Articoli, saggi, Sport -  Musumarra Lina - 2014-12-27

AREE SCIABILI ATTREZZATE: PROFILI DI RESPONSABILITA' DEL GESTORE - Lina MUSUMARRA

Non so se Lina Musumarra legge il pensiero a distanza, ma il suo arioso contributo giunge alla redazione di P&D mentre me ne stavo sgomento a riflettere sull'ennesima barbarie del mondo del calcio interrogandomi: quale sarà l'opinione in proposito della nostra grande esperta? Ora le sottoporrò il caso.

Il fattaccio accade a Venaria ove si è appena svolto il derby di Coppitalia primavera fra Toro e Juve.

Il clima dovrebbe essere quello in cui i giovani calciatori si esercitano con la pratica calcistica a divenire uomini (poi giocatori) di domani.

Per la cronaca il derby giovanile lo ha vinto la Juve 1-0 e la pratica dovrebbe ovviamente essere archiviata al triplice fischio arbitrale con una bella bicchierata per esorcizzare il freddo.

No, la questione purtroppo ed incredibilmente non termina qui.

Un gruppo di (non mi azzarderei mai a definirli tifosi granata) venti bestie feroci (scuserai, cara Annalisa Gasparre: sai quanto ami gli animali, ma sto scrivendo di getto e non mi viene di meglio) indegne del consorzio umano comincia a gridare ad un uomo "Ammazzati! Gobbo di merda, devi morire, bastardo, bùttati!".

Quell'Uomo appartiene a tutti noi che apprezziamo lo sport e risponde al nome di Gianluca Pessotto.

Attualmente svolge le mansioni di responsabile organizzativo del settore giovanile della Juventus ed è tra i pochissimi calciatori ad aver conseguito una laurea, in giurisprudenza, durante la carriera agonistica.

Nel corso di un periodo di estrema fragilità personale tentò il suicidio - era il 27 giugno 2006 - proiettandosi da considerevole altezza da un abbaino della sede bianconera: rimbalzando sull'Alfa 147 di Roberto Bettega, rocambolescamente si salvò, anche grazie alle cure dei medici delle Molinette di Torino.

Nell'esatto istante in cui mi è pervenuta la pubblicazione di Lina ero intento a riflettere sul pensiero pronunciato da un tale, Massimo Bava, responsabile del settore giovanile del Torino, espresso a commento dell'episodio che saranno i lettori ad aggettivare: "Parole inaccettabili, però il filmato non mostra i nostri tifosi provocati, offesi e derisi da alcuni giocatori della Juventus".

C'è, dunque, un "però" anche al cospetto della barbarie.

Mi interrogavo in ordine alla compatibilità con il mondo del settore giovanile di un personaggio che si esprime in tal modo.

Poi, ecco comparire a video il pezzo di Lina, alla cui gradevolissima lettura Vi lascio, evidenziando che la pronuncia della Cassazione Civile 22344/2014 è stata pubblicata in questa Rivista in data 29 ottobre 2014 con nota di Alfonso Fabbricatore. (Paolo M. Storani)

"PROFILI DI RESPONSABILITA" DEL GESTORE

DELLE AREE SCIABILI ATTREZZATE"[1]- Lina MUSUMARRA

-         T.U. Sicurezza sul lavoro e tutela degli sciatori/utenti

-         Obblighi precauzionali e gestione del rischio

-         Il contratto atipico di sky-pass

1. Premessa

Come correttamente rilevato dalla dottrina in materia, "le posizioni di garanzia si individuano generalmente in capo a soggetti che, dotati di un potere organizzativo e dispositivo, sono in grado di attivare, in modo efficace e tempestivo, le necessarie misure preventive nei confronti di situazioni potenzialmente pericolose. Il problema della sicurezza in montagna è, per il diritto penale, un tipico problema di "prevenzione" che concerne l"individuazione di precisi obblighi (dovere di valutazione dei rischi naturali, dovere di conoscenza, dovere di protezione), la cui violazione costituisce l"indispensabile premessa per una rimproverabilità soggettiva".[2]

