Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Gasparre Annalisa - 2016-03-07

ARRESTO E QUASI FLAGRANZA - Cass. pen. 7285/16 – Annalisa GASPARRE

La "quasi flagranza" sussiste anche nell"ipotesi in cui l"inseguimento sia iniziato per le informazioni acquisite da terzi e non per diretta percezione dei fatti da parte della polizia giudiziaria, a condizione che il soggetto sia sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima.

La ricerca dell"autore del reato di furto era iniziata dopo 50 minuti dal fatto. Poi l"uomo era stato arrestato ma il giudice non convalidava l"arresto ritenendo non fosse avvenuto in stato di quasi flagranza.

In particolare, la vicina di casa della vittima aveva visto l"imputato uscire dalla casa in cui aveva commesso il furto e subito avvertiva la derubata, che allertava i carabinieri. Gli operanti ricercavano il ladro dopo un"ora e lo trovarono, a pochi metri dalla casa, con il portafoglio sottratto alla vittima. Quindi, non c"è stata nessuna soluzione di continuità tra il furto e l"arresto del ladro, raggiunto quando la situazione da lui creata non era ancora mutata.

Il Procuratore generale ricorre alla Corte di Cassazione ritenendo errato il significato della "quasi flagranza" come utilizzato dal giudice per non convalidare l"arresto e, segnatamente, ritenendo che nella "quasi flagranza" rientri anche l"azione di ricerca avviata dalla polizia dopo l"acquisizione di informazioni da parte di terzi successive alla commissione del reato.

Due sono gli orientamenti di legittimità sul significato da attribuire alla "quasi flagranza". Per un primo orientamento è da escludere la "quasi flagranza" quando l"inseguimento sia iniziato dalla polizia giudiziaria dopo l"acquisizione delle informazioni da parte di terzi. Un altro orientamento, invece, riconosce che la "quasi flagranza" sussista anche qualora l"inseguimento non sia iniziato per una diretta percezione dei fatti da parte della pg, ma per le informazioni acquisite da terzi, purché non sussista soluzione di continuità fra il fatto criminoso e la successiva reazione diretta ad arrestare il reo.

La Corte aderisce al secondo orientamento. Per la Corte «il senso letterale della disposizione non impone di ritenere che l"agente debba essere colto dalla pg nell"atto di commettere il delitto, né che l"inseguimento debba essere "a vista" o cominciare con la percezione diretta dell"azione delittuosa da parte della pg, potendo invece consistere in un"attività immediatamente successiva al reato, purché ad esso collegata senza soluzione di continuità». Pertanto, assumono rilievo le informazioni ricevute dalla vittima e da altri testimoni, che consentano alla polizia giudiziaria di raggiungere il colpevole poco dopo il delitto, prima che «muti, irrimediabilmente, la situazione in cui si è sviluppata l"azione del reo e ne svaniscano gli effetti».

La sentenza sembra contraddire S.U. Ventrice se non fosse che l'uomo era trovato in possesso della refurtiva.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 15 dicembre 2015 – 24 febbraio 2016, n. 7285 - Presidente Savani – Relatore Settembre

Ritenuto in fatto

1. Con ordinanza del 24/9/2014 il G. monocratico del Tribunale di Brindisi non ha convalidato l'arresto di G.G. eseguito nella quasi-flagranza di furto in abitazione dai carabinieri della stazione di ___.
Ad avviso dei giudicante l'arresto non era - nel caso concreto - consentito, per l'assenza della quasi-flagranza, in quanto la ricerca dell'autore del furto era iniziata solo dopo l'acquisizione di informazioni da parte di terzi e circa 50 minuti dopo il furto.
2. Avverso la predetta decisione ha proposto ricorso per Cassazione il Procuratore della Repubblica c/o il Tribunale di Brindisi per violazione di legge. Deduce, al riguardo, che si è di fronte, nel caso di specie, ad una situazione di quasi-flagranza, che consentiva l'arresto da parte della polizia giudiziaria. II Pubblico Ministero ricorrente - rilevata l'esistenza di un contrasto giurisprudenziale circa la nozione di quasi-flagranza - si rifà all'insegnamento di questa Corte, secondo cui il concetto di quasi-flagranza deve essere inteso in senso più ampio di quello strettamente etimologico, essendovi ricompresa anche l'azione di ricerca del reo, immediatamente avviata dalla polizia dopo la commissione di un reato, purché protratta senza soluzione di continuità.

