Legislazione e Giurisprudenza, Obbligazioni, contratti -  Cristofari Riccardo - 2013-07-18

ART. 1180 C.C.: LINTERESSE LEGITTIMO FA CAPOLINO IN CASSAZIONE? - Cass. Civ. 2207/13 - R.CRISTOFARI

Seguendo l"esortazione di Lina Bigliazzi Geri, che, tracciati i lineamenti dell"interesse legittimo nel diritto privato e ridotta ad esemplificazione un"indagine altra volta rivelatasi alluvionale, aveva affidato all"esploratore la ricerca di altre fattispecie ad esso riconducibili (v. Bigliazzi Geri, Interesse legittimo: diritto privato, in Digesto delle Discipline Privatistiche, Sezione Civile, IX, 1999, ristampa, UTET, 554), avevamo creduto di poterne individuare una nella posizione del terzo nell"ambito del fenomeno di cui all"art. 1180 c.c.

Questo, in sintesi, il ragionamento allora svolto (v. Cristofari, Art. 1180. Adempimento del terzo, in Commentario al Codice Civile a cura di paolo Cendon, artt. 1173-1320, Giuffrè, 2009, 161-189).

Non par dubbio che, in seguito all"offerta, in capo al terzo sia ravvisabile un «interesse» giuridicamente rilevante a soddisfare le «esigenze soggettive» del creditore (e non, si badi, alla liberazione del debitore, posto che essa è soltanto eventuale). Una diversa conclusione, nel senso di una sua irrilevanza, non spiegherebbe perché la legge subordini la legittimità del rifiuto del creditore, di fronte all"offerta del terzo, alla condizione della sussistenza o di un suo interesse a che la prestazione sia personalmente eseguita dal debitore o dell"opposizione da quest"ultimo manifestata. In assenza della quale, il comportamento del creditore potrebbe andare incontro alla sanzione della mora (artt. 1206 c.c.; conclusione pacifica in dottrina; nello stesso senso è orientata la giurisprudenza: v. Cass. 15 ottobre 1957, n. 3840, RGC, 1957, Obbligazioni e contratti, n. 16).

Ammesso, dunque, che l"interesse del terzo assuma giuridica rilevanza, ciò non significa che esso possa qualificarsi come diritto soggettivo. Il soddisfacimento dell"interesse del terzo non dipende, infatti, soltanto dalla «spontanea» iniziativa di costui, ma presuppone anche la collaborazione del creditore che riceva l"offerta o faccia quant"altro indispensabile perché il terzo possa eseguire la «prestazione». Comportamento, quest"ultimo, che se non può costituire il contenuto di un obbligo (di cooperare all"«adempimento del terzo») che si intendesse in tal modo costruire a carico del creditore, posto che un simile obbligo verrebbe ad inquinare il diritto di credito caricando di un colorito di necessità l"essenziale libertà sull"an della situazione; a maggior ragione, non può essere descritto nei termini di «soggezione» [cioè, quale situazione di svantaggio inattiva (anzi, inerte), con la quale si indica la posizione di chi, non risultando portatore di un interesse rilevante, venga a trovarsi, nell"ambito di un rapporto, di fronte ad un altrui diritto potestativo e per mettere in evidenza come il titolare di essa subisca l"esercizio del diritto altrui senza prestarvi collaborazione alcuna e senza potervisi comunque opporre od impedirne gli effetti], che si volesse correlata ad un diritto potestativo del terzo di «adempiere» il debito altrui.

Dovrà, dunque, trattarsi di una rilevanza diversa.

Per coglierne il senso, si può iniziare col far notare che tale rilevanza si arresta di fronte ad un «giustificato motivo» (che, nella fattispecie considerata, si sostanzia, come si è più volte detto e come è noto, nella sussistenza dell"interesse a che il debitore esegua personalmente la prestazione o nell"opposizione del debitore, quale fattore anch"esso idoneo a rendere legittimo il rifiuto) capace di offrire una valida base al comportamento negativo del creditore.

L"accennato interesse, dunque, reagisce sulle modalità dell"esercizio del credito, nel senso, cioè, che non consente al suo titolare di non tener conto anche dell"interesse del terzo. Il che sembra – o, meglio, è sembrato a chi scrive – conferire al «potere» del creditore il colorito della «discrezionalità» e alla posizione del terzo la veste dell"«interesse legittimo» [inteso «quale situazione di vantaggio (sostanziale ed inattiva) che si colloca all"interno di un (vero) rapporto giuridico strutturato nel senso della complementarietà e caratterizzato, al polo opposto, dalla presenza di situazioni attive (nel senso del comportamento): siano poi esse di libertà o di necessità e tuttavia, in ogni caso, discrezionali»; per questa definizione di interesse legittimo, Bigliazzi Geri, Interesse legittimo: diritto privato, in Digesto delle Discipline Privatistiche, Sezione Civile, IX, 1999, ristampa, UTET, 549]. Onde l"ammissibilità di un sindacato anche nel merito da parte del giudice, chiamato ad accertare l"esistenza e l"effettiva prevalenza dell"esigenza (giustificato motivo) che, in base alle circostanze e ad una adeguata valutazione degli interessi in gioco, riveli la legittimità del comportamento negativo del creditore e, dunque, l"«estinzione» dell"interesse legittimo. Comportamento che, in caso contrario, non potrebbe non risultare «abusivo», dando luogo, allora, alla «lesione» dell"interesse legittimo e alla, consequenziale, facoltà (diritto potestativo) del terzo di provocare la mora del creditore per il tramite dell"offerta formale.

Nella sentenza in epigrafe, la S.C, pur non qualificandolo espressamente nei termini di interesse legittimo, attribuisce una precisa rilevanza all"accennato interesse del terzo, estesa anche all"ipotesi in cui il debitore abbia fatto opposizione. Questo il principio di diritto affermato: «ai sensi dell'art. 1180 c.c., comma 2, il rifiuto del creditore dell'adempimento da parte del terzo in presenza di opposizione del debitore (la quale deve essere, a sua volta, dettata da situazioni giuridiche legittimamente tutelabili e deve ispirarsi all'osservanza del principio generale di cui all'art. 1175 c.c.) non può essere contrario a buona fede, dovendo essere sempre improntato al principio di correttezza; ne deriva che il giudice è abilitato a sindacare detta contrarietà ogni qualvolta il terzo alleghi e deduca in giudizio l'esercizio abusivo del rifiuto da parte del creditore (anche in relazione alla legittimità o meno delle ragioni dedotte dal debitore a fondamento della manifestata opposizione), che abbia così impedito allo stesso terzo - legittimato ed interessato a soddisfare il credito per i rapporti intercorrenti con il debitore, di cui il creditore sia stato reso edotto - di pagare in sostituzione del debitore, estinguendo l'obbligazione, in funzione della legittima tutela di propri eventuali diritti assunti come vantati nei confronti del medesimo debitore».



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