Sotto questo profilo, il gestore dell"area sciabile attrezzata e, più in generale, di un comprensorio turistico, diventa quindi titolare di obblighi cautelari nei confronti dell"utente, potenziale vittima di reato e tra le norme prevenzionistiche assumono una particolare rilevanza in questo settore anche quelle contenute nel Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro di cui al D.lgs. n. 81/2008 e successive modifiche. Tale provvedimento - come prescritto dall"art. 3 - si applica, infatti, "a tutti i settori di attività, privati e pubblici, e a tutte le tipologie di rischio" e dunque anche le aree sciabili attrezzate, così come definite dalla L. 24 dicembre 2003, n. 363 (in materia di "sicurezza nella pratica non agonistica degli sport invernali da discesa e da fondo") e dagli interventi normativi regionali o provinciali, costituiscono un luogo di lavoro (gestito da terzi) la cui frequentazione può esporre al rischio di infortuni non solo i lavoratori subordinati o soggetti a questi equiparati, ma anche persone estranee all"ambito imprenditoriale, purché sia ravvisabile il nesso causale tra l"infortunio e la violazione della disciplina sugli obblighi di sicurezza.[3]

2. La posizione di garanzia del gestore della pista da sci

In questo contesto, ha assunto un crescente rilievo l"individuazione, da una parte, degli obblighi gravanti in capo ai gestori degli impianti sciistici (intesi quali titolari dell"autorizzazione all"esercizio delle infrastrutture come individuate dal legislatore, nonché i soggetti che, per contratto, ricoprono tale qualifica) e, dall"altra, delle norme di comportamento degli utenti delle aree sciabili. Sotto il profilo normativo, i doveri nei quali si traduce la posizione di garanzia del gestore sono stati codificati dalla predetta L. n. 363/2003, quale norma quadro sul cui solco le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano hanno adeguato la propria normativa di riferimento.

L"aspetto fortemente innovativo codificato nella legge nazionale consiste "nell"effetto unificante che l"elencazione dei caratteri della nozione di area sciabile attrezzata [4]ha sul gestore dell"area stessa".[5] La coincidenza soggettiva fra il concessionario dell"impianto di risalita e l"esercente della pista da discesa riconosciuta nella figura del gestore dell"area sciabile attrezzata estende, senza dubbio alcuno, l"ambito di responsabilità del medesimo anche alla fase di discesa, astenendosi, però, il legislatore dal fornire elementi chiari in base ai quali determinare le conseguenze degli infortuni e rispondere alle richieste di risarcimento danni in costante aumento. [6]

L"art. 3 della L. n. 363/2003 introduce un generale dovere di protezione dell"utenza ("i gestori assicurano la pratica delle attività sportive e ricreative in condizioni di sicurezza, provvedendo alla messa in sicurezza delle piste secondo quanto stabilito dalle regioni"), cui seguono, nelle disposizioni successive, alcuni obblighi complementari, quali il rispetto dei requisiti tecnici di percorribilità della pista; il soccorso ed il trasporto degli infortunati all"interno delle aree di competenza; l"esposizione della segnaletica, dei documenti relativi alla classificazione delle piste e delle regole di condotta; la manutenzione ordinaria e straordinaria; la segnalazione delle avverse condizioni del fondo. Inoltre, qualora gli impianti presentino pericoli oggettivi dipendenti dallo stato del tracciato o di origine atipica, il responsabile della struttura deve attivarsi affinché siano rimossi o l"accesso alla pista venga impedito agli utenti.

Da segnalare, nella legge regionale Veneto del 21 novembre 2008, n. 21, l"individuazione della figura del "preposto alla sicurezza dell"area sciabile attrezzata" (art. 53), il quale, "nei limiti dei poteri attribuitigli dal gestore, coordina, dà attuazione e verifica tutti gli adempimenti connessi al regolare esercizio" della predetta area, con riferimento: "a) alla manutenzione invernale ed estiva dei tracciati di pista; b) alla messa in sicurezza delle piste; c) alla ricognizione periodica di tutti i tracciati di pista di competenza; d) alla chiusura dei tracciati, ove necessaria per motivi di sicurezza; e) alla collocazione, controllo e manutenzione della segnaletica e di tutti i dispositivi di prevenzione, protezione e sicurezza; f) al rispetto del regolamento di esercizio della pista; g) al soccorso sulle piste". Qualora nell"esercizio delle proprie funzioni il preposto alla sicurezza "riscontri anomalie e disfunzioni non risolvibili nell"ambito dei poteri conferitigli, ne dà immediata comunicazione al gestore per l"adozione delle azioni conseguenti".

Trattasi di figura analoga a quella del "pisteur-secouriste" prevista dall"art. 4 della legge regionale Valle d"Aosta del 15 gennaio 1997, n. 2, come modificata dalla successiva L.R. n. 36/2009, in materia di disciplina del servizio di soccorso sulle piste di sci.