Considerato in diritto

Il ricorso è fondato.
Il G. brindisino ha escluso la presenza, nel caso di specie, delle condizioni previste nella richiamata disposizione di legge, che legittimano la polizia giudiziaria ad eseguire l'arresto dell'indiziato di un fatto delittuoso, rifacendosi ad un orientamento di questa Corte regolatrice, secondo cui non sussiste la quasi ­flagranza qualora l'inseguimento dell'indagato da parte della P.G. sia iniziato per effetto e solo dopo l'acquisizione delle informazioni da parte di terzi (Cass., sez. 4, n. 15912 del 7/2/2013; Cass., sez. 3, n. 34918 dei 13/7/2011). Tale insegnamento è però contrastato da un diverso e più diffuso orientamento, secondo cui lo stato di quasi flagranza sussiste anche nel caso in cui l'inseguimento non sia iniziato per una diretta percezione dei fatti da parte della polizia giudiziaria, bensì per le informazioni acquisite da terzi (inclusa la vittima), purché non sussista soluzione di continuità fra il fatto criminoso e la successiva reazione diretta ad arrestare il responsabile dei reato (Cass., n. 22136 del 6/5/2015; N. 4348 dei 2003 Rv. 226984, N. 23560 del 2006 Rv. 235259, N. 44369 dei 2010 Rv. 249169, N. 6916 del 2012 Rv. 252915). Tale orientamento appare preferibile, giacché tiene conto della diversa modulazione della norma applicabile al caso (art. 382 cod. proc. pen.), che distingue l'ipotesi dei soggetto che venga "colto" nell'atto di commettere il delitto e colui che, subito dopo il reato, è "inseguito" dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone ovvero è "sorpreso" con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima. Il senso letterale della disposizione non impone di ritenere, quindi, che l'agente debba essere "colto" dalla P.G. (e solo dalla P.G.) nell'atto di commettere il delitto, né che l'inseguimento debba essere "a vista" o cominciare con la percezione diretta dell'azione delittuosa da parte della P.G, potendo invece consistere in una attività immediatamente successiva al reato, purché ad esso collegata senza soluzione di continuità. In tale ottica assumono rilievo, quindi, anche le informazioni ricevute dalla persona offesa o dagli altri testimoni del reato, che orientino immediatamente l'attività di indagine in una direzione determinata e consentano di raggiungere l'autore prima che muti, irrimediabilmente, la situazione in cui si è sviluppata l'azione del reo o ne svaniscano gli effetti.
Nella specie, G. fu visto da una vicina di casa - che lo conosceva personalmente - della vittima, nel mentre usciva dall'abitazione in cui aveva consumato il furto. La donna avverti immediatamente la derubata che, a sua volta, avvertì i carabinieri, i quali si posero alla ricerca del ladro e lo rintracciarono dopo circa un'ora, nel mentre si trovava in via ____, ancora nei pressi dell'abitazione della derubata (a circa 50 metri) e dove, a poche decine di metri di distanza dal luogo in cui fu raggiunto il ladro, fu rinvenuto anche il portafoglio sottratto alla vittima. E' evidente, quindi, che nessuna soluzione di continuità vi è stata tra il furto e l'arresto dei ladro, raggiunto a seguito di indagini immediatamente avviate e quando la situazione da lui creata non era ancora dei tutto mutata.
L'ordinanza impugnata deve essere, dunque, annullata, limitatamente alla mancata convalida dell'arresto.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata per essere stato l'arresto legittimamente eseguito.



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