Articoli, saggi, Generalità, varie -  Giovanni Sollazzo - 2014-05-28

APPUNTI IN TEMA DI MISURE DI PREVENZIONE- Carol COMAND

Le misure di prevenzione sono generalmente qualificate come misure specialpreventive, dirette ad evitare la commissione di reati da parte di (determinate categorie di)1 soggetti considerati socialmente pericolosi, aventi natura amministrativa e riconducibili, secondo alcuni, alla giurisdizione penale volontaria2.

Si tratta di una forma di tutela ante delictum -in quanto opera prima della commissione di un delitto-, che, in contesto più ampio, è stata altresì presentata come un impegno solidaristico e reale, volto ad assicurare lo sviluppo della persona  ed a prevenire i reati mediante la rimozione delle possibili cause di natura sociale o ambientale, oltre che soggettive3.

Per quanto concerne le misure adottate dal solo questore -avviso orale e foglio di via obbligatorio-, esse si applicano, ai sensi dell'art. 1 del d.lgs. 6.9.2011, n. 159, a coloro che, anche sulla base di elementi di fatto, debbano ritenersi dediti ad attività delittuose, vivere abitualmente con proventi di attività delittuose, ovvero  siano dediti alla commissione di determinati reati4 e, in particolare per il foglio di via, che si tratti di soggetti pericolosi per la sicurezza pubblica.

Si tratta dei pericolosi della c.d. criminalità comune.

Con peculiare riferimento all'avviso orale, il quale comporta un invito a tenere una condotta conforme alla legge (art. 2. d.lgs 159/11), si è affermato che si tratti di un atto con natura particolare poiché, da un lato, finalizzato a rendere edotto il soggetto interessato dell'attenzione posta alle sue attività, dall'altro e conseguente, finalizzato a prevenire la commissione di reati (T.a.r. per le Marche n. 198/14).

Il foglio di via obbligatorio di cui all'art. 3 del medesimo testo legislativo consiste, invece, nell'allontanamento di un soggetto, non coattivo e temporaneo da un Comune che non sia quello di residenza, per un tempo determinato ma con la possibilità di farvi ritorno previa autorizzazione (T.a.r. per il Molise n. 103/14).

L'accertamento degli elementi di fatto, richiesto per l'applicazione delle misure, come da più parti osservato, più che involgere considerazioni sulla base indizi conseguenti al verificarsi di un fatto, richiede delle caute induzioni che giungano a rendere quantomeno verosimile l'ipotizzata pericolosità. Da alcuni, tale accertamento, è stato definito una valutazione prognostica della pericolosità sociale del prevenuto, anche alla luce di  eventuali precedenti penali5.

In merito a quanto precede, poi, è parsa di fondamentale importanza la distinzione fra i motivi pratici che possono giustificare il ricorso alla prevenzione, volti a prevenire possibili fonti di pericolo per beni ritenuti di valore primario ed i presupposti per promuovere un normale e distinto processo penale6.

In particolare, alcune recenti pronunce del giudice amministrativo, hanno contribuito a chiarire che l'accertamento della sussistenza dei diversi elementi di fatto necessari per una legittima applicazione delle menzionate misure, salvo quanto stabilito dagli artt. 651 e ss c.p.p.7, debba ritenersi pienamente autonomo, rispetto alle valutazioni eventualmente effettuate dal giudice penale.

A questo proposito, il giudice amministrativo per le Marche8, ha posto in evidenza che in sede amministrativa, a differenza di quella penale, l'autorità di Pubblica Sicurezza può valutare in maniera più discrezionale sia i fatti, che la recidiva potenziale, prendendo in considerazione  circostanze che in sede penale non sono state oggetto di imputazione.

Nella fattispecie, peraltro, si discuteva circa la rilevanza di un giudizio espresso dal giudice penale attraverso un provvedimento che concedeva il beneficio della sospensione condizionale della pena a seguito di applicazione della pena su richiesta delle parti.

Il Tribunale amministrativo di Napoli, ha d'altra parte posto in rilievo che, il giudizio sulla pericolosità sociale del proposto non richiede la sussistenza di prove compiute sulla commissione di reati, ben potendo rivelarsi sufficienti dei meri sospetti sui richiesti elementi di fatto, tali da indurre l'autorità a ritenere di essere in presenza delle condizioni per l'applicazione della misura9.

Attraverso la motivazione di ulteriore e recente provvedimento10 è da ultimo agevole constatare che, il valore assunto da precedenti giudizi in sede penale, sugli elementi di fatto ritenuti rilevanti per il giudizio de quo, sia pur espresso, nell'individuazione della fattispecie violata, in termini indiziari, possa rivelarsi già di per se idoneo a qualificare il soggetto proposto come persona dedita alla commissione di reati che, ai sensi dell'art. 1 co. 1 lett. c) del d.lgs. n. 159/11 mettono in pericolo la sicurezza pubblica.

Ai fini dell'applicazione delle misure di prevenzione prese in considerazione, non pare infatti necessario giungere ad un giudizio sulla pericolosità sociale secondo i criteri di cui all'art. 203 c.p. relativi all'applicazione delle misure di sicurezza, essendo sufficiente l'annoverabilità del soggetto  proposto nell'elenco dei soggetti destinatari delle misure di prevenzione, ai sensi del menzionato d.lgs. .  (c.c.)

1L'espressione è mutuata da G. Fiandaca, E. Musco, Diritto penale, Bologna, 839.

2Così F. Cordero, Procedura penale, Milano, 2012.

3Fiandaca cit..

4Che offendono o mettono in pericolo l'integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica.

5T.a.r. per il Molise, sede di Campobasso, n. 103/14.

6L'avvio del quale, peraltro, risulta indipendente rispetto ad un'eventuale azione di prevenzione (art. 29 d.lgs. Cit.)

7In particolare, per quanto qui in rilievo,  dall'art. 654 c.p.p., secondo il quale, nei confronti dell'imputato, la sentenza irrevocabile di condanna pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato nel giudizio amministrativo, quando si controverte in relazione ad un diritto diritto o interesse, il cui riconoscimento dipenda dall'accertamento degli stessi fatti materiali che furono oggetto del giudizio penale (...).

8T.a.r. per le Marche, sede di Ancona, n. 198/14.

9T.a.r. per la Campania, sede di Napoli, n. 1295/14.

10T.a.r. per il Lazio, sede di Roma, n. 1583/14, dove ad essere presa in considerazione è un'ordinanza confermativa di misure cautelari adottata sulla base di un concreto pericolo di reiterazione del reato.



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