Articoli, saggi, Punibilità, sanzioni -  Giovanni Sollazzo - 2014-08-15

APPUNTI IN TEMA DI APPLICAZIONE DI LEGGI NEL TEMPO - Carol COMAND

Una pronuncia recentemente depositata e concernente l'applicazione - nei procedimenti in corso - di norme contenute in decreti legge e non contemplate dai provvedimenti legislativi di conversione, invita a svolgere qualche considerazione in tema di successione di leggi nel tempo.

Con sentenza n. 34073 del 7.6 - 31.7.2014 la Corte di cassazione, inizialmente adita per diversi motivi dal ricorrente, soggetto detenuto in espiazione di pena a causa di una condanna per il delitto di partecipazione ad associazione di stampo mafioso, si è espressa in merito all'applicabilità della norma contemplata dall'art. 4 del d.l. 23.12.2013, n. 146, in relazione alla quale l'istanza era stata presentata e respinta, - e che consentiva, al ricorrere dei presupposti, un computo di maggior favore in relazione all'istituto della liberazione anticipata anche ai soggetti condannati per uno dei reati di cui all'art. 4 bis della legge sull'ordinamento penitenziario - a seguito dell'entrata in vigore della relativa legge di conversione modificativa, in senso peggiorativo, sul punto.

Come noto, l'art. 4 del menzionato d.l. stabilisce che per un periodo di due anni successivo alla sua entrata in vigore, la detrazione di pena concessa con la liberazione anticipata sia pari a 75 giorni per ogni singolo semestre di pena scontata.

Il quarto comma del medesimo articolo, nella sua prima formulazione, come anticipato, concedeva la possibilità di applicazione dell'istituto nella medesima misura, ai condannati di cui all'art. 4 bis l. 26.7.1975, n. 354, mentre, in virtù delle modifiche apportate in sede di conversione, l'attuale primo comma esclude espressamente tale computo, fra l'altro, per i soggetti condannati per il delitto di cui all'art. 416 bis c.p. .

Per quanto qui d'interesse, si riportano alcuni passaggi in cui la Corte, in risposta alle considerazioni svolte dal p.g. in sede di richiesta di rigetto del ricorso e volte ad evidenziare l'operatività, nella situazione considerata, del principio del tempus regit actum con conseguente applicazione della legge di conversione nel frattempo entrata in vigore, ha evidenziato come non fosse possibile applicare la norma di maggior favore per il ricorrente.

Premesso che la tesi della natura sostanziale della disciplina evocata e dell'applicabilità della normativa in vigore al momento della domanda si rivelasse intimamente contraddittoria poiché se fosse vero che "la disciplina della liberazione anticipata soggiace alle regole dell'art. 2 c.p. e 25 Cost., sarebbe da applicare la legge vigente al momento del fatto" dovendosi quindi valutare se per momento del fatto sia da intendersi quello in cui è stato commesso il reato o quello in cui è stato tenuto il comportamento da prendere in considerazione ai fini del beneficio mentre "l'applicazione della regola che fa riferimento alla disciplina vigente al momento della domanda (…) postulerebbe che si verta al contrario in materia attinente alla giurisdizione o alla competenza", ha constatato come sia la giurisprudenza della Corte costituzionale sia la giurisprudenza della Corte edu abbiano costantemente escluso che nella materia de quo fosse applicabile il principio della irretroattività della legge più sfavorevole.

Evidenziato inoltre che possano sussistere delle situazioni in cui può non esservi altrettanta chiarezza, in riferimento alla liberazione anticipata speciale in esame parrebbe non essersi  ravvisato alcun mutamento giurisprudenziale assimilabile ad un mutamento del "o incidente sul" diritto penale sostanziale.

Con particolare riguardo al caso di specie, concernente la possibilità di fare applicazione di norme non convertite dalla legge preposta, si fa inoltre espresso richiamo a quanto disposto dall'art. 77 Cost. circa la perdita di efficacia ex tunc dei decreti non convertiti ed alla sentenza della Corte costituzionale che a suo tempo ha dichiarato l'incostituzionalità parziale dell'attuale co. 6 dell'art. 2 c.p. . Personalmente, però, sul punto, la pronuncia in esame induce diverse riflessioni.

Ci si riferisce, per quanto la questione allora sollevata non presenti concreta attinenza con i benefici contemplati dalla normativa sull'ordinamento penitenziario, alla pronuncia della Corte costituzionale n. 277/90 in cui,  peraltro, si ricorda che nella seduta antimeridiana del 15 aprile del 1947, l'accordo sulla "costituzionalizzazione" anche della legge penale successiva favorevole al reo non fu raggiunta soltanto "sull'ampiezza delle nozioni di leggi eccezionali e temporanee e cioè sull'ampiezza delle deroghe al principio, in se accettato, della retroattività della legge successiva favorevole al reo".

In tale pronuncia, in cui la Corte era chiamata a decidere della legittimità delle disposizioni transitorie del codice di procedura penale relative alla possibilità di definizione dei giudizi in corso nelle forme del giudizio abbreviato o della applicazione della pena su richiesta delle parti, lasciando irrisolto il quesito relativo alla portata della rimessione al legislatore ordinario della risoluzione delle questioni attinenti alla successione di leggi nel tempo - se di assoluta libertà, ovvero di concessione della discrezionale valutazione in ordine a leggi eccezionali, temporanee o finanziare - si è ricordato che l'articolo 2 c.p. potesse entrare in discussione solamente nell'ipotesi in cui vi fosse stato un mutamento, favorevole al reo, nella valutazione sociale del fatto tipico oggetto di giudizio e ciò, anche in considerazione dell'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale.

Al tempo, si concluse che l'intento stimolatorio della richiesta di giudizio abbreviato non potesse assurgere a mutata valutazione sociale in senso favorevole al reo del fatto oggetto di giudizio.

Anche alla luce delle recenti innovazioni legislative apportate dal legislatore, d'altra parte, ci si interroga sul valore attuale di quanto allora affermato dalla Corte. (c.c.)



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