Articoli, saggi, Procedura penale -  Giovanni Sollazzo - 2014-09-06

APPUNTI IN TEMA DI 625 TER C.P.P.: I TERMINI PER LA RICHIESTA - Carol COMAND

Il comma 5° dell'articolo 11 della legge 28.4.2014, n. 67  in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio e disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili, rubricato disposizioni in materia di impugnazioni e restituzione nel termine, inserisce nel codice di rito l'art. 625 ter, che contempla un nuovo mezzo di impugnazione: la rescissione del giudicato.

Quest'ultimo, qualificabile quale ricorso straordinario in quanto esperibile contro decisioni già divenute irrevocabili, può essere utilizzato dal soggetto, nei confronti del quale si sia proceduto in assenza per tutta la durata del processo, che provi che l'assenza è stata dovuta ad un'incolpevole mancata conoscenza della celebrazione del processo stesso.

La richiesta, ai sensi dell'art. 625 ter deve essere presentata, a pena di inammissibilità, dall'interessato o da un difensore munito di procura speciale nelle forme dell'art. 583 co. 3, entro 30 giorni dal momento dell'avvenuta conoscenza del procedimento.

Chiamata sin dai primi giorni dell'entrata in vigore della legge a fare applicazione della nuova normativa, la Corte di Cassazione a sezioni unite (Cass. Pen. Ss uu. 17.7 -3.9.2014 n. 36848 nel momento in cui si scrive consultabile presso il sito della Corte di Cassazione) cui il ricorso era stato devoluto poiché, secondo lo stesso primo presidente (Decreto di data 29.5.2014) il nuovo istituto implicava la definizione di aspetti di speciale importanza quali modalità procedurali e problemi di diritto intertemporale, ha fornito in proposito alcuni chiarimenti.

Nella fattispecie esaminata dalla Corte l'istanza veniva ritualmente proposta in favore di soggetto arrestato (il 21.4.2014), in paese estero, a seguito di domanda di estradizione per reati concernenti il traffico illecito di sostanze stupefacenti e condannato dalla Corte di Appello di Torino a 22 anni di reclusione e perveniva alla cancelleria della Corte di Cassazione il 27.5.2014, superando il termine di 30 giorni dalla conoscenza del procedimento, fissato dalla legge.

Risulta, peraltro, che la medesima istanza fosse stata direttamente presentata all'Ufficio Protocollo Generale della Corte in data 20.5.2014.

La Corte adita si interroga, in primo luogo, su quale sia la disciplina applicabile per la presentazione dell'impugnazione de quo.

A differenza di quanto stabilito per il ricorso straordinario per errore di fatto, in riferimento al quale si prevede espressamente che il ricorso debba essere presentato alla Corte di Cassazione (art. 625 bis co. 2), si ritiene, in particolare, che, per ottenere la rescissione, l'istanza debba sottostare, di norma, alla disciplina di cui all'art. 582 c.p.p. ed essere presentata nella cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato.

Da quanto precede, l'istanza avanzata alla Corte e pervenuta alla cancelleria della sesta sezione penale della Corte il 27.5.2014, risulta tardiva e dunque inammissibile ai sensi dell'art 591 co. 1 lett. c) ma la pronuncia esaminata, nella specie e come di consueto, induce qualche considerazione, in relazione alla nuova garanzia predisposta dal legislatore, che, per quanto ritenuta di maggior favore nei confronti del soggetto interessato, non pare in grado, almeno in questo caso, di mutare i termini di applicabilità della disciplina generale sulle impugnazioni.

A prescindere da valutazioni in ordine alla pendenza dell'impugnazione (si ricorda in proposito le osservazioni formulate dal giudice rimettente presso la Corte di Appello di Roma nell'ordinanza di rimessione relativa alla legittimità Costituzionale dell'art. 10 co. 3 della l. 251/05  nella quale si precisa che la pendenza dell'appello va definita quale disponibilità degli atti da parte del giudice, ricavabile dalla loro ricezione attestata dalla cancelleria penale, per come risultante, nella specie, dal timbro apposto sul fascicolo per il dibattimento di primo grado), pare infine doveroso aggiungere che la nuova norma non si applica ai soggetti dichiarati contumaci.

Premesso infatti che il riferimento al soggetto "assente" contemplato dal 526 ter non può che essere indirizzato alla nuova figura di assente ex art. 420 bis come sostituito dalla l. n. 67 del 2014, la Corte ritiene che non può "profilarsi, in mancanza di espresse previsioni normative, alcuna questione di diritto intertemporale, essendo evidente che essi, svoltisi secondo il regime contumaciale o secondo quello di assenza, come anteriormente disciplinati, non potrebbero risentire del jus superveniensis, che si riferisce esplicitamente ad un imputato "assente", nei termini definiti dalla nuova disciplina". (c.c.)



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