi", a causa del venir meno (in itinere litis) della certezza del confine,

"nel giudizio instaurato con azione di apposizione di termini, sul presupposto del possesso attuale ed esclusivo da parte dell'attore della zona adiacente alla linea contrassegnanda con i termini, qualora il convenuto, nel costituirsi contesti che il fondo di proprietà dell'attore abbia l'estensione indicata nell'atto introduttivo, ne deriva la trasformazione di quell'azione originaria in quella di regolamento di confini per il venir meno del presupposto della certezza del confine" Cass. 25.5.83, n. 3600 GCM, 1983, 5,

in azione di regolamento di confini a causa delle eccezioni sollevate dal convenuto,

"l'azione per l'apposizione di termini, di natura personale e presupponente che il confine tra i due fondi sia certo e pacifico, resta modificata in quella reale di regolamento dei confini, per implicito contenuta nella richiesta di apposizione di termini, ove, in relazione alle eccezioni sollevate dal convenuto, insorga tra le parti contrasto sulla linea di confine lungo la quale i termini debbano essere apporti" Cass. 5.12.85, n. 6107, GCM, 1985, 12,

oltreché presentata assieme alla seconda, anche implicitamente:

"il carattere personale dell'azione per apposizione di termini, distinta da quella reale di regolamento di confini, non osta a che la prima possa essere esplicitamente od implicitamente inserita nella controversia promossa con la seconda, quale pretesa accessoria e conseguenziale, in una situazione in cui non solo manchi un confine certo e determinato, ma difettino anche segni esteriori del confine stesso" Cass. 15.12.84, n. 6573, GCM, 1984, 12.

Le differenze evidenziate si manifestano anche in relazione alla competenza:

"ai fini della competenza per valore il cumulo delle domande, ai sensi dell'art. 10 c.p.c., concerne soltanto l'ipotesi di più domande intese come pretese ben distinte tra loro, aventi ciascuna una propria individualità, mentre rimangono assorbite tutte quelle richieste che essendo formalmente proposte in via separata sono prive di autonomia, in quanto hanno carattere accessorio, conseguenziale o strumentale. (Fattispecie riguardante la domanda di regolamento di confini e di apposizione dei termini ed in via conseguenziale di abbattimento dell'attuale muretto divisorio fra proprietà contigue e di rimborso delle spese necessarie per l'esecuzione dei lavori)" Cass. 19.7.99, n. 7695, GCM, 1999, 1672.

Da tener presente, inoltre, che

"l'azione per apposizione di termini, di natura personale, viene modificata in quella, reale, di regolamento di confini, per implicito contenuta nell'originaria istanza, quando, in conseguenza dell'eccezione sollevata dal convenuto, insorga tra le parti contrasto circa la giacitura del limite tra i fondi adiacenti, sicché, in tal caso, non rientra nella competenza per materia del pretore (art. 8 n. 2 c.p.c.), bensì è devoluta secondo i criteri della competenza per valore di cui all'art. 15 c.p.c." Cass. 5.10.83, n. 5797, GCM, 1983, 9.

Ancora, in argomento, è stato deciso (nella specie, concernente la simultanea proposizione di azione di regolamento di confini e di apposizione di termini da attuarsi mediante la costruzione di un muro di cinta, la Suprema Corte, in applicazione dell'enunciato principio, rilevata la indeterminatezza del valore attribuibile a tale ultima domanda, ha ritenuto che, per effetto del cumulo, ai sensi del comma 2 dell'art. 10 c.p.c., la causa eccedesse il limite della competenza per valore del pretore e dovesse essere dichiarata riservata alla cognizione in primo grado del tribunale) che

"la domanda con la quale si chieda di far luogo alla costruzione di una specifica opera, ancorché come mezzo di apposizione di termini, trascende l'ordinario contenuto dell'azione di cui all'art. 951 c.c. e, risultando intesa ad ottenere la condanna della controparte ad un ben precisato facere, non può essere considerata alla stregua di una istanza meramente accessoria e consequenziale rispetto all'azione di regolamento di confini simultaneamente proposta, ma finisce per costituire una pretesa avente una sua autonomia, suscettibile, perciò, di concorrere alla determinazione del valore della causa ai fini della competenza" Cass. 8.3.96, n. 1850, GCM, 1996, 314,

nonché:

"la domanda diretta all'eliminazione dell'incertezza del confine tra due fondi e, in via meramente conseguenziale, all'apposizione dei relativi termini costituisce azione di regolamento di confini, e non azione per apposizione di termini (postulante che i termini siano certi e pacifici e tendente, quindi, solo a renderli visibili e riconoscibili), e, pertanto, ai fini della competenza, non è soggetta al criterio di cui all'art. 8 n. 2 c.p.c. (Competenza per materia del pretore), bensì al criterio generale della competenza per valore" Cass. 23.11.82, n. 6341, GCM, 1982, 10-11.