Con riferimento, poi, alle prescrizioni contenute nell"art. 19 della legge regionale Piemonte del 26 gennaio 2009, n. 2, in relazione alla figura del direttore delle piste, nominato dal gestore, si richiama la Delibera della Giunta regionale del 29 aprile 2011, n. 24 – 1960, la quale regolamenta i requisiti ed il percorso di abilitazione professionale di tale soggetto. Questi, in particolare, dovrà "coordinare gli operatori addetti al servizio di soccorso; gestire le informazioni provenienti dai vari soggetti presenti e/o operanti nel comprensorio per organizzare in modo efficace gli interventi; dirigere le operazioni di preparazione e manutenzione delle piste e di prevenzione dei rischi; far applicare le procedure di manutenzione delle piste, di comunicazione e di segnalazione di situazioni di potenziale pericolo; segnalare al gestore la sussistenza delle situazioni che impongono la chiusura della pista nel caso in cui essa non presenti le necessarie condizioni di agibilità e di sicurezza, quando sussista un pericolo di distacco di valanghe ovvero la pista presenti altri pericoli atipici".

L"avvento di fonti normative in grado di disciplinare la sicurezza sulle piste (da intendersi sia in senso passivo, seguendo cioè sin dalla fase della progettazione la costruzione di piste da sci di qualità e prive di ostacoli atipici, sia in senso attivo, ovvero sulla diffusione della segnaletica, sulla divulgazione delle regole di comportamento dello sciatore-utente e sulla creazione di figure professionali adibite alla protezione degli utenti stessi) è una circostanza particolarmente significativa sul piano della responsabilità del gestore. Si determina, infatti, il passaggio da un rimprovero per colpa generica (per aver agito con semplice negligenza, imprudenza, imperizia) al riconoscimento di una colpa specifica, in capo al medesimo, per l"inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline.

3 Il fondamento giuridico della posizione di garanzia: l"orientamento giurisprudenziale

L"art. 4 della L. n. 363/2003 sancisce espressamente che il gestore è "civilmente responsabile della regolarità e della sicurezza della pista", lasciando però aperta la questione sulla natura di tale responsabilità.

Tra i criteri di imputazione elaborati dalla giurisprudenza, si possono individuare le seguenti posizioni.

