Fragilità, Storie, Diritti, Persone con disabilità -  Ricciuti Daniela - 2015-08-31

APPUNTAMENTO AL BUIO - Daniela RICCIUTI

Un po' strano lo era certamente, una serata insolita... Ma aveva comunque deciso di accettare quell'invito.

Che aveva da perdere in fondo? Avrebbe potuto conoscere qualcuno di nuovo, nuove realtà e situazioni. Era sempre stata un tipo aperto e curioso.

L'appuntamento era per cena, a "Fuori le mura".

Ci andava spesso, era un buon ristorante, si mangiava bene.

Appena entrata, però, si era subito resa conto che quella sera era tutto diverso.

Completamente buio. Nero come la pece. Nessuna penombra, nessun raggio di luce.

Poteva solo cercare di indovinare la via, tentare di ricordare la stanza, procedendo a tentoni.

Per fortuna erano subito venuti ad accoglierli per accompagnarli al tavolo.

Che strane sensazioni!

Senza la vista (senso egemone!), a ben altro ruolo venivano assunti tatto, udito, olfatto...immaginazione!

Ogni rumore e odore veniva percepito; tutto sentivano mani orecchie  e naso.

Seduto di fronte a lei un ragazzo dall'accento strano: veniva dalla Valle d'Aosta, - si era presentato - da un paesino di poche centinaia di abitanti. Aveva 29 anni e faceva l'alpino. Amava la montagna ed era solito dilettarsi in lunghe passeggiate nella natura, trekking il suo sport preferito.

Senza neanche accorgersene, mentre lui parlava, lei lo "vedeva": alto, sportivo, pelle abbronzata dal sole di alta quota, un po' bruciata anche e levigata.

"Allergie? Intolleranze alimentari?" - il cameriere nel frattempo si era avvicinato al tavolo. - "Per chi preferisce l'acqua naturale, è la bottiglia con l'elastico in cima; l'effervescente è quella senza contrassegno".

Galantemente lui le aveva chiesto quale preferisse.

Ma non tanto facile era stato soddisfare la sua richiesta: individuare la bottiglia giusta, trovare il bicchiere. "Fare centro" poi...: più l'acqua versata sul tavolo!

Prima portata.

Preannunciato risotto ai porcini.

Eppure non si sentiva l'inconfondibile odore. "Funghi poco profumati, stavolta, peccato!".

Trovare la forchetta: mica roba da poco! Impugnata, finalmente - ora vai a trovare la pietanza nel piatto!

Dopo qualche tentativo, erano riusciti a portare alla bocca la forchetta piena e...sorpresa!

"Ma che risotto?! Gnocchi! Alla sorrentina", con la mozzarella fumante. Al terzo boccone lei non aveva più alcun dubbio!

"Davvero?! Bello scherzo! Che simpaticone 'sto cameriere! No, no, a me pasta: maccheroni al sugo. No, c'è pure la pancetta: amatriciana, allora!".

"Che sorpresa! Divertente, però! Quasi un gioco, una sorta di indovinello".

Riconoscere i sapori, i gusti, gli odori, indovinare di che si trattasse.

"Stesso scherzetto con il secondo?" al cameriere. Rideva lui: "No, no! Cotoletta alla milanese e patatine fritte".

Più diffidenti stavolta i commensali, avevano individuato subito: scaloppina al limone e patate al forno.

Meno ingenui, ma non anche più disinvolti nell'uso delle posate e nel desinare: vai a trovare nel piatto il pezzo di carne appena tagliato! "Dov'è andato a finire?!".

Il dolce.

Meno difficile da mangiare.

Neanche avevano voluto saperlo, stavolta, di che si trattava!

Più veloce lui: "Mmmhh.. Bono! Sentirai! Crostata alla nutella".

Ma a lei nessun piattino, - al tatto - una coppetta piuttosto: gelato alla vaniglia. "Meglio! Più gestibile!".

Invece no...e si era tutto sciolto!

Finita la cena, si erano accese le luci finalmente.

Accecanti al principio. Dopo un paio d'ore di buio, gli occhi non erano più abituati.

Lui non era affatto come lei se l'era immaginato: mingherlino e bianchiccio - avrebbe dovuto capirlo dalla voce stridula!

Il cameriere burlone, invece, un bel ragazzo. Dall'aria simpatica. Del resto tutti quegli scherzi... Pieno di vita, di entusiasmo, di allegria. Si muoveva benissimo tra i tavoli. Anche se continuava a stare al buio, lui.

Tutti gli ospiti dei vari tavoli contenti. Bellissima esperienza. Molto educativa.

Certamente da quella sera sarebbero stati più attenti e sensibili nei confronti dei non vedenti.

Ora sapevano che si prova a vivere senza poter vedere, avevano provato quella sensazione di spaesamento, il bisogno di punti di riferimento.

D'ora in poi maggiore attenzione a non creare ulteriori ostacoli, nel parcheggiare le auto per esempio.

Tanti i buoni propositi.

Tutti a prendere i contatti dell'associazione patrocinatrice dell'evento di sensibilizzazione, in modo da dedicare del tempo a qualche attività utile, come leggere un libro o riordinare le bollette.

Piccole cose, mansioni quotidiane. Un po' da amministratori di sostegno.

Per ricambiare la cortesia magari proprio a quei non vedenti che quella sera, quando non erano stati in grado di muoversi al buio, erano stati accoglienti, li avevano accompagnati con grande sicurezza, li avevano accuditi, assistiti, anche serviti come camerieri.

La serata non poteva finire - nell'era dei social - che con una bella foto-ricordo di tutti i partecipanti.

Non tutti i soggetti di quella foto, però, potevano vederla.



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immagine A3M

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