Le spese comuni previste dall"articolo 951 del codice civile si riferiscono, esclusivamente, alle spese per l'apposizione materiale dei termini,

"nel giudizio di regolamento di confini, deve considerarsi soccombente, al fine dell'attribuzione dell'onere delle spese, la parte la cui prospettazione è stata disattesa. Il diritto, riconosciuto dall'art. 951 c.c. a ciascuno dei confinanti, di richiedere che il confine sia delimitato a spese comuni si riferisce alle spese per l'apposizione materiale dei termini e non alle spese del procedimento instaurato ai sensi della stessa norma" Cass. 13.3.01, n. 3642, GCM, 2001, 470

non certo a quelle giudiziali:

"l'art. 951 c.c., nel disporre che ciascuno dei proprietari confinanti ha diritto di chiedere che i termini siano apposti a spese comuni, si riferisce all'apposizione materiale dei segni di confine e non riguarda, pertanto, la disciplina delle spese giudiziali inerenti alla causa instaurata ai sensi della stessa norma" Cass. 5.12.85, n. 6107, GCM, 1985, 12.

Trattandosi di azione a carattere personale, la pronuncia su azione diretta all"apposizione di termini è priva di efficacia nei confronti del successore a titolo particolare della parte, che sia ad essa subentrato dopo la definizione del giudizio:

"l'azione per apposizione di termini ha carattere personale, presupponendo che il confine certo e determinato ("ab initio" o per intervenuta sentenza di regolamento di confini) e tendendo solo a renderlo visibile e riconoscibile, attraverso l'esecuzione di una prestazione consistente nell'obbligo, posto dall'art. 951 c.c., a carico del proprietario del fondo contiguo, di apporre o ristabilire a spese comuni con il richiedente i segni indicativi dei termini tra i due immobili. Ne consegue che la pronuncia su tale azione è priva di efficacia nei confronti del successore a titolo particolare della parte, che sia ad essa subentrato dopo la definizione del giudizio" Cass. 26.10.81, n. 5597, GCM, 1981, 10.

L"efficacia del giudicato, peraltro, coinvolgerà entrambe le parti processuali, nel senso che l"obbligo, ancorché non espressamente sancito da tale sentenza a carico dell'una o dell'altra parte, deve ritenersi imposto a ciascuna di esse, così che, per converso, ciascuna parte sarà legittimata a domandarne l'esecuzione fissata:

nel procedimento per apposizione di termini la sentenza di condanna, che lo conclude, non può indicare, nel dispositivo, le parti obbligate in quanto queste possono trovarsi nella medesima posizione processuale, e così entrambe destinatarie della condanna ad apporre i termini e facultate a chiederne l'esecuzione. Conseguentemente, lo stesso obbligo, ancorché non espressamente sancito da tale sentenza a carico dell'una o dell'altra parte, deve ritenersi imposto a ciascuna di esse, così che, per converso, ciascuna parte è legittimata a domandarne l'esecuzione fissata" Cass. 18.9.79, n. 4794, GCM, 1979, 9.

Si confrontino, inoltre e a completamento di quanto sopra affermato, le seguenti pronunce in tema di manufatti insistenti in zona di confine demaniale lacustre

"ove si tratti di una vertenza che solo indirettamente si rifletta anche sui profili della condonabilità dei manufatti insistenti in zona di confine demaniale lacustre (nella specie, essendosi impugnati atti di parziale rigetto di istanze di sanatoria di violazioni edilizie commesse da un proprietario rivierasco), la relativa giurisdizione appartiene al tribunale superiore delle acque pubbliche, in sede di giudizio di legittimità, in unico grado" (Trib. sup. acque 16.5.05, n. 75, FA 2005, 5- 1639),

e di rapporti dell"azione di apposizione di termini con la rei vindicatio:

"quando una parte abbia agito per la declaratoria del suo acquisto per usucapione di parte di un fondo altrui, chiedendo la delimitazione del confine e l'apposizione dei termini lapidei solo come effetto conseguenziale, ed il convenuto abbia chiesto in via riconvenzionale la declaratoria della sua esclusiva proprietà della parte del fondo "ex adverso" pretesamente usucapita", si è in presenza di un conflitto tra i titoli di proprietà dei fondi e non solo di questi, con la conseguenza che le azioni proposte hanno la natura di rivendica e non di regolamento di confini" Cass. 11.7.79, n. 3983, GCM, 1979, 7.



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