a)         Natura contrattuale della responsabilità, anche con riguardo ad eventi dannosi verificatasi nella fase di discesa e non limitatamente a quella di trasporto a monte mediante gli impianti di risalita (cfr. Trib. Napoli 25 gennaio 2011, n. 855, in Guida al diritto, 2011, 12, 50, per il quale "l"unicità del soggetto, titolare della pista e dell"impianto di risalita, conduce a ritenere che, con l"acquisto dello sky-pass, si concluda un contratto riferito non solo al trasporto di persone nella fase di risalita, ma anche all"utilizzo della pista di discesa", con la conseguenza che "la responsabilità del gestore è in entrambe le fasi contrattuale" e da tale qualificazione giuridica, sotto il profilo della competenza territoriale del giudice adito, ne consegue l"applicabilità della "disciplina del consumatore", ovvero il luogo di residenza dell"attore; nello stesso senso si veda anche Trib. L"Aquila, 21 aprile 2012, n. 281, in www.lawtech.jus.unitn.it, a tenore del quale "va affermata la natura contrattuale della responsabilità del gestore delle piste da sci, anche con riguardo ad eventi dannosi verificatasi nella fase di discesa e non limitatamente alla fase di trasporto a monte mediante gli impianti di risalita, in quanto l"attività complessiva a cui si obbliga il gestore consiste nel poter salire e scendere, nel senso di un trasporto funzionale all"attività sciistica su piste sicure". Nel caso di specie, il Giudice rileva come l"esigibilità dell"attività precauzionale dovuta contrattualmente dal gestore "cessa ai bordi della pista", soprattutto "quando questa sia ben visibile e sufficientemente larga da consentire un percorso in sicurezza"; parimenti, Trib. Aosta, 12 aprile 2012, a mente del quale il rapporto che si instaura tra utenti e gestore si configura "alla stregua di un contratto atipico cosiddetto di skipass i cui elementi sono rappresentati dalla dazione da parte dell"utente di un corrispettivo commisurato alla durata del contratto; dalla possibilità offerta dal gestore di godere dei servizi di risalita nonché di utilizzare le piste predisposte per la pratica dello sci. In tale ottica il gestore viene chiamato a rispondere non solo dei sinistri verificatisi durante la fase di risalita ma anche, ai sensi dell"art. 1218 c.c., di quelli occorsi durante la discesa e derivanti dal mancato o inesatto adempimento agli obblighi specifici su di lui gravanti in virtù del contratto medesimo (tra cui, a titolo esemplificativo, la segnalazione di fonti di pericolo, l"adozione di misure di protezione e, in generale, la manutenzione delle piste"); Cass. 11 luglio 2007, n. 39619; Cass. 6 febbraio 2007, n. 2563, la quale ha qualificato il rapporto negoziale intercorrente tra l"utente ed il gestore come "contratto atipico di sky-pass, che consente allo sciatore l"accesso, dietro corrispettivo, ad un complesso sciistico al fine di utilizzarlo liberamente ed illimitatamente per il tempo convenzionalmente stabilito" ed ha ravvisato l"obbligo a carico del gestore della "manutenzione in sicurezza" della pista medesima e la possibilità che lo stesso sia chiamato a rispondere dei danni prodotti ai contraenti determinati da cattiva manutenzione della pista, sulla scorta delle norme che governano la "responsabilità contrattuale per inadempimento, sempre che l"evento dannoso sia eziologicamente dipendente dalla suddetta violazione e non invece ascrivibile al caso fortuito, riconducibile ad un fatto esterno al sinallagma contrattuale" (nozione quest"ultima comprensiva, secondo la Corte, della autonoma determinazione del sinistro per grave imprudenza ed imperizia dimostrate dal danneggiato). Di particolare rilevanza anche Cass. 22 ottobre 2014, n. 22344, in www.personaedanno.it, con nota di A. Fabbricatore, la quale ha affermato che "sotto il profilo degli obblighi nascenti, a carico del gestore di un comprensorio sciistico dal contratto di ski-pass, e cioè della responsabilità contrattuale, non c"è dubbio che il titolare dell"impianto assume l"impegno di garantire la buona manutenzione delle piste e di prevenire situazioni di pericolo, predisponendo le opportune protezioni e segnalazioni. A siffatti incombenti non può tuttavia darsi un"estensione tale da far ricadere sul gestore la responsabilità della non appropriata condotta degli utenti, tutte le volte in cui da questa sia derivato un danno a terzi. Si tratterebbe, a ben vedere, di un"obbligazione praticamente inesigibile, stante la natura intrinsecamente pericolosa dell"attività sportiva esercitata sulle piste da sci, le dimensioni ragguardevoli che esse di solito hanno, la normale imprevedibilità di quelle condotte, anche per la contestuale incidenza di fattori naturali non governabili dal gestore". Il giudice di legittimità attribuisce, in tal senso, all"art. 21 della L. n. 363/2003 - volto ad affidare alla forza pubblica il controllo sull"osservanza delle prescrizioni dalla stessa dettate e della potestà di irrogare le relative sanzioni nei confronti dei soggetti inadempienti – "valore esegetico ricognitivo" della correttezza della predetta ricostruzione degli obblighi del gestore.

Occorre, poi, ricordare che, secondo un filone giurisprudenziale oramai consolidato, il rapporto gestore-utente durante la fase di risalita viene ricondotto nella fattispecie descritta dagli artt. 1678 e ss. cod. civ., ossia nel contratto di trasporto di persone oneroso. In tal caso il gestore dell"area sciabile è "responsabile dei danni occorsi a una sciatrice in fase di salita in seggiovia, qualora non dimostri di aver posto in essere - nel caso concreto – ogni cautela volta ad evitare il danno" (Trib. Trento, 18 luglio 2014, in www.lawtech.jus.unitn.it, per il quale, "tuttavia, concorre alla causazione del danno la medesima utente che abbia errato nella valutazione dei tempi necessari all"imbarco").

b) Natura extracontrattuale della responsabilità, ex art. 2043 cod. civ.. Secondo un orientamento minoritario, oltre alla scrupolosa osservanza degli obblighi imposti dalla legge, il gestore deve rispettare il fondamentale principio del neminem laedere di cui al predetto articolo, essendo quindi chiamato a porre in essere ogni precauzione e misura che comuni regole di prudenza e diligenza suggeriscano di applicare al caso concreto (cfr., Cass. 19 febbraio 2013, n. 4018, in Danno e resp., 2013, pagg. 863 e ss., con nota di U. Izzo, ove si afferma che "considerata la natura intrinsecamente pericolosa dell"attività sportiva esercitata sulle piste da sci, l"estensione delle stesse e la naturale possibile intrinseca anomalia delle piste, anche per fattori naturali, affinché si possa pervenire all"individuazione di un comportamento colposo in capo al gestore, ex art. 2043 c.c., con conseguente obbligo di risarcimento del danno, è necessario che il danneggiato provi l"esistenza di condizioni di pericolo della pista che rendano esigibile la protezione da possibili incidenti, condizioni in presenza delle quali risulta configurabile un comportamento colposo del gestore per la mancata predisposizione di protezioni e segnalazioni, ricadendo, invece, sul gestore l"onere di provare fatti impeditivi della propria responsabilità, quali la possibilità per l"utente di percepire e prevedere, con l"ordinaria diligenza, la suddetta situazione di pericolo"; Trib. Sulmona, 23 maggio 2008, a mente del quale "in caso di caduta sulla pista da sci, l"accertamento dell"eventuale responsabilità del gestore dell"impianto di risalita va ricondotto nell"alveo della clausola generale di cui all"art. 2043 c.c." e "rientra nel concetto di insidia o trabocchetto", caratterizzato da una situazione di pericolo occulto, connotato dalla non visibilità e dalla non prevedibilità, "la presenza di sassi sulla pista priva di copertura nevosa e collocata dietro un dosso posto a metà di una curva, in posizione non visibile da parte degli sciatori provenienti da monte e procedenti verso valle"; Trib. Modena, 14 maggio 2009, ove si afferma che "eventuali profili di responsabilità del gestore dell"impianto di risalita sono eventualmente riscontrabili dimostrando specificatamente, in forza del generale principio del neminem laedere, i costituenti dell"illecito"). Di particolare interesse anche Cass., 3 agosto 2012, n. 13940, per la quale "in ipotesi di chiusura della pista per lo svolgimento di manifestazione agonistica o di allenamento alla stessa, la responsabilità dell'organizzatore della gara (consistente nella predisposizione di protezioni e misure di sicurezza adeguate all'attività agonistica in concreto svolta) si aggiunge (senza escluderla) a quella incombente sul titolare dell'autorizzazione all'esercizio della pista, per il generale dovere del neminem laedere e per l'ottemperanza agli obblighi impostigli dalla specifica normativa".

c) Natura extracontrattuale della responsabilità, ex art. 2051 cod. civ., la quale, secondo la ricostruzione operata dalla sentenza n. 2563/2007 della Cassazione, richiamata nel punto a), è da intendersi in rapporto di "cumulatività" e non di alternatività rispetto a quella contrattuale. Infatti, la Corte, ha affermato che "la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia ha carattere oggettivo e, ai fini della sua configurabilità, è sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia e l"evento dannoso, indipendentemente dalla pericolosità attuale o potenziale della cosa stessa (e, perciò, anche per le cose inerti) e senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l"osservanza o meno di un obbligo di vigilanza" (in senso conforme, Cass. 20 dicembre 2013, n. 28616, a tenore della quale "è consolidato orientamento di questa Corte in tema di danno da cose in custodia che la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia, prevista dall'art. 2051 cod. civ., ha carattere oggettivo, essendo sufficiente, per la sua configurazione, la dimostrazione da parte dell'attore del verificarsi dell'evento dannoso e del suo rapporto di causalità con il bene in custodia: una volta provate queste circostanze, il custode, per escludere la sua responsabilità, ha l'onere di provare il caso fortuito, ossia l'esistenza di un fattore estraneo che, per il suo carattere di imprevedibilità e di eccezionalità, sia idoneo ad interrompere il nesso causale (tra le più recenti: Cass. 5 febbraio 2013, n. 2660), salva comunque la possibilità di valutare in concreto l'apporto (o il concorso) causale della condotta del danneggiato o di terzi. Perciò, non è dispensato il danneggiato dall'onere di provare il nesso causale tra queste ultime e il danno, ossia di dimostrare che l'evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa (Cass., ord. 11 marzo 2011, n. 5910, ai sensi dell'art. 360-bis c.p.c., n. 1; tra le molte anche successive, v. Cass. 21 marzo 2013, n. 7125). Ora (come, di recente, testualmente si esprime Cass. 17 ottobre 2013, n. 23584), l'art. 2051 cod. civ., stabilendo che "ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito", contempla un criterio di imputazione della responsabilità che, per quanto oggettiva in relazione all'irrilevanza del profilo attinente alla condotta del custode, è comunque volto a sollecitare chi ha il potere di intervenire sulla cosa all'adozione di precauzioni tali da evitare che siano arrecati danni a terzi. A tanto, peraltro, fa pur sempre riscontro un dovere di cautela da parte di chi entri in contatto con la cosa. Quando il comportamento di tale secondo soggetto sia apprezzabile come incauto, lo stabilire se il danno sia stato cagionato dalla cosa o dal comportamento della stessa vittima o se vi sia concorso causale tra i due fattori costituisce valutazione squisitamente di merito, che va bensì compiuta sul piano del nesso eziologico ma che comunque sottende un bilanciamento fra i detti doveri di precauzione e cautela.

E perfino quando la conclusione sia nel senso che, anche in relazione alla mancanza di intrinseca pericolosità della cosa, la situazione di possibile pericolo comunque ingeneratasi sarebbe stata superabile mediante l'adozione di un comportamento ordinariamente cauto da parte dello stesso danneggiato, potrà allora escludersi che il danno sia stato cagionato dalla cosa, ridotta al rango di mera occasione dell'evento, e ritenersi integrato il caso fortuito". Trib. Campobasso, 13 gennaio 2014, in www.lawtech.jus.unitn.it, il quale ha precisato che "se la responsabilità ex art. 2051 c.c. si fonda non su di una presunzione iuris tantum di colpa, bensì sull"accollo al custode dei rischi dei danni non riconducibili al fortuito, quindi su un criterio di responsabilità oggettiva dipendente dal rapporto eziologico secondo il criterio di causalità adeguata, è altresì necessario che la "cosa" che ha cagionato il danno sia soggetta alla signoria ed al conseguente potere/dovere di controllo del custode". Secondo il Tribunale "il potere di controllo, e conseguentemente la responsabilità del gestore, non può ritenersi esteso alle situazioni di rischio naturale "esterno" normalmente esistenti, ossia a quelle a cui lo sciatore accetta di esporsi nel momento in cui decide di praticare un"attività sportiva peculiare quale quella sciistica" (…). "Il gestore della pista assume su di sé degli obblighi precauzionali specifici con riguardo a pericoli oggettivi e non soggettivi"; Trib. Sondrio, 17 ottobre 2013, n. 313, il quale, in ipotesi di creazione di ski weg,[7] ha ritenuto responsabili i gestori delle piste poste in collegamento dal predetto raccordo, avendo assunto gli stessi "una precisa posizione di garanzia nei confronti degli utenti del medesimo, obbligandosi a garantirne l"uso nelle condizioni di massima sicurezza", come previsto dalla L. n. 363/2003; Trib. Trento, sent. 5 gennaio 2011 - in una fattispecie di collisione tra snowboardista proveniente da fuori pista e sciatore fermo a bordo pista – per il quale "non vi è dubbio che il contratto di trasporto stipulato per la risalita dell"impianto implichi l"insorgenza in capo al custode di una posizione di garanzia che non copre solamente il momento della risalita in seggiovia, ma anche quello successivo della discesa". (…) In effetti "che la responsabilità ex 2051 si possa ben escludere anche per l"intervento del fatto del terzo, è dato certo in giurisprudenza". Ciò che importa è che suddetta causa esterna "sia dotata di autonomo impulso causale" e sia per lo stesso custode "imprevedibile ed inevitabile". Il gestore della pista è chiamato quindi a rispondere solo nel caso di danni riconducibili a quei "fattori di rischio" definibili come "tipici" dell"attività in esame e così riconducibili, ad esempio, ad inadeguata manutenzione della pista, ovvero ad urto con ostacoli non adeguatamente segnalati e protetti. "Ne consegue che la responsabilità per custodia dell"ente gestore sarebbe ravvisabile solo laddove si ammettesse che il pericolo determinato dai fuoripista degli snowboardisti rientri nel concetto di manutenzione della pista o in quello di pericolo prevedibile dall"ente gestore e dallo stesso evitabile. Sostenere che il fatto del terzo sia prevedibile appare evidentemente una contraddizione in termini; è infatti vero che l"intrinseca rischiosità di una convivenza sciatori-snowboardisti costituisca fatto notorio, ma tuttavia non si potrà certo pretendere che l"ente gestore delle piste in concreto preveda le esatte circostanze di fatto e di tempo del verificarsi degli eventi rischiosi e così non si potrà richiedere allo stesso una puntuale attività impeditiva di tali pratiche. Al più all"ente stesso potrà richiedersi un"attività dissuasoria nei confronti degli snowboardisti, attraverso la predisposizione di apposite e separate piste" (cfr., sul punto, art. 32 della legge regione Veneto n. 21/2008 e art. 6 della legge provincia autonoma di Bolzano n. 14/2010) "o attraverso l"affissione di segnali. Né varrà a negare l"assunto asserire – come invero fa la parte attrice – che ben avrebbe potuto l"ente gestore frapporre reti di contenimento o altre barriere per evitare incidenti come quello in esame. Non sarebbe pensabile in effetti (si pensi se non altro all"impatto ambientale) predisporre una recinzione di tutte le aree esterne, volto ad impedire lo zig zag dentro – fuori pista da parte di temerari pirati delle piste e snowboardisti").

d)                 Natura extracontrattuale della responsabilità, ex art. 2050 cod. civ.. Si tratta di orientamento minoritario, che ravvisa nella gestione delle aree sciistiche un"attività pericolosa in sé (secondo Cass. n. 39619/2007, ciò che è invece notoriamente pericolosa è l"attività sciistica, ossia la pratica sportiva dello sci, come ribadito da Cass. n. 4018/2013, citata al punto b). Sussiste, infatti, "l"obbligo di porre in essere ogni cautela per prevenire i pericoli anche esterni alla pista ai quali lo sciatore può andare incontro in caso di uscita dalla pista medesima, rispondendo a titolo di colpa delle lesioni riportate dallo sciatore il gestore e il responsabile della sicurezza di un impianto sciistico se tale pericolo non era stato adeguatamente segnalato sulla pista battuta. La fonte della posizione di garanzia dei predetti soggetti" non è costituita "però dall"art. 2050 cod. civ., bensì dal contratto concluso con l"utilizzatore dell"impianto di risalita e delle piste dallo stesso servite"; anche secondo Cass. n. 7916/2004, relativa all"infortunio subito da una minorenne a seguito dell"urto contro uno dei paletti in ferro posti al termine della pista baby, i quali fungevano da delimitazione della via d"accesso allo sky-lift, "è del tutto apodittica la conclusione (formulata dalla Corte d"Appello) della non pericolosità dell"attività che viene nella specie in rilievo in quanto lo sci, che pure è implicitamente qualificato come pericoloso, è praticato dagli sciatori e non dal gestore dell"impianto. La questione da decidere – prosegue la Corte di legittimità – era un"altra: se, cioè, in relazione alle caratteristiche di quella pratica sportiva, fosse qualificabile come pericolosa l"attività di gestione dell"impianto nell"aspetto costituito dalla delimitazione della via di imbocco alla sciovia mediante materiali rigidi infissi nella neve su area sciabile e frequentata da sciatori inesperti. La pericolosità di un"attività va apprezzata, per gli effetti di cui all"art. 2050 cod. civ., esclusivamente in relazione alla probabilità delle conseguenze dannose che possano derivarne e non anche in riferimento alla diffusione delle modalità con le quali viene comunemente esercitata, che ben potrebbero essere tutte e sempre inadeguate, senza per questo elidere i presupposti per l"applicazione della norma citata". Secondo Trib. Modena, 8 marzo 2012, n. 466, "l"attività sciistica non raggiunge un grado di pericolosità, intrinseca o per gli attrezzi adoperati, da poter applicare ad essa la presunzione di cui all"art. 2050 cod. civ., e neppure, gli sci non costituendo veicolo nel senso di mezzo di trasporto guidato dall"uomo, possono essere applicate a essa le presunzioni di cui all"art. 2054 cod. civ."; Corte Appello L"Aquila, 2 marzo 2012, n. 182, per la quale "in tema di risarcimento del danno occorso allo sciatore a seguito di una caduta sulla pista da sci, deve essere respinta l"allegazione della cattiva condizione del fondo, introdotta per la prima volta nell"atto di appello: l"allentamento del manto superficiale di neve (situazione che era stata posta alla base della domanda risarcitoria di primo grado), costituisce una realtà fattuale differente da quella della cattiva condizione del fondo, la sola, quest"ultima in grado di fondare, qualora supportata da idoneo materiale probatorio, la responsabilità ex art. 2050 e art. 2051 c.c., dell"ente gestore delle piste").


[1]Relazione presentata al 7° Forum Giuridico Europeo della Neve - Bormio, 13 dicembre 2014.

[2] S. Rossi, Le posizioni di garanzia nell"esercizio degli sport di montagna. Alla ricerca di nuovi equilibri in tema di obblighi precauzionali e gestione del rischio, in Diritto Penale Contemporaneo (versione on line), 2012.

[3] Cfr., tra le altre, Cass. pen., sez. 4, 31 gennaio 2014, n. 4961, in tema di omessa manutenzione delle reti poste a protezione dei lavoratori e degli utenti del campo da golf, a tenore della quale "la manutenzione è specifica misura di prevenzione e protezione antinfortunistica e, come tale, di essa si deve tenere conto nel documento di valutazione dei rischi". Quest"ultimo, peraltro, dovrà essere immediatamente rielaborato a seguito di infortuni significativi, come prescritto dal novellato comma 3 dell"art. 29 del D.lgs. n. 81/2008 (cfr. R. Guariniello, Il T.U. Sicurezza sul lavoro commentato con la giurisprudenza, Ipsoa, 2014, pag. 70). Sul punto si richiama, altresì, la legge n. 22 del 31 ottobre 2012 della Provincia Autonoma di Trento, la quale, modificando l'art. 35 della precedente legge provinciale n. 7/1987 sugli impianti a fune, ha disposto che "la Giunta provinciale (...) delibera il rilascio dell'autorizzazione all'apprestamento della pista qualora sussistano le seguenti condizioni: a) il servizio competente in materia di turismo abbia espresso parere positivo in ordine alla rispondenza del progetto della pista alla presente legge e al regolamento di attuazione, facendo riferimento, in particolare, agli aspetti relativi alla sicurezza dei lavoratori, degli utenti e degli sciatori; (....)". Cfr., inoltre, l"art. 300 del D.lgs. n. 81/2008, il quale, nel richiamare la disciplina della responsabilità delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica (prevista originariamente dal D.lgs. n. 231/2001 ed estesa alla materia della sicurezza nei luoghi di lavoro dall"art. 9 della L. n. 123/2007), prevede che quando si è in presenza di reati di particolare gravità, quali quelli di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi in violazione delle norme antinfortunistiche, oltre alla responsabilità penale del soggetto, è configurabile una responsabilità amministrativa (di natura pecuniaria e interdittiva) dell"impresa considerata come "socialmente responsabile" nei confronti della collettività.

[4] Secondo l"art. 2, comma 1, della L. n. 363/2003, sono "aree sciabili attrezzate le superfici innevate, anche artificialmente, aperte al pubblico e comprendenti piste, impianti di risalita e di innevamento, abitualmente riservate alla pratica degli sport sulla neve quali: lo sci, nelle sue varie articolazioni; la tavola da neve, denominata snowboard; lo sci di fondo; la slitta e lo slittino; altri sport individuati dalle singole normative regionali".

[5] L. Bizzarri, Una riflessione di contesto – la legge della Provincia autonoma di Bolzano sulle aree sciabili attrezzate, in La responsabilità sciistica, a cura di M. Sesta e L. Valle, Bolzano University Press, 2014, pp. 206 ss..

[6] M. Cappa, La responsabilità civile nell"attività sciistica, Trento Law and Technology Research Group – Student Paper Series, 2014, la quale ricorda che "secondo i dati raccolti dall"ufficio stampa del Dolomiti Superski, nella stagione 2013/2014 sono state vendute quasi dieci milioni di giornate di skipass per un totale di circa 149 milioni di "beep", e ciò solamente nell"area dell"arco alpino che va da S. Martino di Castrozza a Plan de Corones, dal Val di Fassa all"Alta Pusteria".

[7] Tratto di raccordo fra piste autorizzate. Nel caso in esame il tratto in questione non è stato – correttamente - qualificato dal Giudice come fuori pista, idoneo ad escludere la responsabilità dei gestori ex art. 17 della L. n. 363/2003, avendo permesso le risultanze istruttorie di accertare che lo stesso: a) "era utilizzato frequentemente da un numero consistente di sciatori"; b) "veniva tenuto costantemente battuto dai gatti delle nevi"; c) "costeggiava il torrente Rin de la Mariola dal quale era rialzato con un dislivello di circa 3 metri"; d) "tale dislivello costituiva insidia al punto che nella stessa giornata dell"infortunio occorso all"attore un altro individuo in giovanissima età cadeva nel greto del torrente (…)"; e) "nessuna segnalazione dell"esistenza del dislivello, né dell"esistenza del torrente, né della presenza di un potenziale pericolo era presente al momento dell"infortunio, né vi erano protezioni idonee ad evitare l"attraversamento della valle del Rin de la Mariola o la caduta dal ciglio del raccordo".



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